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26 aprile 2009
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Anno B 1 Lett. At 3,13-15.17-19 2 Lett. Lc 24,35-48 |
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35 Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". 37 Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38 Ma egli disse loro: "Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho". 40 Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41 Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: "Avete qui qualcosa da mangiare?". 42 Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43 egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 44 Poi disse: "Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". 45 Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46 e disse loro: "Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47 e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48 Di questo voi siete testimoni. 49 Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città finché non siate rivestiti di potenza dall’alto". |
Siamo al termine dell’episodio di Emmaus, proprio di Luca ( l’episodio è stato descritto come una fuga da Gerusalemme), l’evangelista intende descrivere il vero cammino che devono compiere i discepoli per riconoscere la presenza di Gesù nella storia.
L’ideologia condivisa dai discepoli impedisce loro di riconoscere Gesù nel compagno di viaggio. Riconoscono che è un profeta, ma credono ancora nei loro capi nonostante che questi lo abbiano tradito e giustiziato (“i Sommi Sacerdoti e i nostri capi” 24,20) e proiettano sulla sua persona elementi nazionalistici (“Gesù Nazareno” 24,19); “ noi speravamo che fosse lui a liberare Israele” 24,21).
Speravano solo in un trionfo terreno e né le ripetute predizioni di Gesù (9,22.44s; 18,32-34), né gli indizi della sua risurrezione (testimonianza delle donne e dei rappresentanti della Scrittura 24,22; cfr. v.11), né la conferma del racconto delle donne da parte di Pietro (24,24; cfr. v.12) hanno ravvivato la loro speranza: “con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute” (24,21).
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35 |
kai. auvtoi. evxhgou/nto ta. evn th/| o`dw/| kai. w`j evgnw,sqh auvtoi/j evn th/| kla,sei tou/ a;rtouÅ Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. |
Ma adesso c’è stato un riconoscimento importante. Lo riconoscono nel gesto della condivisione del pane che può sfamare tutto Israele. Lo sentono vivo, come quando “ardeva loro il cuore in petto mentre conversava con loro lungo il cammino” (24,32).
Parola e gesto: se vogliamo capire il disegno di Dio dobbiamo anche noi abituarci a condividere come fece Gesù dando se stesso con gesto supremo di donazione (22,19) e significando quel gesto con la “frazione del pane”.
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36 |
Tau/ta de. auvtw/n lalou,ntwn auvto.j e;sth evn me,sw| auvtw/n kai. le,gei auvtoi/j\ eivrh,nh u`mi/nÅ Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". |
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37 |
ptohqe,ntej de. kai. e;mfoboi geno,menoi evdo,koun pneu/ma qewrei/nÅ Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. |
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38 |
kai. ei=pen auvtoi/j\ ti, tetaragme,noi evste. kai. dia. ti, dialogismoi. avnabai,nousin evn th/| kardi,a| u`mw/nÈ Ma egli disse loro: "Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? |
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39 |
i;dete ta.j cei/ra,j mou kai. tou.j po,daj mou o[ti evgw, eivmi auvto,j\ yhlafh,sate, me kai. i;dete( o[ti pneu/ma sa,rka kai. ovste,a ouvk e;cei kaqw.j evme. qewrei/te e;contaÅ Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho". |
Lo sconcerto e la sorpresa li sconvolge: non sono per nulla preparati ad accogliere come risorto Gesù che deve insistere con il suo metodo, parola e gesto: Pace a voi. Sono propensi a credere che sia il fantasma di un morto.
Gesù insiste nel mostrarsi vivo, anche nella sua fisicità: “Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi… un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho”.
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40 |
kai. tou/to eivpw.n e;deixen auvtoi/j ta.j cei/raj kai. tou.j po,dajÅ Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. |
Il primo effetto dell’apparizione è come sempre causa di paura e di sbigottimento. La paura è sempre segno che si è di fronte a un essere o a un evento inconsueto, soprannaturale.
Secondo Luca gli Undici non pensano al Cristo risorto ma a qualche spirito (v.37). (Giovanni cancella il ricordo della paura sostituendolo con quello della gioia [Gv 20.20], ma ha in appendice l’episodio di Tommaso che rimette in discussione l’esperienza avuta).
Il testo illustra il cammino dall’incredulità alla fede. Gli Undici non hanno accettato i primi annunzi della risurrezione (vv.10-11), ora Gesù stesso per convincerli si fa vedere, toccare, mangia con loro, ma soprattutto li introduce alla comprensione delle Scritture.
Gesù non solo propone ma dà la possibilità di constatare e controllare la verità delle sue parole.
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41 |
e;ti de. avpistou,ntwn auvtw/n avpo. th/j cara/j kai. qaumazo,ntwn ei=pen auvtoi/j\ e;cete, ti brw,simon evnqa,deÈ Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: "Avete qui qualcosa da mangiare?". |
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oi` de. evpe,dwkan auvtw/| ivcqu,oj ovptou/ me,roj\ Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; |
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43 |
kai. labw.n evnw,pion auvtw/n e;fagenÅ egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. |
Le “prove” della risurrezione diventano alla fine schiaccianti; egli si siede a tavola con loro, mangia “in loro presenza” (evnw,pion auvtw/n) un pezzo di pesce arrostito.
Il racconto nonostante tutto non cancella il mistero della risurrezione. La “prova” che Gesù dà agli Undici è tradotta in termini accessibili ed efficaci, secondo l’intento di Luca, che sta fornendo una “dimostrazione” a Teofilo (cfr. Lc 1,1-4: Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teofilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. Ed ancora At 1,1-3: Nel primo racconto, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio.).
Era importante insistere, attraverso espedienti letterari, sull’affermazione della realtà della Risurrezione. I dettagli descrittivi illustrano che Gesù “non è uno spirito” (v. 39), come gli Undici e con loro altri potevano pensare, e come era facile trovare nelle credenze del tempo (cfr. At 23,9).
La Bibbia parla dello “spirito dei morti” (Gen 18,2; 1Sam 28,13-14; Dn 8,45; 12,5). Con tali richiami, l’Evangelista vuol far sapere che non è solo col suo spirito che Gesù si sta manifestando ora agli apostoli ma con tutta la sua realtà.
Luca insiste sulla “corporeità” per garantire la realtà dell’avvenimento, non per descrivere la condizione del risorto, ma per offrire una “prova” immediata e convincente dell’avvenimento.
Gesù è risorto, è vivo quanto lo era in precedenza, per questo può sedersi a tavola e mangiare con loro.
Le “dimostrazioni” sono forse banali, ma il loro significato è chiaro. L’impressione che Luca voglia attribuire a Gesù risorto un corpo materiale, bisognoso di alimentazione, svanisce, poiché assegna contemporaneamente al medesimo corpo la capacità di apparire improvvisamente (v.36) e di elevarsi in alto verso il cielo (v.51), come può fare solo chi non ha corpo materiale.
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44 |
Ei=pen de. pro.j auvtou,j\ ou-toi oi` lo,goi mou ou]j evla,lhsa pro.j u`ma/j e;ti w'n su.n u`mi/n( o[ti dei/ plhrwqh/nai pa,nta ta. gegramme,na evn tw/| no,mw| Mwu?se,wj kai. toi/j profh,taij kai. yalmoi/j peri. evmou/Å Poi disse: "Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". |
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45 |
to,te dih,noixen auvtw/n to.n nou/n tou/ sunie,nai ta.j grafa,j\ Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture |
Le preoccupazioni dell’evangelista non sono tanto storico-cronologiche, quanto apologetico-teologiche: annunziare e spiegare la risurrezione che è continuazione della vita, anche se questa è intesa in un modo inadeguato.
L’autore si preoccupa forse di garantire anche il fatto della resurrezione, ma in questo caso, più che a ciò che ha raccontato deve far ricorso alla parola di Dio (Scrittura) e dello stesso Gesù.
La risurrezione è oggetto di fede e non di testimonianze, qualificate o meno (v.44). Luca propone il richiamo fondamentale ai colloqui avuti col Cristo storico. I discepoli, in un periodo determinante per la loro vita, concreto e sufficientemente lungo, hanno avuto modo di sentire chi egli era, e quale era la strada segnata, sul suo conto, nelle Scritture.
La base di partenza di qualsiasi discorso sulla risurrezione è quest’esperienza col Cristo storico. Qui essi non potevano essere ingannati o ingannarsi sulla credibilità del profeta che avevano scelto di seguire.
Le Scritture hanno preannunziato la venuta del messia, Gesù l’ha ricordato già ai discepoli di Emmaus (vv.25-27), ma ora aggiunge che anche i Salmi, oltre Mosè e i Profeti, hanno parlato delle “cose” che i discepoli hanno sperimentato con e dopo la sua morte.
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46 |
kai. ei=pen auvtoi/j o[ti ou[twj ge,graptai paqei/n to.n cristo.n kai. avnasth/nai evk nekrw/n th/| tri,th| h`me,ra|( e disse loro: "Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, |
Il mistero di Cristo si può, se non spiegare, illustrare e giustificare unicamente attraverso le Scritture. Solo Dio conosce il suo inviato, il Messia, il cammino che deve percorrere e può segnalarlo agli uomini. I segreti di Dio non si scoprono attraverso la riflessione o la sapienza umana, ma aprendosi all’accoglienza della libera e gratuita rivelazione da parte di Dio; una rivelazione avvenuta attraverso i suoi Profeti, e in modo eccezionale attraverso Gesù.
Per questo il richiamo alla Scrittura non è facoltativo, ma obbligatorio se vogliamo accogliere il piano di Dio e insieme il “Cammino” di Cristo, con le tappe scomode, sconvolgenti della sua esistenza.
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kai. khrucqh/nai evpi. tw/| ovno,mati auvtou/ meta,noian eivj a;fesin a`martiw/n eivj pa,nta ta. e;qnhÅ avrxa,menoi avpo. VIerousalh.m e nel suo nome (attenti! Alla lett.: sarebbe stata annunciata una conversione/un cambiamento per [la] remissione dei peccati per tutti i popoli, cominciando…) saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati , cominciando da Gerusalemme. |
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u`mei/j ma,rturej tou,twnÅ Di questo voi siete testimoni. |
La catechesi cristologica si conclude con un discorso di missione per i discepoli chiamati a diventare i continuatori dell’opera di Cristo. La sua opera deve continuare per mezzo dei suoi seguaci. Non è un consiglio, un’esortazione, ma una necessità.
L’annuncio di metanoia-cambiamento necessaria/o per la liberazione dei peccati è per tutti i popoli = eivj pa,nta ta. e;qnh, e qui, con nostra sorpresa, troviamo:cominciando da Gerusalemme, la città sacra!
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49 |
kai. Îivdou.Ð evgw. avposte,llw th.n evpaggeli,an tou/ patro,j mou evfV u`ma/j\ u`mei/j de. kaqi,sate evn th/| po,lei e[wj ou- evndu,shsqe evx u[youj du,naminÅ Ed ecco, io mando su di voi colui (lett. la promessa del Padre mio) che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città finché non siate rivestiti di potenza dall’alto". |
Se i discepoli sono i continuatori e i testimoni di Gesù, si ripete in loro l’investitura che si è compiuta in Cristo. Anch’egli si è mosso dopo il battesimo in virtù dello Spirito (4,14); la stessa cosa deve ripetersi negli apostoli preconizzati già missionari della conversione e del perdono (v.47).
Per i missionari occorre una particolare assistenza dall’alto = evx u[youj du,namin: potenza di fede, capacità di piegare gli animi, di cambiare le coscienze, di rinnovare i cuori, di inaugurare una nuova creazione.
Lo Spirito Santo darà la forza per realizzare l’utopia del Regno. Questa è la Promessa del Padre, th.n evpaggeli,an (= epanghelían) che loro dovranno in modo previo accogliere e sperimentare in Gerusalemme e poi andare fino agli estremi confini della terra, come Luca illustra abbondantemente nella seconda parte della sua opera di “dimostrazione”, gli Atti degli Apostoli.
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Riflessioni…
Narravano, i due di Emmaus, col cuore gonfio, il respiro affannoso, e con la scena ancora negli occhi mentre Egli faceva in tre pezzi il pane della cena…
“Fatelo in mia…: l’ordine è già eseguito, in modo magistrale, da Gesù stesso: lo ha fatto in sua memoria, Lui che ora vive la sua dimensione gloriosa, sostenendo la memoria dei discepoli. A conferma della risurrezione.
Ma non basta. Gesù ritorna, ancora per confermare: guardate, toccate… , mangiamo.
Ai turbamenti,
risponde con contatti immediati, sperimentati, carnali. Ma sono mancati gli
abbracci amicali.
Resistono ancora forme di protocollo giuridico, liturgico. Eppure
Egli si era annunciato con la Pace.
Le riserve mentali, le paure, gli sbigottimenti resistono e permangono nel tempo, nei confronti di Chi è intravisto ancora al di là, oltre i confini dei propri pensieri, estraneo ad affetti e destini.
Occorre ancora sperimentare la singolarità esaltante del perdono, ricevuto ed offerto, la sensibilità affinata dallo Spirito, la determinazione convincente, proveniente dalle Scritture e dalla Parola che maturano e provocano capacità di testimonianza.
Sarà il caso di sperimentare il tutto: nel perdono, nella frazione del pane, nella condivisione dell’amore e nella familiarità col divino; di smuovere mente e cuore per comprendere ed ardere di entusiasmo, per applaudire alla vita confermata dalla Risurrezione.