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29 novembre 2009
DI AVVENTO |
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25 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti; 26 mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. 27 Allora vedranno il Figlio dell' uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. 28 Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina ". 34 "State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita, e che quel giorno non vi piombi addosso all' improvviso; 35 come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. 36 Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”. |
La descrizione che Gesù ha fatto della tragica fine della città santa (Lc 21,20s; cfr. Mc 13,24-27. 33; Mt 24,29-31. 48-50) dovrebbe far riflettere. Più che un castigo divino (Dio non interviene così nella storia dell’uomo), il disastro è provocato dall’arroganza del popolo stesso che ha riposto la sua fiducia nei mezzi umani: il potere, di mezzi, ne ha sempre di più potenti; e non si può contrastare il potere con le sue stesse armi, perchè ne ha sempre di più sofisticate.
C’è, tuttavia, uno squarcio di speranza: ”Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani saranno compiuti” (Lc 21,24). Questa rovina inaugura l’epoca dei pagani, che significa la venuta del Regno di Dio (cfr. 9,27).
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25 |
Kai. e;sontai shmei/a evn h`li,w| kai. selh,nh| kai. a;stroij( kai. evpi. th/j gh/j sunoch. evqnw/n evn avpori,a| h;couj qala,sshj kai. sa,lou( (E) "(Vi) saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli ( lett. dei pagani)) in ansia per il fragore del mare e dei flutti; |
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26 |
avpoyuco,ntwn avnqrw,pwn avpo. fo,bou kai. prosdoki,aj tw/n evpercome,nwn th/| oivkoume,nh|( ai` ga.r duna,meij tw/n ouvranw/n saleuqh,sontaiÅ mentre [gli] uomini moriranno (lett. verranno meno) per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra (lett. l’attesa delle cose venienti al mondo). Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. |
I discepoli avevano chiesto un segno che avrebbe dato il via alla restaurazione di Israele (v. 7b). Gesù qui risponde parlando loro di “segni cosmici” (che noi purtroppo abbiamo interpretato alla lettera come se si trattasse della descrizione della fine del mondo) in senso figurato come ha fatto fino ad ora (v. 11).
La catastrofe cosmica era simbolo della caduta di un ordine sociale ingiusto (cfr. Is 13,10;34,4; Ez 32,7-8; Gl 2,10.31;3,15) e appare come l’inaugurazione di un mondo diverso. Il termine usato “oivkoume,nh=oikuménē=intero mondo” evidenzia una dimensione universale.
La caduta del regime oppressore giudaico, conseguenza storica del rifiuto di un progetto, come quello di Gesù, improntato alla pace e alla “metanoia” personale, sarà seguita dalla successiva caduta degli oppressori pagani.
“Le potenze dei cieli saranno sconvolte”, sono i poteri divinizzati il cui prestigio vacilla.
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27 |
kai. to,te o;yontai to.n ui`o.n tou/ avnqrw,pou evrco,menon evn nefe,lh| meta. duna,mewj kai. do,xhj pollh/jÅ Allora vedranno il Figlio dell' uomo venire su una nube con (grande) potenza e gloria ( lett. con potenza e gloria grande). |
È il trionfo dell’Uomo sugli oppressori. La sua “potenza” di vita si oppone alle “potenze” di morte che vacillano; la sua “gloria grande/regalità” si oppone alla regalità degli oppressori che declina. Il Figlio dell’uomo viene nella sua condizione divina, come ricaviamo anche dall’elemento “nube” presente nell’evento della Trasfigurazione in Lc 9,34-35.
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28 |
avrcome,nwn de. tou,twn gi,nesqai avnaku,yate kai. evpa,rate ta.j kefala.j u`mw/n( dio,ti evggi,zei h` avpolu,trwsij u`mw/nÅ Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina ". |
Di fronte a questo completo cambiamento di situazione, i discepoli, lungi dal temere, devono risollevarsi e alzare il capo “perché la vostra liberazione è vicina”.
Gesù compone le prime coordinate della teologia della progressiva liberazione dell’uomo dai poteri ingiusti.
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34 |
Prose,cete de. e`autoi/j mh,pote barhqw/sin u`mw/n ai` kardi,ai evn kraipa,lh| kai. me,qh| kai. meri,mnaij biwtikai/j kai. evpisth/| evfV u`ma/j aivfni,dioj h` h`me,ra evkei,nh "State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita, e che quel giorno non vi piombi addosso all' improvviso; |
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35 |
w`j pagi,j\ evpeiseleu,setai ga.r evpi. pa,ntaj tou.j kaqhme,nouj evpi. pro,swpon pa,shj th/j gh/jÅ come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. |
L’ultimo avviso è rivolto a noi: la comunità deve mantenersi sobria e vigile. La vita dissoluta e la costante preoccupazione per il denaro soffocano il messaggio (cfr. 8,14) e non le consentono di instaurare il Regno di Dio (cfr. 12,31).
L’avvertimento è molto serio: “Prose,cete de. e`autoi/j = state attenti a voi stessi”. È lo stesso avviso che Gesù aveva dato in precedenza ai discepoli a proposito dei farisei (12,1), di quelli che causano scandalo (17,3) e degli scribi (20,46).
Il fatto che questo avvertimento venga ripetuto quattro volte dimostra che il pericolo è per tutti ed è imminente: anche a loro “quel giorno può piombare addosso improvviso”; Gesù parla del giorno in cui l’Uomo, che è lui stesso, si manifesterà con tutto il suo splendore, quando gli oppressori saranno caduti.
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36 |
avgrupnei/te de. evn panti. kairw/| deo,menoi i[na katiscu,shte evkfugei/n tau/ta pa,nta ta. me,llonta gi,nesqai kai. staqh/nai e;mprosqen tou/ ui`ou/ tou/ avnqrw,pouÅ Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire (lett. stare di fronte) davanti al Figlio dell’uomo”. |
I discepoli devono chiedere forza per mantenersi in piedi di fronte all’arrivo dell’Uomo e devono prepararsi affrontando la persecuzione e la morte.
Se continuano a identificarsi con la società ingiusta che sta crollando, anch’essi correranno incontro alla medesima sorte della società ingiusta e la venuta dell’Uomo per loro non sarà segno di liberazione (cfr. 21,28), ma, al contrario, “si abbatterà come un laccio” su di loro, come su tutti coloro “che abitano sulla faccia di tutta la terra” (v.35).
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Riflessioni…
Tutti vorrebbero forse vivere i segni penultimi della Storia: per sapere e vedere: come finirà?
Ai segni cosmici, in parallelo o in causa-effetto, si affiancano i segni psicologici: gli astri una volta luccicanti ora si spengono, così si smorzano fiducie e speranze…
Sorge allora il punto di vista nuovo: alziamo il capo e vediamo sole, luna, stelle annerite e spente, ed affiorano nuovi pensieri ed emozioni.
Ma oltre, rispunta l’uomo che parla di nuova energia, di nuova luce, di nuova vita. Si stacca da un fondo immobile, e ripropone la complessità, i punti di vista e riferisce a se stesso le linee infinite del mondo: di un mondo nuovo.
E rinasce, con l’attesa, la speranza, perché non avevamo nessun punto di vista, e oltre l’assenza e l’affievolimento, rispunta la prospettiva colorata e armonica che riesce a ridare vita, a dis-locarci in spazi nuovi, anche senza confini di tempo,
per rivedere sole, luna e stelle ridipinte, linee di ancoraggio e non più indefinite e disumane; e ricominciare a vedere volti, biografie umane, particolari prima reconditi, in una visione una volta spenta, ora nuova.
È la fine delle visioni del mondo, delle ideologie, dell’uomo. Da qui la sfida a perforare i muri di nebbia indistinti, e intravedere, da prospettive diverse, la vita, reinventandoci uomini-visionari, per riveder le stelle…
E potremo ripensare l’uomo oggi, come uomo convergente più che assoluto accentratore, uomo differente più che disumano dominatore di razze, uomo liberante più che groviglio di ansie e di angosce, uomo vivente più che paurosamente travolto in vortici di attese vane e vuoti accadimenti.
Sullo sfondo la figura reale di un Uomo, quello che è venuto dal Padre, da Betlemme, da tanto lontano: che invita a superare pigrizie, a ripensare nuove figure di uomo, ad abbandonare abitudini dormienti, a rinunciare a convinzioni radicali personali, per ritrovare persone e terre vere, per rifare la faccia della terra e restituirla ai legittimi proprietari: ai miti, ai pacifici, ai poveri…
Sullo sfondo, è Natale.