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25 ottobre 2009
XXX Domenica del Tempo Ordinario |
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46 In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47 Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!". 48 Molti lo rimproveravano perchè tacesse, ma egli gridava ancora più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!". 49 Gesù si fermò e disse: "Chiamatelo!". Chiamarono il cieco, dicendogli: "Coraggio! Àlzati, ti chiama!". 50 Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 Allora Gesù gli disse: "Che cosa vuoi che io faccia per te?". E il cieco gli rispose: "Rabbunì, che io veda di nuovo!". 52 E Gesù gli disse: "Va', la tua fede ti ha salvato". E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. |
Gesù era passato dall’altro lato del Giordano (10,1), ora giunge a Gerico, prima città conquistata da Giosuè entrando nella terra promessa (Gs 6). Ora il suo significato cambia: è l’ingresso nella terra di oppressione, dove Gesù subirà la morte.
La figura di un cieco rappresenta, come in precedenza (8,22b-26), i discepoli.
La prima cura della cecità non era stata sufficiente; aveva permesso loro di capire che Gesù era il Messia, ma in maniera distorta (8,30), infatti lo avevano identificato con il Messia vittorioso dell’aspettativa popolare.
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Kai. e;rcontai eivj VIericw,Å Kai. evkporeuome,nou auvtou/ avpo. VIericw. kai. tw/n maqhtw/n auvtou/ kai. o;clou i`kanou/ o` ui`o.j Timai,ou Bartimai/oj( tuflo.j prosai,thj( evka,qhto para. th.n o`do,nÅ E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. ( Lett.) E giungono a Gerico. E uscendo da Gerico lui e i suoi discepoli e molta folla, il figlio di Timeo Bartimeo, cieco mendicante, sedeva lungo la strada. |
Con l’uscita da Gerico, dove Gesù non ha esercitato alcuna attività, inizia l’ultimo tratto della salita a Gerusalemme. Gesù è accompagnato dal gruppo dei discepoli, ma si è aggiunta una grande folla: la salita di Gesù verso Gerusalemme suscita una grande aspettativa.
Appare un cieco: è nuovamente figura dei discepoli/i Dodici, che non capiscono il messianismo di Gesù né il suo dono di sé (10,38.45).
Il cieco non ha un nome proprio, ma è sorprendente notare che Marco utilizza un doppio modo per identificarlo: in primo luogo lo designa in lingua greca come il figlio di Timeo= o` ui`o.j Timai,ou (=l’Onorato, lo Stimato=un aggettivo) poi inaspettatamente Marco aggiunge l’equivalente aramaico Bartimeo=figlio dell’Onorato.
L’insistenza di Marco vuole richiamare l’attenzione su ciò che sta dichiarando: “il discepolo (il figlio) dello Stimato”, che indica il Messia figlio di Davide in opposizione al Figlio dell’uomo, Gesù, il “Disprezzato” nella sua terra (6,4).
Il cieco è seduto, immobile, lungo la strada, il luogo dove cade il messaggio e non dà frutto, perché Satana lo strappa via (4,15); l’agente nemico o Satana è figura della ideologia del potere, in questo caso, del messianismo davidico, avendo questa concezione del Messia, anche i discepoli aspirano al potere e lottano fra loro per ottenerlo; questo impedisce loro di capire il messaggio che Gesù ha chiaramente esposto loro sul destino del Figlio dell’Uomo.
Il cieco sta mendicando, cioè, non è autonomo né vive dei suoi mezzi, è alla mercé dell’aiuto che altri vogliono dargli.
Viene descritta così la mancanza di sviluppo umano dei Dodici, a causa della ideologia che chiude il loro orizzonte (cieco) e della loro dipendenza (mendicante) dal giudaismo che la propone.
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kai. avkou,saj o[ti VIhsou/j o` Nazarhno,j evstin h;rxato kra,zein kai. le,gein\ ui`e. Daui.d VIhsou/( evle,hso,n meÅ Sentendo che era Gesù (il) Nazareno, cominciò a gridare e a dire: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!". |
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kai. evpeti,mwn auvtw/| polloi. i[na siwph,sh|\ o` de. pollw/| ma/llon e;krazen\ ui`e. Daui,d( evle,hso,n meÅ Molti lo rimproveravano perchè tacesse, ma egli gridava ancora più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!". |
I presenti alla scena chiamano Gesù il Nazareno, come aveva fatto l’ossesso della sinagoga (1,24) e con lo stesso significato: Nazareth faceva parte del settore fortemente nazionalista della Galilea; attribuiscono a Gesù quello spirito e sperano in un suo intervento violento a Gerusalemme (cfr. 1,9.24).
Questo è l’ambiente che circonda Gesù. Appare così il motivo per il quale la folla lo accompagna.
L’indole della cecità è formulata dal cieco stesso nel suo appello, Figlio di Davide, Gesù, nel quale antepone il titolo al nome proprio: l’oggetto della sua adesione è il figlio/successore di Davide, il secondo Davide, modello del re guerriero e trionfatore, che vede incarnato in Gesù.
La seconda volta che gli si rivolge lo chiama semplicemente Figlio di Davide (cfr. 12,35-37), accentuando il suo modo di concepire il messianismo di Gesù. L’ideale del capo riformista e nazionalista, che i Dodici proiettano su Gesù, è ciò che li acceca.
La gente lo ha espresso prima con l’appellativo “il Nazareno”.
In parallelo con il padre del fanciullo epilettico (9,24), il cieco mostra nello stesso tempo fede e mancanza di fede e chiede l’aiuto di Gesù (“abbi compassione di me”; 9,24 “aiutami”).
I discepoli avevano bisogno di fare questa richiesta per liberarsi dall’idea messianica che impediva loro la sequela e la missione, come aveva detto loro Gesù (9,29).
La maggioranza vuole impedirglielo (molti lo rimproveravano perché tacesse), cioè vogliono che il cieco/discepoli non ricorra/no a Gesù, ma che resti/no nella propria/loro ideologia messianica, che è il motivo che spinge tutti a salire con Gesù a Gerusalemme.
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49 |
kai. sta.j o` VIhsou/j ei=pen\ fwnh,sate auvto,nÅ kai. fwnou/sin to.n tuflo.n le,gontej auvtw/|\ qa,rsei( e;geire( fwnei/ seÅ Gesù si fermò e disse: "Chiamatelo!". Chiamarono (chiamano) il cieco, dicendogli: "Coraggio! Àlzati, ti chiama!". |
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50 |
o` de. avpobalw.n to. i`ma,tion auvtou/ avnaphdh,saj h=lqen pro.j to.n VIhsou/nÅ Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. |
Gesù esaudisce immediatamente la supplica del cieco e, per mezzo dei presenti, lo chiama. Il gesto del cieco, gettato via il suo mantello, è rivelatore, se si tiene conto che il mantello è figura della persona stessa: il cieco, in qualche modo, lascia da parte la sua vita.
Di fatto, con questo gesto l’evangelista indica che il cieco/i discepoli ora compiono le condizioni della sequela: rinunciano all’ambizione di potere (“rinnegare se stessi”) e accettano la condanna della società (“prendere la propria croce”), disposti, nel caso estremo, a dare la vita (8,34).
Per questo il cieco può avvicinarsi a Gesù (ha adottato il suo stesso atteggiamento) e, più tardi, potrà seguirlo (v. 52).
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51 |
kai. avpokriqei.j auvtw/| o` VIhsou/j ei=pen\ ti, soi qe,leij poih,swÈ o` de. tuflo.j ei=pen auvtw/|\ r`abbouni,( i[na avnable,ywÅ Allora (e rispondendo a lui) Gesù gli disse: "Che cosa vuoi che io faccia per te?". E il cieco gli rispose: "Rabbunì, che io veda di nuovo!". |
La domanda di Gesù: Che cosa vuoi che io faccia per te?, è la stessa che aveva fatto ai figli di Zebedeo (10,36= che cosa volete che io faccia per voi?); Marco mostra così di nuovo che il cieco rappresenta i discepoli. Il cieco sa ciò che vuole: che io veda di nuovo.
Non chiama più Gesù “Figlio di Davide”, lo chiama “Rabbunì” (rhabbouni =“mio signore”= una traslitterazione dall’aramaico, titolo che nella letteratura rabbinica quasi mai viene riferito ad esseri umani); ha riconosciuto in Gesù l’Uomo-Dio, il Messia Figlio di Dio (1,1).
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52 |
kai. o` VIhsou/j ei=pen auvtw/|\ u[page( h` pi,stij sou se,swke,n seÅ kai. euvqu.j avne,bleyen kai. hvkolou,qei auvtw/| evn th/| o`dw/|Å E Gesù gli disse: "Va', la tua fede ti ha salvato". E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada ( lo seguiva nella via). |
Le parole di Gesù: Va’, la tua fede ti ha salvato, sono le stesse che aveva detto alla donna emorragica (5,34) e indicano la comunicazione dello Spirito, risposta di Gesù all’adesione e all’impegno che gli ha manifestato il cieco.
Ora il cieco/i discepoli accetta/no il messianismo di Gesù “e subito vide di nuovo”, “stanno con Gesù” (3,14) e possono cominciare a seguirlo.
Il cieco non rimarrà più immobile “sedeva lungo la strada a mendicare” (v. 46), si mette in movimento, non è più lungo la via ma “lo seguiva nella via” (8,27;9,33b.34).
Questa sequela però verrà frustrata perché, quando si ripresenterà la tentazione del nazionalismo, i discepoli non la supereranno. Il messaggio non mette radici in essi (4,17).
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Riflessioni…
E il cieco danzò. Per la gioia della chiamata, per il piacere dell’incontro, per il vigore riacquistato, per la luce e i colori riscoperti.
Al Dio della vita e a chi offre coraggio e parole di speranza l’uomo smarrito e seduto balza per ballare, si ricompone, ritrova la dignità di persona libera, sta in piedi e ricomincia a camminare.
È il miracolo della parola di vita.
Riprende il colloquio/dialogo con il suo Dio, con chi si ri-propone confermando: cosa vuoi che io faccia? È la certezza di disponibilità, di amore, di dono, di braccia operose, per sostenere e risanare, per rivivere e gioire insieme. È il miracolo della corresponsabilità e della solidarietà.
Ma c’è anche chi rimprovera, in nome di falsi perbenismi, di riti desueti: non disturbare, non è l’orario di accoglienza, non parlare al conducente.
E chiude così cuori a grida di soccorso.
Il mendicante aveva urlato al Figlio di Davide, al Maestro, a Dio stesso: abbi pietà! L’ urlo del mendicante è l’unica forza che possiede, oltre al mantello, e cerca pietà e luce.
E la com-passione solidale garantisce di ritrovare la luce smarrita.
Al miracolo di un Dio precede spesso un miracolo dell’uomo, fatto di voce che dà impulsi al cuore per riavvertire emozioni e sensazioni, riacquistare sensibilità e ritrovare orientamenti.
E questo ogni mattino, per rivedere la luce nuova che annulla i grigi e ravviva i colori, come quelli della pace, della pelle e degli occhi di ogni uomo, da oriente ad occidente, fino al riposo del tramonto di ogni tempo. Sempre. Spingendo sguardi oltre, non come vecchi discepoli che mirano fino ad auspici di un nuovo Regno nazionalista ed intriso di terreni trionfi cadendo così in completa cecità.
E l’uomo si sente salvato: da non-sensi, da noia, da smarrimenti, da rischi del niente, come il suo Dio che è fuggito dalle tenebre e ha riacceso i colori della risurrezione.
Anche la strada della vita si illumina, e ricompaiono viandanti che riprendono cammini verso orizzonti comuni, condividendo con Dio risposte-proposte di umanità: posso fare qualcosa per te?
Sì. Ed è il segnale di un dialogo che si riprende, di un legame che si riannoda, di percorsi che si intrecciano, di amori che si riaccendono.
Così, ricomincia ogni speranza di vita.