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31 maggio 2009
Domenica di Pentecoste |
Anno B 1
Lett. 2 Lett. Gv 15,26-27; 16,12-15 |
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26 Quando verrà il Paràclito, che io manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27 e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. 12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13 Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14 Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. |
Gesù ha parlato ai discepoli della missione della sua comunità (15,1-11) che vive nell’amore vicendevole (15,12-17) e delle persecuzioni che essa subirà da parte del mondo ingiusto (15,18-25). Ora egli indica ai discepoli il loro compito, senza dissimularne le difficoltà, e l’aiuto di cui godranno. La missione consiste nella testimonianza riguardo a Gesù data da loro con lo Spirito che è in essi (15, 26-27).
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26 |
{Otan e;lqh| o` para,klhtoj o]n evgw. pe,myw u`mi/n para. tou/ patro,j( to. pneu/ma th/j avlhqei,aj o] para. tou/ patro.j evkporeu,etai( evkei/noj marturh,sei peri. evmou/\ Quando verrà il Paràclito (il Consolatore), che io manderò (a voi) dal Padre, lo Spirito della (di) verità che procede (proviene) dal Padre, egli darà testimonianza di me; |
Nel capitolo 14 Giovanni ha riportato l’annuncio dell’invio del Consolatore, termine che indica l’attività dello Spirito di verità. L’azione dello Spirito non consiste nel confortare, ma nel consolare, cioè nell’eliminazione radicale delle cause di sofferenza.
L’azione di questo Spirito a favore di tutti i bisognosi di vita e non di quanti – pur ritenendosi investiti – si disinteressano di quelli che hanno più bisogno, renderà chiaro da che parte sta il Padre.
In questo passo Gesù non parla di “suo Padre” (cfr. 15,23-24), ma “del Padre””, perché la relazione con Dio come Padre sarà propria di ogni uomo che risponda alla sua chiamata. Lo Spirito, la forza di vita, è la salvezza che Gesù porta, offerta all’umanità intera (3,17; 12,47).
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27 |
kai. u`mei/j de. marturei/te( o[ti avpV avrch/j metV evmou/ evsteÅ e (lett. ma) anche voi date testimonianza, perché siete con me[ fin] dal principio. |
La i>comunità dei credenti è invitata a collocarsi dalla stessa parte in cui si colloca Gesù: i bisognosi di vita. La comunità realizza il disegno del Padre: dare vita all’uomo inviando Gesù, cui comunica pienamente il suo Spirito (1,32-34; 3,16s; 4,34; 5,30; 6,39-40). Gesù lo comunica ai suoi perché essi continuino la sua opera.
L’espressione “fin dal principio”” non può avere un semplice significato cronologico, applicabile ad Andrea, Pietro, Filippo e Natanaele (1,35-51). Ogni discepolo, in qualunque epoca, è chiamato a rendere testimonianza a Gesù.
Ciò che l’evangelista afferma è che per rendere testimonianza a Gesù è necessario accettare come norma tutta la vita di Gesù, i>fin dal principio, senza separare Gesù risuscitato dal Gesù terreno.
MMettersi in rapporto unicamente con Gesù glorioso è la tentazione spiritualista e gnostica (1Gv 4,2-3; 5,6); Giovanni insiste per questo sull’accettazione di Gesù Uomo-Dio.
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16,12/b> |
::Eti polla. e;cw u`mi/n le,gein( avllV ouv du,nasqe basta,zein a;rti\ Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. |
Può comprendere a pieno il messaggio di Gesù solo chi come lui è pronto al dono della vita. I discepoli non sono ancora pronti. L’evangelista ha già sottolineato che solo dopo la morte e la risurrezione di Gesù i discepoli hanno compreso alcuni gesti di Gesù come l’ingresso in Gerusalemme (12,16) e la cacciata dei venditori dal Tempio (2,22).
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13 |
o[tan de. e;lqh| evkei/noj( to. pneu/ma th/j avlhqei,aj( o`dhgh,sei u`ma/j evn th/| avlhqei,a| pa,sh|\ ouv ga.r lalh,sei avfV e`autou/( avllV o[sa avkou,sei lalh,sei kai. ta. evrco,mena avnaggelei/ u`mi/nÅ (ma)Quando verrà lui (quello), lo Spirito della (di) verità, vi guiderà a (in) tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. |
C’è un cammino che la comunità deve compiere attraverso Gesù nella i>verità. Quel che Dio è e quel che l’uomo è non viene pienamente conosciuto se non attraverso gradi di conoscenza ed esperienza sempre più profondi. Mano a mano che la comunità crescerà nell’amore sarà sempre più chiaro il volto del Padre.
Le cose future sono i momenti dell’arresto di Gesù e della sua morte ignominiosa. Lo Spirito farà comprendere ai discepoli il vero significato della morte di Gesù scandalo per i Giudei e follia per i pagani (1Cor 1,23).
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14 |
evkei/noj evme. doxa,sei( o[ti evk tou/ evmou/ lh,myetai kai. avnaggelei/ u`mi/nÅ Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. |
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15 |
pa,nta o[sa e;cei o` path.r evma, evstin\ dia. tou/to ei=pon o[ti evk tou/ evmou/ lamba,nei kai. avnaggelei/ u`mi/nÅ Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. |
Compito dello Spirito è la proposta continua alla comunità del messaggio di Gesù. Questa azione rende manifesto l’amore di Gesù (i>la gloria) ai suoi.
Lo Spirito spinge sempre al nuovo, sempre pronto a dare nuove risposte ai bisogni dell’umanità. In questa attività lo Spirito prende da Gesù (prenderà da quel che è mio) il messaggio e l’amore (la gloria) manifestati nella sua morte: lo ascolta in quanto messaggio, lo prende in quanto amore, per comunicarlo.
Così la manifestazione della gloria ai discepoli non è soltanto un’illuminazione, ma una comunicazione dell’amore di Gesù che li mette in sintonia con lui. Tale è la funzione dello Spirito di verità. La penetrazione del messaggio, cioè la sintonia dell’amore, rende possibile l’interpretazione della storia.
Con questo Gesù indica che soltanto attraverso l’amore si può conoscere l’essere dell’uomo, interpretarne il destino e realizzare la società umana. Il modello e fonte dello Spirito è Gesù, che dà la vita per gli uomini.
Ciò che Gesù possiede in comune con il Padre è in primo luogo la gloria (l’amore) che questi gli ha comunicato (1,14), in altre parole l’amore leale e fedele (la gloria), lo Spirito (1,32; cfr. 17,10).
Tutto ciò non viene concepito come possesso statico, ma come rapporto dinamico con il Padre, comunicazione incessante e vicendevole, che fa sì che i due siano uno (10,30) e ne compenetra l’attività.
Gesù realizza così le opere del Padre (5,17.36; 10,25), il suo disegno creatore (4,34; 5,30; 6,38-40; cfr. 7,17; 9,31). Le opere del Padre, il suo disegno creatore, già realizzato in Gesù, deve realizzarsi nella comunità e orientare l’attività di questa verso gli uomini.
Lo Spirito unisce Gesù al Padre e così lo conduce alla piena realizzazione diventando l’esecutore del disegno del Padre e pertanto rende partecipe la comunità del dinamismo di Gesù (prende del mio)).
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Riflessioni…
E’ giunto ormai la festa della mietitura e dei primi frutti: il tempo è maturo, gli spazi definiti. Si raccolgono anche le persone, si mettono in cammino, invocano, sacrificano… E sono lì radunate, secondo il precetto mosaico per la festa dei 50 giorni.
Coincidono i tempi, si chiude per sempre il passato: l’E-vento dello Spirito conclude e inaugura.
Un rombo divino distoglie da ogni rito. Sono cancellati gli spazi e annullati i tempi. Ha inizio l’era dell’universalità: lo Spirito di Dio inabita ogni uomo, si avvia l’era della parola santificante, della pacificazione instaurata.
Crollano tutti i muri e con essi i nazionalismi, i fondamentalismi, i linguaggi codificati, e tutto comincia a rinnovarsi.
Crollano persino le mura del Cenacolo. Questo nel I secolo, 50 giorni dopo il grande evento della vita risorta. E comincia il Tempo dello Spirito.
I Cristiani sono adusi ai crolli ideologici, a frantumazioni di pietre murarie. E pertanto possono ben essere testimoni e banditori di ogni universalità.
E questo grazie a Gesù di Nazareth, Verbo che in principio era presso Dio, grazie al volere del Padre, grazie all’azione dello Spirito che crea, ri-crea e rinnova gli uomini e la loro storia.
E’ il Tempo dell’azione dello Spirito.
Egli è il Consolatore, è con colui che sta solo, cioè l’uomo, e a
lui si accompagna per dare un nuovo senso alla storia di ognuno e della Comunità
umana.
Egli esprime la verità fondante di ogni esistenza: la condivisione (Amore)
e il sostegno (araclito) che danno senso e valore alla vita,
un’autentica interpretazione alla storia, che diventa storia di solidarietà,
di progresso e di civiltà, nell’ Amore.
E tutti possono comprendere e condividere gli stessi pensieri/parole, perché ne colgono la radice: tutti intendono l’unico linguaggio e l’unico messaggio di salvezza, di libertà, di risurrezione, di donazione, perché di ognuno l’Amore è la radice, come Dio è la radice dell’essere.
E al primo, solenne, inaspettato e sorprendente annuncio di salvezza, bandito tra rombi ed esultanze di meraviglia/stupore/timore, i convenuti rispondono danzando, nello Spirito, e cantando, nella Gioia: Vieni Padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni luce dei cuori.
E, in compagnia dello Spirito, sperano e si impegnano a rinnovare la faccia della Terra.