12 ottobre 2008

XXVIII DOMENICA

DEL TEMPO ORDINARIO

Anno A


Mt 22,1-14

 

La parabola dei vignaioli assassini (Mt 21,33-43) ha scatenato l’ira dei sommi sacerdoti e farisei che capirono che parlava di loro e cercano di catturarlo (Mt 21,45).

Di fronte a questa minaccia Gesù non solo non indietreggia ma carica la dose polemizzando con le autorità giudaiche. Le parabole che seguono sviluppano progressivamente il tema di fondo: la denuncia contro Israele e i suoi rappresentanti che si mostrano ostili e refrattari al Regno di Dio.

 

1

Kai. avpokriqei.j o` VIhsou/j pa,lin ei=pen evn parabolai/j auvtoi/j le,gwn\

Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse:

2

w`moiw,qh h` basilei,a tw/n ouvranw/n avnqrw,pw| basilei/( o[stij evpoi,hsen ga,mouj tw/| ui`w/| auvtou/Å

"Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio.

Per rispondere al tentativo di volerlo arrestare, Gesù si rivolge nuovamente ai sommi sacerdoti e farisei con una nuova parabola avente per tema il Regno dei Cieli.

Come nella parabola precedente e in quella dei due figli (Mt 21,28-32), anche questa tratta di un padre, questa volta re, che celebra per il suo figlio la sua festa di nozze. Il termine greco ga,mouj = gámus indica non tanto l’unione matrimoniale quanto la festa che l’accompagna, il cui elemento principale è il banchetto di nozze.

Gesù sorprende i suoi avversari paragonando il Regno dei Cieli a quella realtà umana, come sono le nozze, che più si caratterizza come un convito di vita gioiosa, il regno si manifesta nella sua dimensione di convivialità e intima comunione.

Sono evidenti le allusioni all’alleanza di Dio, Re di Israele (Mt 6,10; 18,23; Sal 9,37) con il suo popolo, espresse con l’immagine delle nozze da parte dei profeti e suo Figlio quale sposo (Mt 9,15).

Nella parabola il re è il personaggio principale, da lui parte ogni direttiva ed è l’unico che prende la parola.

 

3

kai. avpe,steilen tou.j dou,louj auvtou/ kale,sai tou.j keklhme,nouj eivj tou.j ga,mouj( kai. ouvk h;qelon evlqei/nÅ

Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire.

Si è già visto come con il termine servi vengono indicati tutti coloro che dipendono dal re, i suoi ministri e i suoi funzionari. Questi inviati falliscono la loro missione in quanto ricevono come risposta un rifiuto.

Nella parabola, l’azione principale del re sarà quella di chiamare (kale,sai = kalésai) ripetutamente i suoi invitati, e ricorda quella di Dio che instancabilmente inviò i suoi profeti al popolo per richiamarlo alla fedeltà all’Alleanza.

 

4

pa,lin avpe,steilen a;llouj dou,louj le,gwn\ ei;pate toi/j keklhme,noij\ ivdou. to. a;risto,n mou h`toi,maka( oi` tau/roi, mou kai. ta. sitista. tequme,na kai. pa,nta e[toima\ deu/te eivj tou.j ga,moujÅ

Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze.

Il rifiuto non scoraggia il re che invia nuovi messaggeri con la descrizione dell’abbondanza che troveranno partecipando a queste nozze. Mettendo in risalto l’aspetto più attraente della festa, il re vuole potenziare la forza persuasiva del suo secondo invito. (con il termine a;risto,n mou c’è un’allusione al banchetto per il Regno? cfr. S. Giovanni Crisostomo, Omelia in 1Cor 10,76c. Vedi anche più avanti al v. 13).

La descrizione rimanda al Libro dei Proverbi dove la Sapienza invita al banchetto: “ha ucciso gli animali ha preparato il vino e ha imbandito la tavola. Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: Chi è inesperto accorra qui! A chi è privo di senno essa dice: Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. Abbandonate la stoltezza e vivrete, andate diritti per la via della intelligenza” (Pr 9,1ss).

 

5

oi` de. avmelh,santej avph/lqon( o]j me.n eivj to.n i;dion avgro,n( o]j de. evpi. th.n evmpori,an auvtou/\

Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari;

Mentre il primo rifiuto era rimasto immotivato, le cause del secondo sono tutte legate al proprio interesse (campo/affari) ritenuto superiore a quello della partecipazione alle nozze.

Questi invitati non rispondono all’invito perché, presi dai propri affari, ritengono questi più utili e urgenti di una festa di nozze che di per sé è qualcosa di non produttivo.

Costoro vivono nell’affanno del guadagno quotidiano, investendo il proprio tempo nelle situazioni che fruttano ma ignorando di fatto la vita che scorre (cfr. Mt 6,25-34).

Applicato alla sfera religiosa, l’atteggiamento di questi individui richiama quello degli osservanti così attaccati alle proprie pratiche religiose da rifiutare tutto ciò che possa disturbare la loro concentrazione.

Costoro sono incapaci di concepire l’immagine di un Dio che vuole fare festa e invitare tutti al suo banchetto (cfr. Lc 15,25: il figlio maggiore sempre a lavorare nei campi).


6

oi` de. loipoi. krath,santej tou.j dou,louj auvtou/ u[brisan kai. avpe,kteinanÅ

altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

Altri al rifiuto aggiungono la violenza, tanto più grave in quanto viene esercitata in disprezzo della legge sacra dell’ospitalità che accordava protezione all’ospite. Ad una proposta di vita (nozze) rispondono con la morte.

L’azione degli invitati corrisponde intenzionalmente a quella dei vignaioli che presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono (Mt 21,35).

L’ingratitudine degli invitati, la cui violenza è apparentemente incomprensibile e assurda, si spiega come il rifiuto di un messaggio la cui proposta di vita è rivolta a tutti gratuitamente. La violenza richiama l’avviso dato da Gesù ai suoi discepoli sulla persecuzione a cui essi andranno incontro: “sarete odiati da tutti a causa mia” (Mt 10,22-23).

 

7

o` de. basileu.j wvrgi,sqh kai. pe,myaj ta. strateu,mata auvtou/ avpw,lesen tou.j fonei/j evkei,nouj kai. th.n po,lin auvtw/n evne,prhsenÅ

Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

A differenza della prima parabola l’uomo-re non invia il proprio figlio ma si accende di ira e risponde con violenza alla violenza, giungendo all’eliminazione degli assassini e alla distruzione della loro città. Gli assassini abitano nella città assassina, Gerusalemme, che uccide i profeti (Mt 23,37).

La risposta adirata del re bisogna considerarla secondo il linguaggio della parabola, che non è quello di un racconto storico. L’immagine è familiare all’A.T. quando si voleva descrivere l’intervento di Dio contro i suoi nemici o contro una città ribelle (cfr. Is 5,24).

Il testo tralasciando ogni logica narrativa, cerca innanzitutto di colpire gli ascoltatori (i capi religiosi), che devono riflettere sulla loro realtà storica. La parabola simile alla precedente, allude al comportamento delle autorità religiose e alle conseguenze del loro rifiuto di Gesù quale Messia liberatore (cfr. Mt 9,12; 21,31).

Rifiutando di partecipare al banchetto gli invitati si autoescludono dalla beatitudine che accompagna la manifestazione del Regno di Dio. Per cui l’invito alle nozze corrisponde all’appello di Gesù “convertitevi perché il Regno dei Cieli è vicino” (Mt 4,17).


8

to,te le,gei toi/j dou,loij auvtou/\ o` me.n ga,moj e[toimo,j evstin( oi` de. keklhme,noi ouvk h=san a;xioi\

Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni;

9

poreu,esqe ou=n evpi. ta.j diexo,douj tw/n o`dw/n kai. o[souj eva.n eu[rhte kale,sate eivj tou.j ga,moujÅ

andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamate li alle nozze.

La parabola continua in maniera sorprendente. Dopo una tale crisi (rifiuto violento/distruzione della città/uccisione degli assassini) l’atteggiamento del re è del tutto inaspettato: egli dà di nuovo l’ordine ai suoi funzionari di andare per le strade e invitare chiunque incontreranno.

Il banchetto di nozze si farà in ogni modo.

Il racconto vuole sottolineare mediante il linguaggio parabolico, come il disegno di Dio non fallisce, anzi, il rifiuto di Israele ha come conseguenza l’invito al Regno di tutti quelli che troverete: ora tutti sono invitati alle nozze. Non esiste un popolo eletto, una nazione privilegiata, ma tutti i popoli e tutte le nazioni sono invitate a far parte del Regno.

 

10

kai. evxelqo,ntej oi` dou/loi evkei/noi eivj ta.j o`dou.j sunh,gagon pa,ntaj ou]j eu-ron( ponhrou,j te kai. avgaqou,j\ kai. evplh,sqh o` ga,moj avnakeime,nwnÅ

Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, cattivi e buoni, e la sala si riempì di commensali.

Nel “ tutti quelli che troverete”(v. vers. 9) sono compresi pure i malvagi, posti intenzionalmente al primo posto (cfr. il testo greco). L’ordine corrisponde a quello già esposto nel discorso della montagna: “siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni” (Mt 6, 45).

I malvagi sono quelli che, proprio per il loro comportamento, non avrebbero alcun diritto o alcuna possibilità di accedere al banchetto di nozze.

Il verbo tradotto con radunare (radunarono o raccolsero) è il greco sunh,gagon = siunḗgagon da cui il termine sinagoga. L’intenzione dell’evangelista è evidente, il nuovo popolo (chiesa) è la nuova sinagoga di Dio, dove vengono annullate le differenze di classe e aboliti i meriti.

 

11

eivselqw.n de. o` basileu.j qea,sasqai tou.j avnakeime,nouj ei=den evkei/ a;nqrwpon ouvk evndedume,non e;nduma ga,mou(

Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale,

12

kai. le,gei auvtw/|\ e`tai/re( pw/j eivsh/lqej w-de mh. e;cwn e;nduma ga,mouÈ o` de. evfimw,qhÅ

gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì.

Se l’invito di partecipare alle nozze è esteso a tutti la risposta non è identica per tutti. Mentre il re passa a guardare gli invitati, la sua attenzione viene attirata dalla presenza di un individuo che non indossava l’abito nuziale. Non si dice se costui appartenga al gruppo dei buoni o dei cattivi. (È di grande suggestione pensare che in oriente il “re”, ai convitati, regalava anche l’abito per le nozze).

Nel libro dell’Apocalisse si ritrovano i temi delle nozze, e dell’abito: “sono giunte le nozze dell’Agnello; la sua sposa è pronta: le fu data una veste di lino puro e splendente. La veste di lino sono le opere giuste dei santi. Allora l’angelo mi disse: scrivi, beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello” (Ap 19,7-9).

Nel vangelo di Matteo il giudizio sull’uomo è sempre in base alle sue opere (Mt 7,21-24; 25,41). L’abito nuziale dimostra l’impegno del credente a compiere opere a favore degli altri (la giustizia), e ricorda l’appello del discorso della montagna: “Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli” (Mt 5,20).

Il senso è che se tutti sono invitati alle nozze non tutti però vi partecipano pienamente. Non basta entrare nella sala delle nozze, occorre cambiarsi (= convertirsi Mt 4,17; 13,15), avere il comportamento dei puri di cuore, necessario per partecipare alle nozze dell’Agnello.

Questo impegno non è in contraddizione con l’aria di festa che caratterizza il banchetto di nozze, bensì è la condizione perché la festa sia una realtà percepibile e partecipata da tutti.

Amico (= e`tai/re = hetâire) è il termine con il quale l’evangelista segnala quelli che si distinguono per un comportamento negativo: l’operaio invidioso (Mt 20,13) e Giuda (Mt 26,50).

Nella bocca del re questo appellativo indica un atteggiamento benevolo verso colui che non riconosce la sua generosità e gratuità. All’invito-dono deve corrispondere l’accoglienza che dipende da noi.

 

13

to,te o` basileu.j ei=pen toi/j diako,noij\ dh,santej auvtou/ po,daj kai. cei/raj evkba,lete auvto.n eivj to. sko,toj to. evxw,teron\ evkei/ e;stai o` klauqmo.j kai. o` brugmo.j tw/n ovdo,ntwnÅ

Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

La reazione sdegnata del re e l’ordine severo fanno comprendere che l’abito di nozze è figurato: un comportamento importante senza il quale non è possibile l’ammissione al banchetto. Sorprendentemente qui compare il termine: diako,noij = diakónois = servi/servitori.

Matteo ha sempre utilizzato “dou,loij” = dúlois (v.8) per dire servo/funzionario!

C’è un riferimento al banchetto del Regno ed anche al contesto eucaristico e al ruolo specifico della comunità di Gesù?

Sicuramente !

Consultando Matteo 16,19 e 18,18 troviamo la responsabilità affidata a Gesù, prima a Pietro (16,19) e poi agli altri discepoli (18,18) e a tutta la comunità cristiana, di “legare” dh,santej (qui nel versetto in esame) o “sciogliere” per il Regno. (cfr. il nostro commento del 7 settembre: Mt 18,18). La responsabilità cioè di dichiarare vera o falsa una dottrina o un comportamento oppure verificare (compito di tutta la comunità) se l’appartenenza alla comunità è formale o efficacemente vera cioè realizzare ed essere responsabili della comunione fraterna.

Matteo sta sottolineando il compito affidato alla comunità di Gesù di riaffermare le condizioni indispensabili per il Regno e la responsabilità in definitiva di evidenziare in che modo ci può essere un fallimento, un’esclusione o una chiusura per il futuro.

Si tratta della fedeltà al messaggio del Regno e della collaborazione alla sua edificazione, che devono distinguere la vita di ogni credente. Il monito è molto forte, non giova a nulla l’appartenenza formale alla comunità, bisogna liberarsi da questa falsa sicurezza.

Accogliere l’invito alla festa di nozze comporta contribuire con la propria vita alla buona riuscita della festa stessa, altrimenti il non voler collaborare è ritenuto peggio del rifiuto dell’invito.

Le tenebre esterne, in contrapposizione all’ambiente accogliente che regna nel banchetto di nozze, sono immagine di una realtà priva di futuro, dove si fa sentire il clamore e la frustrazione di chi ha perso una occasione unica.

 

14

polloi. ga,r eivsin klhtoi,( ovli,goi de. evklektoi,Å

Perché molti (tutti) sono chiamati, ma pochi eletti".

La frase finale inizia con un’immagine positiva: “tutti (molti) sono invitati”, che mostra la sollecitudine da parte di Dio nel rivolgere ad ogni uomo la sua proposta di vita. Purtroppo non tutti si mostrano interessati a tale invito e volontariamente lo rifiutano.

In questo modo il gruppo degli eletti, di quanti hanno risposto positivamente all’invito di Dio, è sempre minore di quello degli invitati.

La conclusione della parabola è tanto realistica quanto amara: pur essendo l’invito esteso a tutti (molti = un semitismo per dire “tutti” oppure per esprimere un comparativo = sono più i chiamati che gli eletti; cfr. anche Mt 26,28) sono pochi quelli che rispondono.

 

Finite queste parabole, le autorità religiose non solo non si ravvederanno ma risponderanno con tre attacchi per screditare e deridere Gesù e il suo messaggio.