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6 settembre 2009
XXIII Domenica del Tempo Ordinario |
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31 In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 32 Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 33 Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34 Guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: "Effatà", cioè: "Apriti!". 35 E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 36 E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano 37 e, pieni di stupore, dicevano: "Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e parlare i muti!". |
Una volta esposto l’ostacolo principale che la società pagana pone al messaggio (Mc 7,24-30=la donna siro-fenicia e la piaga della società pagana: la schiavitù), Marco esemplifica nella figura di un sordo/balbuziente l’atteggiamento dei discepoli di fronte all’integrazione dei pagani nella nuova comunità con lo stesso diritto dei giudei; così indica, nello stesso tempo, l’ostacolo che impedisce loro la sequela e che devono superare. L’episodio è localizzato in territorio pagano e prepara la seconda ripartizione dei pani (8, 1-9).
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31 |
Kai. pa,lin evxelqw.n evk tw/n o`ri,wn Tu,rou h=lqen dia. Sidw/noj eivj th.n qa,lassan th/j Galilai,aj avna. me,son tw/n o`ri,wn Dekapo,lewjÅ Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. |
Attraverso il territorio pagano Gesù si reca nella Decapoli sulla sponda orientale del lago, dove l’uomo di Gerasa ha proclamato il messaggio liberatore (5, 20). L’itinerario di Gesù, geograficamente, è inverosimile ma vuole indicare l’azione di Gesù verso i popoli pagani
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32 |
Kai. fe,rousin auvtw/| kwfo.n kai. mogila,lon kai. parakalou/sin auvto.n i[na evpiqh/| auvtw/| th.n cei/raÅ Gli portarono (portano) un sordo e muto (mal parlante-che parla con difficoltà)) e lo pregarono (pregano) di imporgli la mano. |
Il sordo/balbuziente non si avvicina a Gesù di sua iniziativa né chiede di essere curato; come in altre occasioni (Mc 1,30.32; 6, 54s), sono alcuni individui anonimi che lo portano da Gesù ; nel vangelo di Marco questi anonimi agiscono in veste di collaboratori di Gesù.
Nella tradizione profetica, la sordità o la cecità sono figure della resistenza al messaggio di Dio (Is 6,9; 42,18; Ger 20,23; Ez 12,2); parallelamente, nel vangelo sono figure dell’incomprensione e della resistenza al messaggio. Ma quelli che la subiscono non ne sono consapevoli; sono altri che lamentano il difetto e accorrono a Gesù.
Il termine sordo/balbuziente figura una sola volta nell’AT, in Is 35,6 LXX, dove si parla dell’esodo da Babilonia; l’allusione a quel passo indica che la scena evangelica tratta della liberazione di Israele da una schiavitù o oppressione.
Sono, quindi, i discepoli o seguaci israeliti (il nuovo Israele), che non figurano nella scena e che non avevano capito l’ultima affermazione di Gesù (7,18), che vengono rappresentati dal sordo/balbuziente.
Il termine “balbuziente” indica, sul piano narrativo, un individuo che non parla normalmente e sul piano rappresentativo allude al parlare dei discepoli che trasmettono un messaggio contrario a quello di Gesù.
L’ostacolo che impedisce ai discepoli di accettare il messaggio di Gesù (sordità) e di proporre il vero messaggio (balbuziente) è l’ideologia nazionalista ed esclusivista del giudaismo; continuano a mantenere la superiorità giudaica e non riescono ad accettare l’uguaglianza di tutti i popoli rispetto al Regno. Per questo Gesù agisce prima sull’udito, per cambiare la mentalità.
Il passo indica che i discepoli, venendo a contatto con persone di altri popoli (sponda pagana del lago), mostrano una totale chiusura per tutto ciò che non è giudaico.
Il verbo supplicare/pregare indica maggior insistenza del semplice “chiedere” e indica il grande interesse degli intermediari per il sordo. Non supplicano Gesù che lo curi, ma che ponesse su di lui la mano, gesto che simboleggia la trasmissione della forza vitale; questo basterebbe per cambiare la situazione.
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33 |
kai. avpolabo,menoj auvto.n avpo. tou/ o;clou katV ivdi,an e;balen tou.j daktu,louj auvtou/ eivj ta. w=ta auvtou/ kai. ptu,saj h[yato th/j glw,sshj auvtou/( Lo prese in disparte, lontano dalla folla (e allontanato lui dalla folla), gli pose le dita negli orecchi e con la saliva (e avendo sputato) gli toccò la lingua; |
Gesù risponde senza indugiare. La precisazione in disparte, che si riferisce sempre ai discepoli (4,34; 6,31s; cfr. 9,2.28; 13,2), indica che la mancanza di comprensione da parte loro rende necessaria una spiegazione di Gesù.
Per agire con il sordo, Gesù lo separa dalla folla, cioè dal numeroso gruppo di seguaci che non provengono dal giudaismo (7,14); non vuole coinvolgerli nelle difficoltà che riguardano il gruppo israelita.
L’azione di Gesù è duplice, come il doppio difetto dell’uomo. Anzitutto sembra perforargli gli orecchi (gli immise le dita negli orecchi=ta. w=ta ), indicando che, nonostante la resistenza che presentano i discepoli, è in grado di far giungere loro il messaggio dell’universalismo. Poi, gli tocca la lingua con la saliva; per interpretare questo gesto dobbiamo ricordare che, nella cultura ebraica, si pensava che la saliva fosse fiato condensato; l’applicazione della saliva, quindi, significa la trasmissione del fiato/Spirito.
Alla comprensione del messaggio di Gesù (orecchi) deve corrispondere la sua proclamazione profetica, ispirata dallo Spirito (lingua).
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34 |
kai. avnable,yaj eivj to.n ouvrano.n evste,naxen kai. le,gei auvtw/|\ Effaqa( o[ evstin dianoi,cqhtiÅ Guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse (dice): "Effatà", cioè: "Apriti (completamente)!". |
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35 |
kai. Îeuvqe,wjÐ hvnoi,ghsan auvtou/ ai` avkoai,( kai. evlu,qh o` desmo.j th/j glw,sshj auvtou/ kai. evla,lei ovrqw/jÅ E subito gli si aprirono gli orecchi (l’udito), si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. |
Poi Gesù solleva lo sguardo al cielo (6,41) come gesto di richiesta a Dio che sottolinea l’importanza dell’azione che sta compiendo ed esprime i suoi sentimenti (mandò un sospiro) di pena o di tristezza per la prolungata ostinazione dei discepoli. La esclusività del verbo (unica volta in Mc) sta ad indicare la singolare posizione dei discepoli.
Marco esprime l’ordine di Gesù con un termine aramaico “effatà”(“apriti completamente” v. il verbo greco), indicando così di nuovo che il fatto o azione è riferito a Israele (cfr. 5,41; 7,11, ecc.), in questo caso al nuovo Israele, rappresentato dai discepoli/i Dodici.
L’ordine apriti ( l’uso del singolare dimostra che Gesù si rivolge all’uomo, non agli organi) esprime l’effetto che dovrebbe produrre la perforazione; di fatto, gli orecchi (l’udito= ai` avkoa…) si aprono e il suo parlare non è più difettoso (ovrqw/j=correttamente=l’avverbio indica che l’infermo non era muto, bensì che aveva un difetto nel parlare), nel duplice senso, narrativo e figurato.(cfr. Is 35,6 LXX: “chiara sarà la lingua dei balbuzienti”
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36 |
kai. diestei,lato auvtoi/j i[na mhdeni. le,gwsin\ o[son de. auvtoi/j dieste,lleto( auvtoi. ma/llon perisso,teron evkh,russonÅ E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi (abbondantemente)lo proclamavano |
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37 |
kai. u`perperissw/j evxeplh,ssonto le,gontej\ kalw/j pa,nta pepoi,hken( kai. tou.j kwfou.j poiei/ avkou,ein kai. Îtou.jÐ avla,louj lalei/nÅ e, pieni di stupore (sommamente impressionati), dicevano: "Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e parlare i muti!". |
Gesù proibisce di divulgare il fatto, perché sa che questa apertura non è definitiva (cfr. 8,12). Nonostante il ripetuto avviso di Gesù, i presenti sono ottimisti, pensano che tutto sia sistemato. L’impressione è enorme.
La frase finale valuta il potere di Gesù; da una parte gli viene riconosciuto non solo per un caso particolare, ma per qualsiasi caso possibile; dall’altra, non solo per curare un balbuziente, ma per casi più gravi (i muti). Il plurale i sordi, i muti, che si riferisce all’unica azione risanatrice precedente, insinua di nuovo che il sordo è una figura rappresentativa.
L’espressione ha fatto bene ogni cosa costituisce un richiamo verso l’azione di Dio nella creazione (v.Gn 1,31; Sir 39,16) che rappresenta integralmente l’amore di Dio verso tutti e tutto!.
(…elaborazione dalle catechesi di J.Mateos e di F.Camacho)