27 settembre 2009


XXVI Domenica

del

Tempo Ordinario

Anno B

1 Lett.

Nm 11,25-29

2 Lett.

Gc 5,1-6

Vang.

Mc 9,38-43.45.47-48

 

38 In quel tempo, Giovanni gli disse: "Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva".

39 Ma Gesù disse: "Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me:

40 chi non è contro di noi è per noi.

41 Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.

42 Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.

43 Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geénna, nel fuoco inestinguibile. [44]

45 E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geénna. [46]

47 E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geénna,

48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue".

Al centro del trittico (Mc 9,33b-50) si trova l’intervento di Giovanni, uno dei Dodici o nuovo Israele. Questi pretendono che l’altro gruppo di seguaci si adegui alle categorie del giudaismo che essi seguono ancora.

 

38

:Efh auvtw/| o` VIwa,nnhj\ dida,skale( ei;dome,n tina evn tw/| ovno,mati, sou evkba,llonta daimo,nia kai. evkwlu,omen auvto,n( o[ti ouvk hvkolou,qei h`mi/nÅ

Giovanni gli disse: "Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo (impedivamo a lui), perché non ci seguiva".

Giovanni, l’autoritario (3,17: “il Tuono”), parla a nome del gruppo, che condivide il suo atteggiamento (abbiamo visto). I Dodici non tollerano ( impedivamo a lui) che eserciti la missione colui che non accetta le categorie del giudaismo (non ci seguiva). Giovanni esclude ogni sequela di Gesù che non includa l’identificazione con l’ideologia dei Dodici.

Come “il ragazzino” (9,33b-37), anche l’individuo anonimo rappresenta i seguaci non israeliti, qui però impegnati in una attività; questa, fondata sulla vera sequela, è liberatrice come quella di Gesù (cfr. 3,22s) ed elimina i fanatismi (demòni) che impediscono la convivenza umana; i discepoli, invece, per la loro mancanza di sequela, non c’erano riusciti (9,18.28).

 

39

o` de. VIhsou/j ei=pen\ mh. kwlu,ete auvto,nÅ ouvdei.j ga,r evstin o]j poih,sei du,namin evpi. tw/| ovno,mati, mou kai. dunh,setai tacu. kakologh/sai, me\

Ma Gesù disse: "Non glielo impedite ( non vietate a lui), perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me:

40

o]j ga.r ouvk e;stin kaqV h`mw/n( u`pe.r h`mw/n evstinÅ

chi (infatti) non è contro di noi è per noi.

Gesù rimprovera chi impedisce quella attività. Chi libera affermando il legame con lui ha una adesione stabile alla sua persona ed è un alleato. Infatti, possiede un’autorità come quella che Gesù stesso intendeva comunicare ai Dodici per espellere i demòni (3,14-15).

 

41

}Oj ga.r a'n poti,sh| u`ma/j poth,rion u[datoj evn ovno,mati o[ti Cristou/ evste( avmh.n le,gw u`mi/n o[ti ouv mh. avpole,sh| to.n misqo.n auvtou/Å

Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà (affatto) la sua ricompensa.

Se i Dodici, nella missione, rispecchiano la figura di Gesù Messia, porteranno anch’essi la presenza di Gesù e del Padre che sarà la ricompensa di chi li accoglie (cfr. 9,37).

Queste due pericopi sono complementari: quella del “ragazzino” (9,33b-37) mostra cosa significa “stare con Gesù” (3,14), cioè, identificarsi con lui, rinunciando all’ambizione di preminenza e adottando il suo atteggiamento di servizio; il gruppo di seguaci non israeliti lo mette in atto, i Dodici, invece, no; la seconda pericope, quella dell’uomo che espelle i demòni (9,38-41), esemplifica la missione liberatrice (3,14-15) realizzata dal gruppo non israelita, mentre i Dodici falliscono; rimanendo attaccati alle categorie del giudaismo, non “stanno con Gesù” e non hanno alternativa da proporre.

La volontà dei Dodici di impedire la missione di quelli che non si attengono alle loro categorie riflette certamente conflitti che appartengono all’epoca di Marco. Diventa evidente la polemica di questo evangelista contro i circoli cristiani giudaizzanti.

 

42

Kai. o]j a'n skandali,sh| e[na tw/n mikrw/n tou,twn tw/n pisteuo,ntwn Îeivj evme,Ð( kalo,n evstin auvtw/| ma/llon eiv peri,keitai mu,loj ovniko.j peri. to.n tra,chlon auvtou/ kai. be,blhtai eivj th.n qa,lassanÅ

Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono[ in me], è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.

Tornando al tema dell’ambizione (9,34), Gesù mette severamente in guardia contro di essa, perché per colpa dell’ambizione quelli che pensavano di trovare un’alternativa di uguaglianza e di fraternità nella comunità cristiana possono restare delusi e abbandonarla.

C’è un avviso di Gesù: peggio che morire è far del male ai piccoli (opposto a “più grande”, 9,34), a quelli che non nutrono ambizioni di onori e di preminenza e adottano un atteggiamento di servizio (9,35), condizione della vera sequela.

Si tratta, come prima, dei seguaci non israeliti (uno solo di questi piccoli = 9,37: “un ragazzino di questi”).

Lo scandalo esiste quando nella comunità ci sono alcuni che pretendono di essere più grandi, di essere serviti invece che servire (10,45), mettendosi al di sopra degli altri come superiori ad essi.

Questa ambizione metterebbe in pericolo l’adesione de “i piccoli” a Gesù.

Continua la polemica di Marco contro quelli che pretendono di deformare il messaggio di Gesù introducendo modi di agire frequenti nel giudaismo.

 

43

Kai. eva.n skandali,zh| se h` cei,r sou( avpo,koyon auvth,n\ kalo,n evsti,n se kullo.n eivselqei/n eivj th.n zwh.n h' ta.j du,o cei/raj e;conta avpelqei/n eivj th.n ge,ennan( eivj to. pu/r to. a;sbestonÅ

Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geénna, nel fuoco inestinguibile. [44]

45

kai. eva.n o` pou,j sou skandali,zh| se( avpo,koyon auvto,n\ kalo,n evsti,n se eivselqei/n eivj th.n zwh.n cwlo.n h' tou.j du,o po,daj e;conta blhqh/nai eivj th.n ge,ennanÅ

E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geénna. [46]

47

kai. eva.n o` ovfqalmo,j sou skandali,zh| se( e;kbale auvto,n\ kalo,n se, evstin mono,fqalmon eivselqei/n eivj th.n basilei,an tou/ qeou/ h' du,o ovfqalmou.j e;conta blhqh/nai eivj th.n ge,ennan(

E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geénna,

48

o[pou o` skw,lhx auvtw/n ouv teleuta/| kai. to. pu/r ouv sbe,nnutaiÅ

dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.

Bisogna operare delle scelte, per quanto dolorose, perché sono scelte tra il successo e il fallimento dell’esistenza;

ogni attività (simboleggiata dalla mano),

ogni comportamento (il piede)

o aspirazione (l’occhio),

che cerca prestigio e superiorità, è viziata e occorre sopprimerla, perchè mette in pericolo la fedeltà al messaggio e blocca lo sviluppo personale. Le immagini che Gesù usa sono forti: occorre estirpare tutto ciò che in ciascuno di noi si oppone al messaggio e causa danno a quelli che vogliono essergli fedele. Solo questa decisione porta alla vita, l’opzione contraria porta alla morte.

La vita” (v. 43.45) è in parallelo con “il Regno di Dio” (v. 47); si tratta, quindi, di garantire la pienezza di vita sia nel mondo presente che in quello futuro.

L’espressione “il verme che non muore e il fuoco che non si estingue” è presa da un testo profetico (Is 66,24), che si riferisce a cadaveri che vengono bruciati e non a vivi che soffrono; la giustapposizione di vermi e fuoco, che sarebbero incompatibili, relativizza le immagini e con esse non viene descritto tanto un tormento eterno quanto una forma di autodistruzione totale.

 

Riflessioni…