2 novembre 2008

COMMEMORAZIONE

DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

Anno A

 

Gv 6,37-40

I  formulario

Con la guarigione dell’infermo della piscina (Gv 5,1-17) Gesù ha dato all’uomo la capacità di camminare rendendolo libero di aderire alla sua proposta di vita. In questo capitolo Gesù va al di là del mare (Gv 6,1) – abbandona la terra di oppressione – e sale sul monte. Inizia così l’esodo verso una nuova terra promessa, esodo che si verificherà pienamente con la sua morte.

L’episodio si svolge sullo sfondo del libro dell’Esodo:

Gesù realizza un segno che manifesta l’amore di Dio e l’abbondanza di vita che scaturisce dalla condivisione dei beni e dal servizio che la comunità rivolge agli uomini.

Attraverso la pratica del dono di sé, come fa Gesù, si costruisce se stessi e il Regno di Dio che comincia su questa terra e si completerà nella dimensione della vita eterna. Questa dimensione della risurrezione ha bisogno del “nuovo”. La folla vorrebbe una sicurezza derivante dal passato (“il vecchio”) mentre Gesù corregge la prospettiva della folla.

Gesù ha parlato del Padre (v.27), la folla si rifà invece alla tradizione di Israele (i nostri padri v.31) e chiede al Messia, portando come prova il Salmo 78,24, il ripetersi del prodigio della manna, che veniva chiamata pane del cielo (Ne 9,16; Sal 105,40; Es 16,4; Sap 16,20).

Mentre Gesù li invia a orizzonti universali (Padre), l’interesse della folla è limitato a Israele (padri).

 

37

pa/n o] di,dwsi,n moi o` path.r pro.j evme. h[xei( kai. to.n evrco,menon pro.j evme. ouv mh. evkba,lw e;xw(

Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori,

Gesù ribadisce il riferimento al Padre che lo rende datore di vita. La comunità deve aver coscienza della propria appartenenza a Gesù per volontà del Padre (ciò che il Padre mi consegna), il Padre che ha posto tutto nelle mani di suo Figlio (3,35), e nel Figlio la comunità sperimenta l’accoglienza permanente e sicura (non lo caccerò fuori).

Il neutro tutto ciò = pa/n (cfr. 6,39) in luogo del plurale tutti coloro che, sottolinea l’unità, l’insieme formato da coloro che aderiscono a Gesù; non sono individui isolati, ma un corpo. È una comunità umana, un insieme indivisibile (10,29; 17,2.11) da cui nulla può essere separato, di cui nulla si può perdere (3,16; 17,12), e in cui la realizzazione della vita deve verificarsi fino alla fine.

 

38

o[ti katabe,bhka avpo. tou/ ouvranou/ ouvc i[na poiw/ to. qe,lhma to. evmo.n avlla. to. qe,lhma tou/ pe,myanto,j meÅ

perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Come già in 3,13 l’espressione “scendere dal cielo” non deve essere intesa in senso spaziale = significa che l’origine di Gesù non è meramente umana, ma deve essere cercata nella sfera divina. Denota in concreto la discesa dello Spirito su Gesù (1,32) che fa di Lui la presenza del Padre fra gli uomini (cfr. 1,14).

Dalla identificazione con il Padre nasce la sua assoluta fedeltà al disegno di Lui (cfr. 5,30). L’obiettivo di entrambi è lo stesso: comunicare vita all’uomo.

 

39

tou/to de, evstin to. qe,lhma tou/ pe,myanto,j me( i[na pa/n o] de,dwke,n moi mh. avpole,sw evx auvtou/( avlla. avnasth,sw auvto. ÎevnÐ th/| evsca,th| h`me,ra|Å

E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.

È la prima volta che appare l’espressione l’ultimo giorno (6,39.40.44.54; 11,24; 12,48) = ÎevnÐ th/| evsca,th| h`me,ra| = tē eschátē hēméra, che in questo discorso si ripete con insistenza. Stranamente, oltre che nei testi citati, l’espressione l’ultimo giorno si trova come introduzione ad un episodio nel tempio: l’ultimo giorno, il più solenne della festa (7,37-39), dove Gesù invita colui che crede a bere l’acqua che sgorgherà dal suo intimo.

Tale invito, tuttavia, per quanto situato nel presente, non può realizzarsi in quel momento, si renderà possibile alla sua morte, quand’Egli manifesterà la sua gloria e verrà dato lo Spirito (19,30.34). Giocando sul doppio riferimento, al presente (nel tempio) e al futuro (nella sua morte), l’evangelista mostra che la morte di Gesù, Agnello pasquale, sarà il vero ultimo giorno, il più grande della festa, quando sarà possibile a tutti avvicinarsi e bere l’acqua dello Spirito.

Quello sarà il giorno in cui Egli concederà la risurrezione a tutti coloro che il Padre gli ha affidato; vale a dire il dono dello Spirito porta con sé quello della risurrezione. Per questo in 8,51 afferma: “In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”.

Concedendo la risurrezione con il dono dello Spirito Gesù mostra che la realizzazione finale dell’uomo non è un mero prodotto del processo storico.

 

40

tou/to ga,r evstin to. qe,lhma tou/ patro,j mou( i[na pa/j o` qewrw/n to.n ui`o.n kai. pisteu,wn eivj auvto.n e;ch| zwh.n aivw,nion( kai. avnasth,sw auvto.n evgw. ÎevnÐ th/| evsca,th| h`me,ra|Å

Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno".

Viene precisata la relazione che esiste tra Dio e Gesù. In ragione di questa relazione la sua missione non è quella di un subordinato, né deve essere eseguita per obbedienza a un ordine, ma è espressione di una comunione di essere e di un vincolo di amore.

La medesima comunione e il medesimo vincolo di amore deve realizzarsi tra il credente e Gesù; solo così Gesù può comunicare vita e vita per sempre; una vita culminante nella risurrezione.


Riflessioni…

 

 

E tutto diventa nuovo.