30 novembre 2008

I DOMENICA DI AVVENTO

Anno B


Mc 13,33-37


Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento.

É come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati.

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!".

Il capitolo 13 di Marco comprende una sezione che potremmo intitolare: il gruppo cristiano nella storia.

La sezione si articola in due unità di grandezza molto diversa: I) 13,1-2; II) 13,3-4. Ognuna composta da una domanda rivolta da uno o più discepoli a Gesù, e dalla sua corrispondente risposta.

La prima risposta di Gesù è una predizione della rovina del Tempio (Mc 13,1-2); essa offre lo spunto per una domanda dei discepoli (vv. 3-4) alla quale Gesù risponde con una lunga esposizione, divisa in tre parti:

 

I parte

13,5-13

5-8: La rovina della nazione giudaica. Non fine, ma principio

9-13: La missione universale. Persecuzione e fedeltà

II parte

13,14-27

14-23: Il disastro della nazione. Non ci sarà segno di salvezza

24-27: Processo liberatore nella storia

III parte

13,28-37

28-31: Il “quando” della rovina

32-37: La fine. Il comandamento di Gesù

Qui ci troviamo nella terza parte 28-37: i discepoli chiedono anzitutto il “quando” degli avvenimenti predetti da Gesù, cioè della distruzione del Tempio e della nazione.

Gesù risponde alla domanda, assicurando che accadranno durante la loro stessa generazione. Ma quei fatti hanno due aspetti: uno doloroso, la distruzione della nazione giudaica; l’altro gioioso, l’ingresso dei pagani nella comunità cristiana.

 

33

Ble,pete( avgrupnei/te\ ouvk oi;date ga.r po,te o` kairo,j evstinÅ

Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento.

34

~Wj a;nqrwpoj avpo,dhmoj avfei.j th.n oivki,an auvtou/ kai. dou.j toi/j dou,loij auvtou/ th.n evxousi,an e`ka,stw| to. e;rgon auvtou/ kai. tw/| qurwrw/| evnetei,lato i[na grhgorh/|Å

É come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.

Per quanto riguarda i discepoli Gesù innanzitutto li esorta ad evitare un pericolo “fate attenzione, vegliate”, non devono cedere al sonno che equivale a rinunciare all’attività; l’ignoranza del momento della prova esige una continua vigilanza.

Gesù usa un’analogia: un uomo che partì dal suo paese (cfr. 12,1), allusione a se stesso e alla sua morte; la sua casa/famiglia (cfr. 2,15; 9,33; 10,10), rappresenta la nuova comunità, composta dai due gruppi di seguaci: i discepoli, che provengono dal giudaismo e gli altri, di diversa provenienza.

Gesù si separa dai suoi e lascia loro la responsabilità della missione tra i pagani, destinata a conoscere un grande sviluppo nell’epoca successiva alla distruzione di Gerusalemme; il termine “servi” è un modo per indicare la missione dei suoi seguaci, che devono essere disposti a riscattare tutti coloro che soffrono per ogni oppressione (cfr. 10,44-45). Lascia loro:

a ognuno il suo compito, il servizio è responsabilità di ognuno e si realizza secondo la propria personalità.

 


kai. tw/| qurwrw/| evnetei,lato i[na grhgorh/|Å

e ha ordinato al portiere di vegliare.

Il portinaio è presentato come una figura individuale, ma la raccomandazione che gli viene fatta, tenersi sveglio, si estende immediatamente al gruppo dei discepoli (v. 35: “mantenetevi svegli”) e, più avanti, a “tutti” i seguaci di Gesù (v. 37).

Tutti “i servi” sono rappresentati ed hanno avuto assegnata una funzione comune nella diversità dei compiti: tutti devono essere disposti a diffondere il messaggio di Gesù e ad aprire le porte della nuova comunità ai pagani (cfr 13,29: “alle porte”).

L’incarico al portinaio di tenersi sveglio, è il “comandamento” che Gesù dà ai suoi, in quanto diverso dal comandamento di Mosè (cfr. 10,3.5) e dai comandamenti di Dio (10,18-19); significa mantenere un atteggiamento di attesa, essere disposti all’azione, senza tirarsi indietro di fronte alla persecuzione, compresa la morte (cfr. 14,34.37: Getsemani; 13,9-13; “rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” Mc 8,34).

La prontezza del dono di sé per amore dell’umanità è il comandamento di Gesù (cfr. Gv 13,34), che sostituisce i comandamenti dell’antica alleanza (12,29-31); esprime la fedeltà a Gesù, che consiste nel seguirlo fino alla fine.

 

35

grhgorei/te ou=n\ ouvk oi;date ga.r po,te o` ku,rioj th/j oivki,aj e;rcetai( h' ovye. h' mesonu,ktion h' avlektorofwni,aj h' prwi<(

Vegliate dunque: voi non sapete quando il signore della casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino;

L’espressione il signore della casa = o` ku,rioj th/j oivki,aj è in parallelo con “il signore/proprietario della vigna” (12,9), che designava Dio in relazione a Israele, e mostra la funzione divina di Gesù rispetto alla nuova comunità umana (2,19: “lo sposo”).

L’immagine della vigna/Regno di Dio viene sostituita dalla casa-famiglia = Regno di Dio e dell’uomo, che si va costruendo su un piano umano universale (casa-focolare), non etnico (“casa d’Israele”) né religioso-istituzionale (tempio).

Il signore della casa arriverà: sarà la venuta del Figlio dell’uomo (13,26), con la sua forza di vita, per riunire i suoi che hanno portato a termine il loro compito senza lasciarsi intimidire. Solo quelli che saranno svegli, cioè quelli che avranno tenuta viva quella disponibilità al dono, potranno incontrarlo(cfr.8,38).

L’arrivo è atteso durante la notte, in uno dei quattro momenti indicati: alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, nomi delle quattro parti in cui i romani dividevano il periodo notturno (cfr. 6,48); nuovo riferimento alla missione universale (13,10; 14,9).

Si allude così alla notte messianica, quella del nuovo esodo (cfr. Es 12,42); la venuta del Signore della casa rappresenta la liberazione definitiva dei suoi, in corrispondenza con la venuta del Figlio dell’uomo (13,26ss.).

Il giorno” si rivelerà nel corso della “notte”.

 

36

mh. evlqw.n evxai,fnhj eu[rh| u`ma/j kaqeu,dontajÅ

fate in modo che, giungendo all' improvviso, non vi trovi addormentati.

La venuta avrà luogo all’improvviso, di sorpresa; non lascerà il tempo di cambiare atteggiamento. Con questa espressione Gesù mette in guardia contro la negligenza nella missione (“essere addormentati”), contro l’abbandono della sequela fino alla fine (13,13). Se non ci sarà stata questa dedizione, la venuta per riunire “i suoi eletti” verrà frustrata.

 

37

o] de. u`mi/n le,gw pa/sin le,gw( grhgorei/teÅ

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!".

Il comandamento, la disposizione al dono di sé, vale ed è necessario per tutti i seguaci di Gesù, sia per i discepoli israeliti (“voi”) che per i non israeliti (“tutti”). Indica l’atteggiamento interiore che deve orientare la vita e l’attività del cristiano.

 

Riflessioni…

Con la prima venuta Egli ha reso i tempi “pieni” di salvezza, con le altre venute riconferma e rinnova la “faccia della terra”.

E ogni volta che viene, redime… É l’imprevedibile e l’incalcolabile, come il suo amore e i suoi doni.

E la storia prende un corso libero, inaspettato, segnando un’epoca di liberazione e di libertà.

Così avvenne con la Risurrezione, così è avvenuto con Paolo, così avviene e avverrà con tanti…

Perciò restiamo in veglia, all’erta, perché non prevista giunge la chiamata alla salvezza.

come il cristiano che deve impegnarsi ad essere per gli altri sempre una piacevole sorpresa.

 

Associazione Il filo  www.ilfilo.org