Vangelo della Domenica

Linee interpretative del Vangelo domenicale elaborate nell’incontro settimanale del lunedì dal gruppo della Comunità de “Il Filo” (Gruppo Laico di Ispirazione Cristiana e-mail: amicidelfilo@libero.it) insieme con P. Gennaro Lamuro resp. del Servizio Animazione Biblica della Diocesi di Napoli.

Il gruppo si avvale dei seguenti supporti:

n.b.: Il testo della traduzione in italiano del Nuovo Testamento è:


1 giugno 2008

9a DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Anno A

Mt. 7,21-27

Matteo 7,21-27

 

21

Ouv pa/j o` le,gwn moi\ ku,rie ku,rie( eivseleu,setai eivj th.n basilei,an tw/n ouvranw/n( avllV o` poiw/n to. qe,lhma tou/ patro,j mou tou/ evn toi/j ouvranoi/jÅ

Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

Ormai al termine del Discorso della Montagna in questo brano l’evangelista ripropone le richieste del “Padre Nostro” riguardanti il nome, il regno e il compimento della sua volontà (Mt. 6,9-10):

Mt. 6,9b

Padre nostro

che sei nei cieli


Mt. 7,21b

Padre mio

che è nei cieli

Mt. 6,9c

sia santificato il nome tuo


Mt. 7,22

nel nome tuo

Mt. 6,10a

venga il regno tuo


Mt. 7,21

regno dei cieli

Mt. 6,10b

si compia la volontà tua


Mt. 7,21b

la volontà del Padre

Con questo monito rivolto da Gesù ai suoi discepoli, l’evangelista chiarisce che gli attestati di fedele ortodossia (la ripetizione: “Signore, Signore…” intende sottolineare il riconoscere e proclamare Gesù quale “Signore”) non sono sufficienti per l’appartenenza alla comunità del regno, che viene concessa solo a quanti, nella pratica delle beatitudini, realizzano la volontà del Padre.



22

polloi. evrou/si,n moi evn evkei,nh| th/| h`me,ra|\ ku,rie ku,rie( ouv tw/| sw/| ovno,mati evprofhteu,samen( kai. tw/| sw/| ovno,mati daimo,nia evxeba,lomen( kai. tw/| sw/| ovno,mati duna,meij polla.j evpoih,samenÈ

Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel (“con il” n.d.t.) tuo nome e cacciato demòni nel (“con il” n.d.t.) tuo nome e compiuto molti miracoli nel (“con il” n.d.t.) tuo nome?

Matteo segnala l’operato di molti discepoli che non si sono limitati a quella adesione superficiale che Gesù rifiuta, e portano a testimonianza delle loro attività, frutti concreti. Ma siamo altresì invitati a considerare le modalità e le intenzionalità del “modus operandi”.

L’evangelista sottolinea l’uso del nome di Gesù che viene collocato con enfasi per tre volte al primo posto “con il tuo nome” (diamo qui la traduzione letterale corretta di: tw/| sw/| ovno,mati = tò so onómati).

Costoro hanno profetato, cacciato demoni, compiuto prodigi: tutte azioni che Gesù incarica di compiere ai suoi discepoli: “guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni… Non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt. 10,8.19-20)


23

kai. to,te o`mologh,sw auvtoi/j o[ti ouvde,pote e;gnwn u`ma/j\ avpocwrei/te avpV evmou/ oi` evrgazo,menoi th.n avnomi,anÅ

Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.

Gesù si rivolge a questi discepoli con una formula di rifiuto rabbinico che esprime la irreparabile separazione tra maestro e discepoli da qualificare “operatori di iniquità”. Questi discepoli rimarranno esclusi dal regno esattamente come le “vergini pazze/stolte”:

 

Mt. 7,23

Non vi ho mai conosciuti


Mt. 25,12

Non vi conosco

Il motivo del rimprovero da parte di Gesù va ricercato nelle modalità dell’attività di questi discepoli. Infatti per descrivere le azioni compiute costoro non usano la classica formula “nel tuo nome” (evn tw/| ovno,mati sou = en tò onómati su) o le equivalenti, ma il loro operato è stato compiuto “con il” (tw/| ovno,mati) nome di Gesù.

Mai usata nel NT e solo qui in Matteo, questa particolare formula appare nella traduzione greca dell’AT (LXX) una sola volta (Es. 5,23).

Agire o parlare “in nome” di qualcuno significa operare mediante l’invocazione del nome/persona (cf. Mc. 9,38) e quindi rappresentare la persona nominata (cf. Gv. 5,43), o manifestarne la presenza (cf. Matteo 18,5;24,5; Mc. 9,37.39;13,6).

In questo caso i discepoli non hanno agito “in/nel nome” di Gesù (= somiglianza di comportamento/identità), bensì “con il nome” (= usando il nome di Gesù).

Con questa espressione l’evangelista evidenzia il distacco tra la vita di questi discepoli e l’attività svolta. Gesù non contesta loro che non hanno “cacciato demoni, profetato e compiuto prodigi” ma rimprovera loro che queste azioni, anziché essere la conseguenza dell’adesione a Gesù (Mt. 7,23) e dell’identificazione con la sua persona, sono solo frutto dell’uso del suo nome, adoperato come una formula dall’automatico potere (“con il tuo nome”).

Dopo aver escluso qualunque tipo di relazione con questi pseudo-discepoli Gesù li denuncia quali “costruttori del nulla” (lett. “operatori di iniquità”).

Nella Bibbia con “iniquità” (= anomia = avnomi,a) vengono designate le pratiche magiche (cf. Num. 23,21.23; 1Sam. 15,23) e la forza nefasta che produce solo quel che è inutile, vano, inefficace, sì che è possibile tradurre “operatori di iniquità” con “costruttori del nulla”.

Questi discepoli, pur avendo sottomesso i demoni sono completamente sconosciuti a Dio perché il Padre riconosce come suoi figli solo quelli che gli assomigliano nel comportamento, nella pratica di amore (cf. Mt. 5,43-45; Lc. 6,35-36). Costoro sono gli uditori, ripetitori dell’insegnamento di Gesù che, non lasciano coinvolgere la propria vita dal suo messaggio: ascoltano e annunciano ma la parola predicata ad altri non ha messo radici in essi e per questo non porta frutto (cf. Mt. 13,5-6; Gc. 1,22-26).

Matteo mette i discepoli in guardia da un annuncio del Vangelo basato esclusivamente sul potere di Dio (uso strumentale del nome di Gesù = opere di religione, formule magiche ecc…) senza un coinvolgimento della propria vita.

Nei versetti che seguono dirà che cosa succede a chi non è profondamente convinto di ciò che annuncia o opera esteriormente.


24

Pa/j ou=n o[stij avkou,ei mou tou.j lo,gouj tou,touj kai. poiei/ auvtou,j( o`moiwqh,setai avndri. froni,mw|( o[stij wv|kodo,mhsen auvtou/ th.n oivki,an evpi. th.n pe,tran\

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.

Gesù pone il discepolo di fronte ad un’alternativa che si richiama alla scelta delle “due vie” quella del bene o quella della morte/male (cf. Dt. 30,15-20).

Quando l’ascolto si traduce nella pratica l’uomo è definito “saggio/intelligente”. Il termine greco usato (froni,mw = phronìmo da fro,nimoj) ha anche il significato di “prudente” (siate prudenti = fro,nimoi Mt. 10,16).

La saggezza dell’uomo si manifesta nella prudenza di costruire la casa su un fondamento solido quale è la roccia.

Il termine “roccia” (pe,tra) riapparirà nel vangelo di Matteo riferito da Gesù a se stesso: Mt. 16,18; 1Cor. 10,4 = “quella roccia era il Cristo”.

La “roccia” nell’AT era immagine di Dio stesso: “Egli è la roccia” (cf. 32,4.18; Sal 18,3).

Costruire sulla roccia ha il significato di costruire su Gesù e sul suo messaggio.


25

kai. kate,bh h` broch. kai. h=lqon oi` potamoi. kai. e;pneusan oi` a;nemoi kai. prose,pesan th/| oivki,a| evkei,nh|( kai. ouvk e;pesen( teqemeli,wto ga.r evpi. th.n pe,tranÅ

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.

L’allusione di Mt è al libro dei Proverbi: “Gli empi una volta abbattuti più non sono, ma la casa dei giusti sta salda”(Prov. 12,7).

In Palestina i torrenti (wadi) che si formano durante le violente piogge autunnali acquistano una forza devastatrice in quanto il letto calcinato dal sole è completamente impermeabile. Dove il torrente arriva distrugge tutto (Gdc. 5,21; Ger. 15,18).

Torrenti e venti sono immagine delle tribolazioni/persecuzioni che si abbattono sulla comunità dei credenti. Se la comunità è costruita su Gesù rimane salda.


26

kai. pa/j o` avkou,wn mou tou.j lo,gouj tou,touj kai. mh. poiw/n auvtou.j o`moiwqh,setai avndri. mwrw/|( o[stij wv|kodo,mhsen auvtou/ th.n oivki,an evpi. th.n a;mmon\

Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia.

27

kai. kate,bh h` broch. kai. h=lqon oi` potamoi. kai. e;pneusan oi` a;nemoi kai. prose,koyan th/| oivki,a| evkei,nh|( kai. e;pesen kai. h=n h` ptw/sij auvth/j mega,lhÅ

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande".

Il termine “pazzo” (morós = mwro,j) è già apparso all’inizio del Discorso della Montagna (Mt. 5,22) con il significato di gravissimo insulto che comporta la pena della Geenna cioè la distruzione definitiva (“chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna” = “o]j dV a'n ei;ph|\ mwre,( e;nocoj e;stai eivj th.n ge,ennan tou/ puro,jÅ Mt. 5,22).

Il modo grave di apostrofare apparirà di nuovo sulle labbra di Gesù nell’invettiva contro gli scribi e i farisei (“mwroi. kai. tufloi,” = stolti/pazzi e ciechi Mt. 23,17) e qualificherà le cinque vergini rimaste senza olio:

 

Mt. 25,2

pe,nte de. evx auvtw/n h=san mwrai. kai. pe,nte fro,nimoiÅ

Ora, cinque di esse erano stolte/pazze e cinque sagge/prudenti.

Mt. 25,8

ai` de. mwrai. tai/j froni,moij ei=pan\

E le stolte/pazze dissero alle sagge/prudenti

Mt. 25,12

o` de. avpokriqei.j ei=pen\ avmh.n le,gw u`mi/n( ouvk oi=da u`ma/jÅ

Ma egli, rispondendo, disse: "in verità vi dico che non vi conosco"

Lo stolto/pazzo è colui che non mette in pratica il messaggio di Gesù e per questo è destinato alla più grande rovina, come un individuo che costruisce senza alcun fondamento.

Nella figura del pazzo sono identificati: “i costruttori del nulla = operatori di iniquità” (tou.j poiou/ntaj th.n avnomi,an Mt. 13,41) che vengono indicati quali i responsabili del fallimento della comunità: “sembravano buon grano mentre erano solo zizzania”.

Non solo non hanno costruito nulla ma quel che hanno tentato di costruire è miseramente crollato.