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28 settembre 2008 XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO |
Anno A
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La parabola costituisce un proseguimento dell’episodio precedente.
C’è uno scontro con le massime autorità del tempio. Gesù non solo non risponde ad una domanda postagli dai sommi sacerdoti e dagli anziani ma indirizza loro tre parabole che non faranno altro che aumentare il loro livore e peggiorare irrimediabilmente la sua situazione.
Questa è la seconda parabola che riguarda la vigna.
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Ti, de. u`mi/n dokei/È a;nqrwpoj ei=cen te,kna du,oÅ kai. proselqw.n tw/| prw,tw| ei=pen\ te,knon( u[page sh,meron evrga,zou evn tw/| avmpelw/niÅ "Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna". |
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o` de. avpokriqei.j ei=pen\ ouv qe,lw( u[steron de. metamelhqei.j avph/lqenÅ Ed egli rispose: "Non ne ho voglia". Ma poi si pentì e vi andò. |
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proselqw.n de. tw/| e`te,rw| ei=pen w`sau,twjÅ o` de. avpokriqei.j ei=pen\ evgw,( ku,rie( kai. ouvk avph/lqenÅ Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, Signore". Ma non vi andò. |
Gesù incalza le autorità, che hanno risposto con un “non sappiamo”, costringendole con questa breve parabola ad esprimere una loro opinione “che ve ne pare?”.
Ora non più un protagonista conosciuto come Giovanni il Battista (Mt 21,25-27) ma immagini colte dalla vita familiare.
Con una domanda tesa a coinvolgere i suoi uditori (sommi sacerdoti e anziani del popolo) Gesù introduce una parabola su due figli (notiamo che sono entrambi figli) che in maniera opposta rispondono allo stesso invito del padre. Gesù distingue in Israele due tipi di figli, che rappresentano le due categorie che si evidenziavano al tempo di Gesù: i peccatori e i giusti (cfr. Mt 9,13).
I primi erano coloro che non osservavano la Legge e tralasciavano le prescrizioni rabbiniche (esattori e prostitute); essi, secondo la dottrina del giudaismo, non avevano parte nel mondo futuro; i secondi erano quanti si gloriavano di osservare la Legge ( qui i capi del popolo).
L’invito del padre al figlio, formulato con tenerezza (figlio) è quello di lavorare nella vigna, immagine di Israele. Mentre il primo figlio risponde bruscamente e negativamente ma poi ripensandoci esegue la richiesta del padre, il secondo risponde ossequioso e zelante rivolgendosi al padre con un rispettoso “signore” ma non viene sfiorato minimamente dal pensiero di andare a lavorare.
Il secondo figlio non intrattiene un rapporto con un padre, ma con un signore (“Si, Signore”) del quale si dichiara prontissimo a eseguire una volontà.
Nel secondo figlio si vede l’atteggiamento denunciato da Gesù nella polemica contro farisei e scribi dove tanto ostentato zelo maschera il nulla: “ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me” (Mt 15,7-8).
Questo comportamento esclude dall’appartenenza al Regno: “non chiunque mi dice: Signore, Signore entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che nei cieli” (Mt 7,21).
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ti,j evk tw/n du,o evpoi,hsen to. qe,lhma tou/ patro,jÈ le,gousin\ o` prw/tojÅ le,gei auvtoi/j o` VIhsou/j\ avmh.n le,gw u`mi/n o[ti oi` telw/nai kai. ai` po,rnai proa,gousin u`ma/j eivj th.n basilei,an tou/ qeou/Å Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?". Risposero: "Il primo". E Gesù disse loro: "In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. |
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Gli avversari, questa volta, rispondono senza esitazione al chiaro contenuto della parabola ma Gesù scaglierà immediatamente l’applicazione che li mette al di sotto delle due categorie più disprezzate di Israele, esattori e prostitute
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h=lqen ga.r VIwa,nnhj pro.j u`ma/j evn o`dw/| dikaiosu,nhj( kai. ouvk evpisteu,sate auvtw/|( oi` de. telw/nai kai. ai` po,rnai evpi,steusan auvtw/|\ u`mei/j de. ivdo,ntej ouvde. metemelh,qhte u[steron tou/ pisteu/sai auvtw/|Å Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli". |
La risposta delle autorità smaschera il loro comportamento: sotto l’atteggiamento rispettoso, dei dirigenti verso Dio, si nasconde la loro assoluta infedeltà.
Coloro che dovevano insegnare al popolo la volontà di Dio sono i primi a non compierla, comportamento che toglie loro ogni credibilità. E Gesù li contrappone alle due categorie più disprezzate di Israele quelle per colpa delle quali si credeva che il Regno di Dio tardasse a manifestarsi e che la conversione fosse impossibile: esattori e prostitute.
Costoro prendono il posto delle autorità nel Regno di Dio.
I rappresentanti dell’autorità religiosa per il loro atteggiamento ottuso e malvagio rischiano di escludersi dal Regno.
Il verbo greco metemelh,qhte = metemelḗthēte da metame,lomai = metamélomai = ho rimorso-mi pento viene usato unicamente da Matteo per indicare quel particolare sentimento di rimorso intimo che potrebbe condurre a prendere soluzioni per rinnovare la propria vita ma talvolta resta un sentimento velleitario.
In un tempo o ad una scadenza determinata (“oggi” = sh,meron = sḗmeron ci deve essere una decisione per la propria vita.
Ciò che conta veramente è compiere effettivamente la volontà del Padre, come hanno fatto gli esattori e le prostitute che, nonostante fossero dei peccatori, hanno creduto alla proposta di Giovanni.