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28 giugno 2009
XIII Domenica del Tempo Ordinario |
Anno B
1 Lett. Sap 1,13-15; 2,23-24 2 Lett. 2Cor 8,7.9.13-15 Mc 5,21-43 |
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21 Essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. 22 E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi 23 e lo supplicò con insistenza: "La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva". 24 Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. 25 Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni 26 e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, 27 udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. 28 Diceva infatti: "Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata". 29 E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. 30 E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: "Chi ha toccato le mie vesti?". 31 I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "chi mi ha toccato?"». 32 Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33 E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34 Ed egli le disse: "Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male". 35 Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga, vennero a dire: "Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?". 36 Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: "Non temere, soltanto abbi fede!". 37 E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38 Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. 39 Entrato, disse loro: "Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme". 40 E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. 41 Prese la mano della bambina e le disse: "Talità kum", che significa: "Fanciulla, io ti dico: Alzati!". 42 E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. 43 E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare. |
Marco, dopo aver proposto la linea per eliminare l’oppressione nei popoli pagani basata sul potere del denaro, affronta il problema dell’oppressione in Israele, che ha due aspetti principali: la mancanza di sviluppo umano causata in una parte del popolo dalla sua sottomissione all’istituzione religiosa e l’emarginazione di quelli che non seguono le norme dell’istituzione.
Marco inizia esponendo la situazione estrema del popolo sottomesso all’istituzione; l’oppressione religiosa, che ne impedisce lo sviluppo umano, riduce il popolo in uno stato infantile, cioè incapace di prendere alcuna iniziativa che gli consenta di emanciparsi dalla propria situazione.
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21 |
Kai. diapera,santoj tou/ VIhsou/ Îevn tw/| ploi,w|Ð pa,lin eivj to. pe,ran sunh,cqh o;cloj polu.j evpV auvto,n( kai. h=n para. th.n qa,lassanÅ Essendo Gesù passato di nuovo in (lett. nella barca) barca all'altra riva, gli si radunò (lett. congregò) attorno molta folla ed [egli] stava lungo il mare (lett. restò vicino al mare). |
Una grande folla di Giudei accorre a Gesù, che ha rotto con l’istituzione, mostrando il suo malcontento nei confronti di essa. Gesù torna da Gerasa; la folla che accorre a lui, accettando il suo contatto con gli oppressi pagani, mostra che anch’essa vede in Gesù una speranza di liberazione. Mettono la loro speranza in Gesù, non percepiscono ancora la novità del suo messaggio (4,26-32), ma lo considerano un riformatore e un restauratore delle istituzioni tradizionali.
Inoltre Gesù “restò vicino al mare” (cfr. 2,13; 4,1), segno del passaggio ai paesi pagani e figura dell’orizzonte universale del messaggio, riaffermando la sua posizione in opposizione all’etnocentrismo (“si congregò” dalla radice del verbo greco deriva anche “sinagoga”) della folla.
Successivamente Marco sdoppia in due personaggi questa moltitudine oppressa dal regime religioso giudaico: la figlia di Giàiro, che rappresenta il popolo soggetto all’istituzione (v.23: figlioletta del capo di sinagoga) e la donna emorragica (5,24b-34), che rappresenta il popolo emarginato dall’istituzione (impura).
Sia i fedeli dell’istituzione religiosa che quelli che essa esclude sono vittime dell’oppressione che essa esercita.
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22 |
Kai. e;rcetai ei-j tw/n avrcisunagw,gwn( ovno,mati VIa,i?roj( kai. ivdw.n auvto.n pi,ptei pro.j tou.j po,daj auvtou/ E venne (lett. giunge) uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide (avendolo visto), gli si gettò (lett. cade) ai piedi |
Con la figura della bambina, figlia del capo di sinagoga (di nome Giairo: “Dio illumina/erà” oppure “Dio risveglia/erà” [LXX Nm 32,41; Gdc 10,30], alludendo alla risurrezione successiva della figlia), Marco descrive la drammatica situazione dei Giudei inseriti nell’istituzione religiosa e sottomessi ad essa. L’uso di numerosi presenti storici nel brano: giunge - cade – prega = espediente per attualizzare l’episodio.
Il tema era stato iniziato nell’episodio dell’uomo con il braccio atrofizzato (3,1-7a), dove si mostrava il popolo come un invalido senza capacità di azione, per la paralizzante osservanza della Legge che gli veniva imposta.
Il legalismo tiene queste persone in una tale situazione di dipendenza da privarle di ogni libertà, creatività e iniziativa, rendendole quindi infantili (bambina).
Marco presenta un funzionario, incaricato dell’amministrazione e dell’organizzazione della sinagoga, il quale, di fronte all’impossibilità di trovare una soluzione all’interno dell’istituzione che egli stesso rappresenta, osa, per amore del popolo, ricorrere a Gesù, rifiutato dal sistema religioso di cui egli (=Giàiro) fa parte.
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23 |
kai. parakalei/ auvto.n polla. le,gwn o[ti to. quga,trio,n mou evsca,twj e;cei( i[na evlqw.n evpiqh/|j ta.j cei/raj auvth/| i[na swqh/| kai. zh,sh|Å e lo supplicò (lett. lo prega) con insistenza: "La mia figlioletta sta morendo (lett. è agli estremi): vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva". |
Il problema sta nel fatto che l’oppressione legalista sta portando certi settori del popolo ad uno stato di indifferenza e di inazione che equivale a una morte in vita (la mia figlioletta è agli estremi).
Il capo di sinagoga (potere-carica) non trova rimedio nel suo sistema e come persona (Giàiro) sceglie di ricorrere a Gesù, lo scomunicato dalla sinagoga. Pensa che Gesù possa evitare il disastro infondendo vita nel contesto delle istituzioni del passato (perché sia salvata e viva); spera in una rivitalizzazione del popolo prima che esso perda la capacità di reazione.
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24 |
kai. avph/lqen metV auvtou/Å kai. hvkolou,qei auvtw/| o;cloj polu.j kai. sune,qlibon auvto,nÅ Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. |
Senza dire parola, Gesù lo accompagna, mostrando la sua piena disponibilità ad aiutare chi ricorre a lui.
Appare un’altra folla, quella dei seguaci di Gesù (molta folla lo seguiva; cfr. anche 2,15:”Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano”) che non provengono dall’istituzione giudaica (cfr. 3,32.34;4,10:”quelli che stavano attorno a lui”); qui Marco esprime la loro vicinanza e la loro adesione a Gesù con l’osservazione gli si stringeva intorno.
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25 |
Kai. gunh. ou=sa evn r`u,sei ai[matoj dw,deka e;th Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni |
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26 |
kai. polla. paqou/sa u`po. pollw/n ivatrw/n kai. dapanh,sasa ta. parV auvth/j pa,nta kai. mhde.n wvfelhqei/sa avlla. ma/llon eivj to. cei/ron evlqou/sa( e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, |
A questo punto Marco intercala l’episodio della donna con flusso di sangue, rappresentante dell’altro settore oppresso all’interno della società giudaica. Si ricollega tematicamente con l’episodio del lebbroso (1,39-45), prototipo degli emarginati dall’istituzione religiosa, ed espone l’alternativa che Gesù offre a questo settore del popolo.
La sua collocazione centrale, tra le due parti del racconto sulla figlia di Giàiro, dimostra l’importanza che ha il problema dell’emarginazione e la stretta connessione che esiste tra i due modi di oppressione.
La donna, impura, per la sua malattia (Lv 15,25-30), inferma e sterile, rappresenta l’Israele (dodici anni) emarginato dall’istituzione sinagogale. Dopo aver tentato innumerevoli volte di trovare una soluzione, ha constatato l’impossibilità di uscire dalla sua situazione nell’ambito della Legge, mediante i riti religiosi che questa stabilisce, perché è il legalismo farisaico che la tiene in quello stato, sottoponendola contemporaneamente a uno sfruttamento economico.
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27 |
avkou,sasa peri. tou/ VIhsou/( evlqou/sa evn tw/| o;clw| o;pisqen h[yato tou/ i`mati,ou auvtou/\ udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. |
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28 |
e;legen ga.r o[ti eva.n a[ywmai ka'n tw/n i`mati,wn auvtou/ swqh,somaiÅ Diceva infatti: "Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata". |
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29 |
kai. euvqu.j evxhra,nqh h` phgh. tou/ ai[matoj auvth/j kai. e;gnw tw/| sw,mati o[ti i;atai avpo. th/j ma,stigojÅ E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male (lett. dal flagello). |
Per questo, i gruppi emarginati da essa rappresentati si rivolgono a Gesù, di cui hanno sentito parlare, animati dalla presenza attorno a lui di una folla di seguaci che non provengono dal giudaismo. Hanno piena fiducia che Gesù possa mettere fine al loro stato.
Ora, mescolata con il gruppo non israelita, la donna viola la Legge che le proibiva il contatto con gli altri (Lv 15,25); ella lasciando da parte la Legge e dando la sua adesione a Gesù sperimenta la sua libertà nei confronti dell’istituzione e la vita nuova che egli comunica.
La forza di vita che esce da Gesù è lo Spirito.
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30 |
kai. euvqu.j o` VIhsou/j evpignou.j evn e`autw/| th.n evx auvtou/ du,namin evxelqou/san evpistrafei.j evn tw/| o;clw| e;legen\ ti,j mou h[yato tw/n i`mati,wnÈ E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: "Chi ha toccato le mie vesti?". |
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31 |
kai. e;legon auvtw/| oi` maqhtai. auvtou/\ ble,peij to.n o;clon sunqli,bonta, se kai. le,geij\ ti,j mou h[yatoÈ I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "chi mi ha toccato?"». |
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32 |
kai. perieble,peto ivdei/n th.n tou/to poih,sasanÅ Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. |
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33 |
h` de. gunh. fobhqei/sa kai. tre,mousa( eivdui/a o] ge,gonen auvth/|( h=lqen kai. prose,pesen auvtw/| kai. ei=pen auvtw/| pa/san th.n avlh,qeianÅ E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. |
Quindi, gli emarginati di Israele trovano in Gesù un’alternativa alla loro situazione; ma non osano farlo pubblicamente. Tuttavia Gesù non vuole che questi gruppi tengano nascosto ciò che è accaduto.
Con la loro decisione hanno esercitato la libertà e assunto le proprie responsabilità; ora dovranno affrontare l’opposizione dei circoli osservanti facendo conoscere il cambiamento che si è verificato in loro attraverso la rottura con l’istituzione e l’adesione a lui.
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o` de. ei=pen auvth/|\ quga,thr( h` pi,stij sou se,swke,n se\ u[page eivj eivrh,nhn kai. i;sqi u`gih.j avpo. th/j ma,stigo,j souÅ Ed egli le disse: "Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male" (lett. dal tuo flagello). |
Così si integreranno nella sua alternativa (va’ verso la pace).
L’appellativo figlia allude di nuovo a Israele (cfr. Sof 3,14; Zac 9,9:«figlia di Sion»); la tua fede ti ha salvato, a livello narrativo, indica che ella è stata curata; a livello teologico (il verbo usato è se,swke,n da sw,|zw=sōzō che comporta la fede-adesione in Gesù a differenza del verbo qerapeu,w=therapèuō che non comporta la fede in Gesù) indica la salvezza (il dono dello spirito) ottenuta attraverso la fede.
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:Eti auvtou/ lalou/ntoj e;rcontai avpo. tou/ avrcisunagw,gou le,gontej o[ti h` quga,thr sou avpe,qanen\ ti, e;ti sku,lleij to.n dida,skalonÈ Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga, vennero (vengono) a dire: "Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?". |
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o` de. VIhsou/j parakou,saj to.n lo,gon lalou,menon le,gei tw/| avrcisunagw,gw|\ mh. fobou/( mo,non pi,steueÅ Ma Gesù, udito (lett. il ripetitivo lamento) quanto dicevano, disse (dice) al capo della sinagoga: "Non temere, soltanto abbi fede!". |
Marco torna al problema di quelli che sono sottomessi all’istituzione (la figlia di Giàiro). Per mostrare la forza di Gesù e la differenza radicale del suo progetto con il passato, spinge la situazione fino al limite estremo: la bambina/il popolo muore.
La morte significa che questo popolo, vittima dell’oppressione religiosa, perde la sua fede nell’istituzione, rimanendo senza obiettivo nella vita e senza accesso a Dio (cfr. 6,34). Ma per chi confida in Gesù non esiste situazione disperata.
Lo stato di morte sarebbe irreversibile se non ci fosse alternativa, ma Gesù offre la sua alternativa. Il popolo deluso, senza speranza e annullato dall’oppressione che ha sofferto, non è definitivamente perduto; nell’adesione a Gesù ha una nuova possibilità di vita, indipendente dalle istituzioni del passato che lo hanno portato alla morte.
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37 |
kai. ouvk avfh/ken ouvde,na metV auvtou/ sunakolouqh/sai eiv mh. to.n Pe,tron kai. VIa,kwbon kai. VIwa,nnhn to.n avdelfo.n VIakw,bouÅ E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. |
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38 |
kai. e;rcontai eivj to.n oi=kon tou/ avrcisunagw,gou( kai. qewrei/ qo,rubon kai. klai,ontaj kai. avlala,zontaj polla,( Giunsero (giungono) alla casa del capo della sinagoga ed egli vide (vede) trambusto e gente che piangeva e urlava forte (lett. si lamentava molto). |
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39 |
kai. eivselqw.n le,gei auvtoi/j\ ti, qorubei/sqe kai. klai,eteÈ to. paidi,on ouvk avpe,qanen avlla. kaqeu,deiÅ Entrato, disse (dice) loro: "Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme". |
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40 |
kai. katege,lwn auvtou/Å auvto.j de. evkbalw.n pa,ntaj paralamba,nei to.n pate,ra tou/ paidi,ou kai. th.n mhte,ra kai. tou.j metV auvtou/ kai. eivsporeu,etai o[pou h=n to. paidi,onÅ E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. |
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41 |
kai. krath,saj th/j ceiro.j tou/ paidi,ou le,gei auvth/|\ taliqa koum( o[ evstin meqermhneuo,menon\ to. kora,sion( soi. le,gw( e;geireÅ Prese (presa) la mano della bambina [e] le disse (lett. le dice): "Talità kum", che significa: "Fanciulla, io ti dico: Alzati!". |
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42 |
kai. euvqu.j avne,sth to. kora,sion kai. periepa,tei\ h=n ga.r evtw/n dw,dekaÅ kai. evxe,sthsan Îeuvqu.jÐ evksta,sei mega,lh|Å E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. |
I tre discepoli che accompagnano Gesù formano il primo gruppo della lista dei Dodici, ai quali Gesù ha dato soprannomi che indicavano la loro resistenza al messaggio (cfr. 3,16s). Gesù li prende con sé perché capiscano e siano testimoni che la forza di vita presente in lui è più potente della morte stessa.
Gesù entra in un ambito dove regna la disperazione (vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte) e dove c’è la totale incredulità nella possibilità di rimedio per la situazione (e lo deridevano).
Le designazioni della bambina cambiano: in bocca di Giàiro è la mia figlioletta= to. quga,trio,n mou, indicando dipendenza e affetto (v. 23); gli inviati la chiamano tua figlia= h` quga,thr sou, semplice dipendenza (v. 35); Gesù, prima la chiama la fanciulla= to. paidi,on, che sottolinea la sua età immatura, ma non denota dipendenza (v.40.41); poi si rivolge a lei chiamandola ragazza= to. kora,sion (giovane da sposare), indicando la sua indipendenza e il futuro fecondo che l’aspetta (v.42).
Gesù, che dà vita e fecondità a questo popolo, è “lo sposo” (2,19).
Quello chiamato prima “capo di sinagoga” ora diventa il “padre” (v.40); la funzione ufficiale viene sostituita dal fatto nuovo. Essendo nominato insieme alla “madre” non rappresenta una figura di autorità, ma di vita.
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43 |
kai. diestei,lato auvtoi/j polla. i[na mhdei.j gnoi/ tou/to( kai. ei=pen doqh/nai auvth/| fagei/nÅ E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare. |
L’ordine che nessuno venisse a saperlo, incongruente sul piano storico, dimostra il senso teologico del brano/pericope. Al contrario di quanto accaduto con gli emarginati, rappresentati da una donna adulta (5,25-34), questo popolo, sottomesso da sempre alla dottrina degli scribi e a una morale eteronoma (contrario di autonoma) e rigida (l’osservanza legalista), è reso infantile (bambina).
Per questo il popolo non è ancora preparato a far fronte all’opposizione dei dirigenti qualora rendesse pubblica la sua adesione a Gesù. Questa, per il momento, deve essere tenuta segreta; il gruppo cristiano deve aiutarlo a crescere e a svilupparsi umanamente fino a far sua la proposta di Gesù e abbia forza in se stesso (darle da mangiare).
Solo allora sarà capace di resistere all’assalto del sistema religioso, che si oppone con tutte le sue forze a questo programma e a questa attività.