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4 ottobre 2009
XXVII Domenica del Tempo Ordinario |
Anno B
1 Lett. Gn
2,18-24
2 Lett. Eb 2,9-11 Vang. Mc 10,2-16 |
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2 In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. 3 Ma egli rispose loro: "Che cosa vi ha ordinato Mosè?". 4 Dissero: "Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla". 5 Gesù disse loro: "Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6 Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; 7 per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie 8 e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. 9 Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto". 10 A casa, i suoi discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. 11 E disse loro: "Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; 12 e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio". 13 Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. 14 Gesù, al vedere questo, si indignò, e disse loro: "Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. 15 In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso". 16 E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro. |
Nuovo incontro di Gesù con i farisei, che avevano chiesto una dimostrazione di potere (8,11:”un segno dal cielo”) a favore del popolo giudaico. Ora vanno a chiedergli la sua opinione su un potere esercitato nella sfera privata, quello del marito/maschio sulla moglie, avallato dalla Legge di Mosè.
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1 |
Kai. evkei/qen avnasta.j e;rcetai eivj ta. o[ria th/j VIoudai,aj Îkai.Ð pe,ran tou/ VIorda,nou( kai. sumporeu,ontai pa,lin o;cloi pro.j auvto,n( kai. w`j eivw,qei pa,lin evdi,dasken auvtou,jÅ Partito di là, venne (viene) nella regione (nei confini) della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla (delle folle) accorse (accorrono) di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. |
Continua il viaggio verso Gerusalemme. La popolarità di Gesù si manifesta anche fuori della Galilea.
Il fatto che insegnava alle folle che si aggiungono alla comitiva dimostra che queste non hanno ancora captato il suo messaggio (cfr. 1,22;2,13;4,1;6,34).
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2 |
Kai. proselqo,ntej Farisai/oi evphrw,twn auvto.n eiv e;xestin avndri. gunai/ka avpolu/sai( peira,zontej auvto,nÅ Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano (lo interrogavano) se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. |
I farisei che si avvicinano a Gesù vogliono tentarlo (cfr. 1,13: detto di Satana; 8,11.33), cioè metterlo alla prova.
Si dibatteva molto nelle scuole rabbiniche quali fossero i motivi che giustificavano il ripudio, permesso dalla legge. Ora vogliono vedere fino a che punto Gesù li accetti.
Il ripudio significava che l’uomo poteva rimandare la moglie per qualche motivo, senza altre spiegazioni. Esprimeva la superiorità e il dominio dell’uomo sulla donna e, nella sfera domestica, rifletteva l’oppressione che riscontriamo in molte culture di ieri e di oggi.
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3 |
o` de. avpokriqei.j ei=pen auvtoi/j\ ti, u`mi/n evnetei,lato Mwu?sh/jÈ Ma egli rispose (rispondendo disse) loro: "Che cosa vi ha ordinato Mosè?". |
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4 |
oi` de. ei=pan\ evpe,treyen Mwu?sh/j bibli,on avpostasi,ou gra,yai kai. avpolu/saiÅ Dissero: "Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla". |
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5 |
o` de. VIhsou/j ei=pen auvtoi/j\ pro.j th.n sklhrokardi,an u`mw/n e;grayen u`mi/n th.n evntolh.n tau,thnÅ Gesù disse loro: "Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. |
Gesù li interroga sul fondamento della loro posizione. Quando citano Mosè, Gesù non si intimidisce; dichiara loro apertamente che, dando quel precetto, cedendo all’ostinazione e alla durezza del popolo, Mosè ha derogato dal progetto originario di Dio.
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6 |
avpo. de. avrch/j kti,sewj a;rsen kai. qh/lu evpoi,hsen auvtou,j\ Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; |
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7 |
e[neken tou,tou katalei,yei a;nqrwpoj to.n pate,ra auvtou/ kai. th.n mhte,ra Îkai. proskollhqh,setai pro.j th.n gunai/ka auvtou/Ð( per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre[e si unirà a sua moglie] |
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8 |
kai. e;sontai oi` du,o eivj sa,rka mi,an\ w[ste ouvke,ti eivsi.n du,o avlla. mi,a sa,rxÅ e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. |
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9 |
o] ou=n o` qeo.j sune,zeuxen a;nqrwpoj mh. cwrize,twÅ Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto". |
L’ideale del matrimonio è basato sul progetto creatore di Dio: un amore superiore a quello dei genitori realizza una identificazione che esclude la dominazione (saranno i due un solo essere).
Contro tutta la mentalità e la prassi della cultura giudaica, Gesù afferma chiaramente l’uguaglianza dell’uomo e della donna. Da notare che alcuni manoscritti omettono “si unirà a sua moglie” ed evidenziano così la perfetta simmetria tra uomo e donna.
Non valgono leggi umane che distruggono questa uguaglianza voluta da Dio. La sola decisione unilaterale di un coniuge non basta per annullare il vincolo creato nella coppia (l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto).
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10 |
Kai. eivj th.n oivki,an pa,lin oi` maqhtai. peri. tou,tou evphrw,twn auvto,nÅ A casa, i suoi discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. |
Gesù si trova di nuovo nella casa/comunità e lì si manifesta di nuovo l’incomprensione dei discepoli (cfr. 7,17;9,28), che non possono capire che si parli di uguaglianza tra l’uomo e la donna.
I discepoli rivelano la medesima durezza e l’ostinazione che Gesù ha rimproverato ai farisei e al popolo.
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11 |
kai. le,gei auvtoi/j\ o]j a'n avpolu,sh| th.n gunai/ka auvtou/ kai. gamh,sh| a;llhn moica/tai evpV auvth,n\ E disse (dice) loro: "Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; |
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12 |
kai. eva.n auvth. avpolu,sasa to.n a;ndra auvth/j gamh,sh| a;llon moica/taiÅ e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio". |
Gesù riafferma l’uguaglianza menzionando le due possibilità contrarie; né l’uomo può prendere questa decisione per conto suo e nemmeno la donna.
Quest’ultimo caso era inconcepibile nella società giudaica, mentre poteva accadere nella società romana. La reazione assolutamente maschilista dei discepoli sottolinea il “ripudio” come prerogativa dell’uomo!
Il Vangelo di Marco compie uno sforzo catechetico diretto a far comprendere ad alcuni discepoli, che “hanno i pensieri degli uomini”, il rovesciamento dei valori del potere e del prestigio. I bambini sono i preferiti (10,13-16); Gesù si fa come uno schiavo (10,41-45). Nei discepoli del Vangelo di Marco, che non riescono né a comprendere né ad intendere, si riflette una chiesa che si adatta alla società patriarcale e per cui Gesù costituisce una istanza critica radicale.
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13 |
Kai. prose,feron auvtw/| paidi,a i[na auvtw/n a[yhtai\ oi` de. maqhtai. evpeti,mhsan auvtoi/jÅ Gli presentavano dei bambini ( i servitorelli) perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. |
È il secondo trittico: l’accettazione del regno (10,13-31)cfr. il primo trittico: pericolo nella comunità= il desiderio di preminenza (9,33b-50). La scena si svolge nella casa/comunità che accoglie i due gruppi di seguaci. I discepoli vedono malvolentieri l’affluenza di nuovi seguaci che non provengono dal giudaismo e hanno accolto il messaggio. (Gesù prende posizione).
I bambini/servitorelli come in 9,36 rappresentano i nuovi seguaci di Gesù (quelli che non mostrano ambizioni di onori e di preminenza e adottano un atteggiamento di servizio, condizione della vera sequela) non provenienti dal giudaismo, che accettano pienamente il suo programma.
I discepoli vogliono impedire che si avvicinino a Gesù e li rimproverano come se avessero un cattivo spirito (come aveva fatto Pietro con Gesù in 8,32). Appare di nuovo la tensione tra i due gruppi (cfr. 9,37).
C’è un forte contrasto tra coloro che portano i bambini da Gesù e l’atteggiamento dei discepoli. Essi, che dovrebbero accogliere i bambini come Gesù stesso (“chi accoglie uno di questi bambini...”), invece li rifiutano.
Il brusco passaggio dal v.12 al 13 sembra una incongruenza ma l’insegnamento proposto da Gesù richiede un rovesciamento dei valori del potere, del prestigio dell’uomo- maschio sull’uomo-femmina e di ogni forma di ingiustizia e squilibrio sociale. Se si è capaci di accogliere i “bambini”, socialmente insignificanti, si è anche disposti ad accogliere lo sconcertante e rivoluzionario insegnamento di Gesù.
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14 |
ivdw.n de. o` VIhsou/j hvgana,kthsen kai. ei=pen auvtoi/j\ a;fete ta. paidi,a e;rcesqai pro,j me( mh. kwlu,ete auvta,( tw/n ga.r toiou,twn evsti.n h` basilei,a tou/ qeou/Å Gesù, al vedere questo, si indignò, e disse loro: "Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. |
Gesù si indigna. La sua proibizione: non glielo impedite, mette in relazione questa pericope con quella dell’esorcista (9,39), figura di un seguace non israelita.
Hanno diritto al contatto con Gesù, perché, grazie alla loro scelta, Dio regna su di essi, su quelli che sono come costoro (lett. “di questi tali”), cioè su quelli che si fanno “ultimi di tutti e servi di tutti” (9,35).
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15 |
avmh.n le,gw u`mi/n( o]j a'n mh. de,xhtai th.n basilei,an tou/ qeou/ w`j paidi,on( ouv mh. eivse,lqh| eivj auvth,nÅ In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso". |
Gesù termina con un’affermazione solenne (in verità io vi dico=vi assicuro); l’atteggiamento di questi seguaci è quello necessario per entrare nel Regno, di cui la comunità cristiana è primizia.
Per loro, il Regno è davvero vicino (1,15): la loro scelta per Gesù ha colmato la distanza che li separava ed entrano in esso. Sono modello di accettazione/accoglienza della signoria di Dio perché aperti alla vita senza alcun pregiudizio.
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16 |
kai. evnagkalisa,menoj auvta. kateulo,gei tiqei.j ta.j cei/raj evpV auvta,Å E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo (ponendo) le mani su di loro. |
Come aveva fatto prima con un “bambino/servitorello” (9,36), anche qui, Gesù li abbraccia dimostrando la sua identificazione e il suo affetto e l’ abbraccio è come “essere fratello, sorella e madre” di Gesù (3.35).
Al gesto dell’abbraccio si unisce la benedizione di Gesù, l’abbondante comunicazione di vita a quelli che hanno dato frutto (4,24s).
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Riflessioni…
…Giuseppe non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto…
Anche lui era incorso nel dubbio, onesto e leale, se ripudiare la sua sposa, e con l’espediente del segreto aveva pensato di risolvere l’enigma e l’angoscia. Ma i Farisei per mettere alla prova chiedono, già sapendo, domandano per porre inciampi ad un Maestro: è lecito…?
A Giuseppe un Angelo risolve il problema, anzi gli apre gli occhi: manca il fondamento del dubbio sulla fedeltà.
Ai Farisei il Maestro fa richiami alle origini, fondamenta interpretative di eventi, di storie e biografie singole ed universali.
L’osservante-maschio della legge mosaica, per motivi di infedeltà, di
mancanze gravi o lievi, può far uso dell’atto di ripudio e licenzia
la donna-sposa: l’apprendistato dell’arte sponsale forse è fallito,
l’esperienza di amore presenta inefficienze, la donna non è all’altezza del
maschio-marito. Essa dunque non è pari, nella dignità, nei ruoli,
nell’essere, nella persona. È un oggetto e perciò si può licenziare, come un
garzone di bottega, rifiutare come non gradita e rimandare a casa del padre
suo.
Ripudiare,
rifiutare, licenziare, rimandare, bocciare, ricacciare: sono verbi-azioni
del potere, fondate sul dualismo, sulla separazione, su realtà distinte e
opposte; sono i verbi-giochi del potere-maschio che detta le regole, ammette
e rifiuta, connette e disfa secondo le leggi dell’utile e del profitto.
Ogni valore
morale viene subordinato a quello mercantile, pertanto il possesso determina
la norma. E il possesso del denaro, del potere, della giovinezza, della
bellezza, regola e determina spesso la decisione del ripudio della
donna-sposa.
Ma all’inizio
non è stato così: al punto di partenza erano solo distinti, ma appartenenti
alla stessa carne umana, alla stessa vitalità, e congiunti solo dopo da Dio
stesso, perché predisposti e preordinati ad un puzzle organico ed ordinato.
Un discorso incomprensibile, inaccettabile?
Solo uno spirito libero, scevro da pregiudizi e da false convinzioni, come un bambino, potrà cogliere l’originalità, la speranza e le novità del Maestro, posto sotto interrogatorio, ma che poi interroga e scomoda, fa pensare e dubitare delle proprie certezze, rimanda alle origini della vita ed invita a rivedere e rinnovare con il gusto del vero, ed a strappare libelli prestampati di ripudi e a ricomporre biografie di amore, anche con le regole del perdono.