22 novembre 2009

SOLENNITÀ

di CRISTO

RE DELL’UNIVERSO

Anno B


1 Lett.

Dn 7,13-14

2 Lett.

Ap 1,5-8

Vang.

Gv 18,33-37

 

33 In quel tempo Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: "Sei tu il re dei Giudei?".

34 Gesù rispose: "Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?".

35 Pilato disse: "Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?".

36 Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù".

37 Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?". Rispose Gesù: "Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce".

Pilato, che ha partecipato alla cattura di Gesù con l’invio di un battaglione di soldati, vuole rendersi conto in che consista l’accusa che gli fanno.

 

33

Eivsh/lqen ou=n pa,lin eivj to. praitw,rion o` Pila/toj kai. evfw,nhsen to.n VIhsou/n kai. ei=pen auvtw/|\ su. ei= o` basileu.j tw/n VIoudai,wnÈ

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare (chiamò) Gesù e gli disse: "Sei tu il re dei Giudei?".

È il primo interrogatorio del procuratore romano a colui che è stato accusato di essere un “malfattore” (v. 30).

Re dei Giudei” era la designazione del Messia, l’atteso liberatore che doveva liberare il popolo dalla dominazione romana (Mc 15,32; Gv 1,49; 12,13).

La domanda di Pilato mostra che Gesù è stato accusato di essere un agitatore politico che vuol porsi a capo di una ribellione contro l’impero romano, uno dei tanti messia che regolarmente si rivoltavano contro Roma. Ma Pilato esprime tutta la sorpresa del rappresentante del potere imperiale romano nel trovarsi di fronte un uomo che tutto ha meno l’apparenza di un pericoloso sobillatore.

 

34

avpekri,qh VIhsou/j\ avpo. seautou/ su. tou/to le,geij h' a;lloi ei=po,n soi peri. evmou/È

Gesù rispose: "Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?".

Gesù non risponde, per ora, a Pilato, ma, per nulla intimidito, e mantenendo piena padronanza di sé, gli rivolge una domanda.

Come ha fatto per la guardia che l’ha schiaffeggiato, Gesù invita Pilato a ragionare con la propria testa e a non essere condizionato da quel che gli hanno detto.


35

avpekri,qh o` Pila/toj\ mh,ti evgw. VIoudai/o,j eivmiÈ to. e;qnoj to. so.n kai. oi` avrcierei/j pare,dwka,n se evmoi,\ ti, evpoi,hsajÈ

Pilato disse (rispose, reagì): "Sono forse io Giudeo? La (tua) gente/nazione (quella tua) e i capi dei sacerdoti (sommi sacerdoti) ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?".

Nella reazione di Pilato si evidenzia l’ostentata presa di distanza dai Giudei! Pilato rinfaccia a Gesù che è stata la sua nazione/gente a rifiutarlo, e che i suoi rappresentanti più alti sono coloro che lo hanno denunciato e condotto a lui.

Gesù è stato condotto da Pilato con l’accusa di essere un malfattore (v.30). Gesù è un criminale talmente pericoloso per il sistema che non solo le autorità religiose (sommi sacerdoti), ma anche il suo popolo (la tua nazione/gente) lo odia e lo ritiene più pericoloso dei pur detestati e temibili dominatori che vengono adoperati per farsi strumento della loro vendetta.

Tutti sono contro Gesù: sia coloro che detengono il potere religioso, sia coloro che sono sottomessi a questo potere; gli uni perché vedono in Gesù la minaccia al proprio prestigio, gli altri perché vedono in pericolo la sicurezza che il sistema religioso offre.

Si realizza quanto annunciato nel prologo: “Venne tra i suoi ma i suoi non lo accolsero” (Gv 1,11).

 

36

avpekri,qh VIhsou/j\ h` basilei,a h` evmh. ouvk e;stin evk tou/ ko,smou tou,tou\ eiv evk tou/ ko,smou tou,tou h=n h` basilei,a h` evmh,( oi` u`phre,tai oi` evmoi. hvgwni,zonto Îa'nÐ i[na mh. paradoqw/ toi/j VIoudai,oij\ nu/n de. h` basilei,a h` evmh. ouvk e;stin evnteu/qenÅ

Rispose Gesù: "Il regno (quello mio) non è di (da) questo mondo; se il mio regno fosse di (da) questo mondo, i miei servitori (seguaci) avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù (di qui)".

Gesù non risponde alla domanda finale di Pilato (Che cosa hai fatto?), ma solo alla prima, a quella che riguardava la sua regalità.

Il regno di Gesù non si fonda sul potere, per questo la violenza, propria di quanti detengono il potere, non è contemplata nel suo regno. Gesù è venuto a comunicare vita e non a toglierla.

Gesù, il Dio al servizio degli uomini, è venuto a inaugurare un regno dove il re non esercita dominio, ma dona amore, non usa alcun tipo di violenza, e non ha servi in quanto egli stesso è il servitore dei suoi.

Gesù afferma che il suo regno (la sua regalità) non è di questo mondo, ma questo non significa che non sia in questo mondo.

L’evangelista non sta contrapponendo il cielo alla terra, ma due mondi differenti. Mentre il mondo di Gesù è quello dell’amore che comunica vita, il mondo di Pilato è quello dell’odio che uccide la vita.

Nessuna conciliazione è possibile tra questi due mondi. Il mondo del potere è il regno delle tenebre e della menzogna, quello di Gesù è quello della luce e della verità. L’uno comunica morte, l’altro vita.

 

37a

ei=pen ou=n auvtw/| o` Pila/toj\ ouvkou/n basileu.j ei= su,È

Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?".

Pilato si trova spiazzato da questo individuo che non dimostra alcun atteggiamento remissivo, pur sapendo che è di fronte a colui che può condannarlo a morte o liberarlo.

Per Pilato quel che Gesù afferma è semplicemente assurdo, in quanto non vede nel Galileo nessuna delle connotazioni che fanno di un uomo un re. La domanda di Pilato esprime pertanto tutta la sua ironia, ma anche la sua curiosità.

 

37b

avpekri,qh o` VIhsou/j\ su. le,geij o[ti basileu,j eivmiÅ evgw. eivj tou/to gege,nnhmai kai. eivj tou/to evlh,luqa eivj to.n ko,smon( i[na marturh,sw th/| avlhqei,a|\ pa/j o` w'n evk th/j avlhqei,aj avkou,ei mou th/j fwnh/jÅ

Rispose Gesù: "Tu lo dici: io sono re (tu dici che sono re). Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce".

A Gesù non interessa il tema della regalità, e tronca bruscamente il discorso per portarlo a quello della sua missione.

Gesù rivela la verità di Dio, in quanto ne manifesta l’amore, e la verità sull’uomo, chiamato a divenire figlio di Dio per realizzare il progetto del Padre su di lui (Gv 1,12).

La frase di Gesù è parallela a quella esposta nel dialogo con il fariseo Nicodemo: “Chi fa la verità (cioè chi opera il bene degli uomini) va verso la luce” (Gv 3,21), ponendo così una stretta relazione tra la luce e la voce di Gesù, entrambe condizionate e precedute dalla verità.

Gesù non afferma che chi ascolta la sua voce si situa nella verità, ma che appartenere alla verità precede il fatto di ascoltare la sua voce e ne è la condizione.

Non si tratta di avere la verità, perché la verità non è una dottrina che si possiede, ma è l’atteggiamento che caratterizza la vita del credente. Per questo Gesù parla di essere nella verità e di fare la verità.

Essere nella verità, fare la verità, significa orientare la propria esistenza a favore del bene dell’uomo, ponendo il bene dell’altro come principio assoluto della propria esistenza. Quanti lo fanno sono in grado di ascoltare e capire la voce del Signore.

Per ascoltare e dare adesione a Gesù si richiede pertanto una predisposizione ad amare la vita e l’uomo, affinché veramente “la vita sia la luce dell’uomo” (Gv 1,4).

Per questo quei farisei, che non sono nella verità né la praticano, sono refrattari alla voce del Pastore, che “chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori…e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce” (Gv 10,3.4). Questi si comportano come “ladri e banditi” venuti per “rubare, uccidere e distruggere” (Gv 10,8.10) e, anche se ascoltano, non intendono quel che Gesù dice loro: “Ma essi non capirono che cosa significasse ciò che diceva loro” (Gv 10,6).

 

Riflessioni…

Ricerca di certezze, più che di verità: l’ha compiuta Pilato nel suo Tribunale privato, la elaborano gli uomini delle Istituzioni, ma non la coscienza-tribunale supremo che tende alla verità.

È l’interrogativo perenne dell’uomo allo specchio, in cerca di autenticità, di coerenza delle proprie radici con il suo presente.

Un viandante in cerca di vie e di luce, di chi annuncia proposte di vita, e, passo dopo passo, si accosta al traguardo fino a trovare pace nella verità.