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22 febbraio 2009 VII Domenica del Tempo Ordinario |
Anno B 1 Lett. 2 Lett. |
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1 Entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa 2 e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. 3 Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. 4 Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. 5 Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: "Figlio, ti sono perdonati i peccati!". 6 Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: 7 "Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?". 8 E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate queste cose nel vostro cuore? 9 Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire: "Alzati, prendi la tua barella e cammina"? 10 Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, 11 dico a te – disse al paralitico - : alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua". 12 Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!". |
Gesù nell’ambiente giudaico della Galilea insegna che Dio è favorevole non solo a tutti gli israeliti ma anche e ugualmente agli uomini di tutte le nazioni, e vuole rinnovarli liberandoli dal peso del loro passato, che impedisce il loro sviluppo umano, e infondendo in loro una nuova vitalità.
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1 |
Kai. eivselqw.n pa,lin eivj Kafarnaou.m diV h`merw/n hvkou,sqh o[ti evn oi;kw| evsti,nÅ Entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa |
Gesù torna senza pubblicità a Cafarnao (cfr. 1,45). La casa dove si trova (evn oi;kw|) Gesù è figura della “Casa d’Israele”, cioè, della comunità giudaica di Galilea, rappresentata dalla gente di Cafarnao.
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2 |
kai. sunh,cqhsan polloi. w[ste mhke,ti cwrei/n mhde. ta. pro.j th.n qu,ran( kai. evla,lei auvtoi/j to.n lo,gonÅ e si radunarono (si congregarono) tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. |
Quegli abitanti della città che avevano cercato di fare di Gesù un leader (1,32-34.35.39) accorrono in gran numero. Per toglierli dall’esclusivismo e dal nazionalismo che avevano dimostrato, Gesù espone loro lo stesso messaggio proclamato prima attraverso il lebbroso curato, ma questa volta con un orizzonte più vasto: la signoria di Dio non è più limitata a Israele né incentrata in esso, ma si apre agli uomini di tutte le nazioni.
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3 |
kai. e;rcontai fe,rontej pro.j auvto.n paralutiko.n aivro,menon u`po. tessa,rwnÅ Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. |
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4 |
kai. mh. duna,menoi prosene,gkai auvtw/| dia. to.n o;clon avpeste,gasan th.n ste,ghn o[pou h=n( kai. evxoru,xantej calw/si to.n kra,batton o[pou o` paralutiko.j kate,keitoÅ Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. |
Il messaggio che Gesù propone viene rappresentato nella guarigione del paralitico, figura dell’umanità “peccatrice”, cioè pagana, secondo il modo di parlare giudaico (cfr. Gal 2,15); questa accorre a “la casa di Israele” cercando la propria salvezza in Gesù.
Il paralitico e i suoi portatori rappresentano due aspetti di questa umanità: i quattro portatori (allusione ai quattro punti cardinali, segno di universalità), ne rappresentano il profondo desiderio di salvezza; il paralitico, incapace di aiutarsi da solo, rappresenta praticamente l’umanità che giace in una situazione di morte, come su una barella.
La comunità giudaica impedisce l’accesso a Gesù, non lascia passare. Ma l’anelito alla salvezza dei pagani è talmente grande che i portatori non si arrendono e rompono il cerchio giudaico.
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5 |
kai. ivdw.n o` VIhsou/j th.n pi,stin auvtw/n le,gei tw/| paralutikw/|\ te,knon( avfi,entai, sou ai` a`marti,aiÅ Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: "Figlio, ti sono perdonati i peccati!". |
Gesù vede la fede dei portatori (rivelata dalle loro azioni), ma parla solo al paralitico (prova dell’identità degli uni e dell’altro).
L’appellativo “figlio = te,knon”, in senso teologico veniva usato in riferimento al popolo giudaico (Es 4,22; Is 1,2; Ger 3,19; Os 11,1); qui Gesù lo applica a colui che rappresenta l’umanità pagana.
La fede o adesione a Gesù e al suo messaggio cancella il passato di peccatore dell’uomo (cfr. 1,4).
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h=san de, tinej tw/n grammate,wn evkei/ kaqh,menoi kai. dialogizo,menoi evn tai/j kardi,aij auvtw/n\ Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: |
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7 |
ti, ou-toj ou[twj lalei/È blasfhmei/\ ti,j du,natai avfie,nai a`marti,aj eiv mh. ei-j o` qeo,jÈ "Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?". |
I “letterati = gli scribi = tinej tw/n grammate,wn” seduti lì (installati = evkei/ kaqh,menoi) che non parlano mai a voce alta, sono figura della dottrina teologica ufficiale, che domina ancora la mente dei presenti; questi, assuefatti a quanto è stato loro insegnato, non ammettono che un uomo possa parlare così e pensano che Gesù bestemmi, volendo usurpare il posto di Dio.
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8 |
kai. euvqu.j evpignou.j o` VIhsou/j tw/| pneu,mati auvtou/ o[ti ou[twj dialogi,zontai evn e`autoi/j le,gei auvtoi/j\ ti, tau/ta dialogi,zesqe evn tai/j kardi,aij u`mw/nÈ E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate queste cose nel vostro cuore? |
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9 |
ti, evstin euvkopw,teron( eivpei/n tw/| paralutikw/|\ avfi,entai, sou ai` a`marti,ai( h' eivpei/n\ e;geire kai. a=ron to.n kra,batto,n sou kai. peripa,teiÈ Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire: "Alzati, prendi la tua barella e cammina"? |
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i[na de. eivdh/te o[ti evxousi,an e;cei o` ui`o.j tou/ avnqrw,pou avfie,nai a`marti,aj evpi. th/j gh/j& le,gei tw/| paralutikw/|\ Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, |
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11 |
soi. le,gw( e;geire a=ron to.n kra,batto,n sou kai. u[page eivj to.n oi=ko,n souÅ dico a te – disse al paralitico - : alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua". |
Per la prima volta Gesù usa l’espressione il Figlio dell’uomo, ispirata a Dn 7,13: nel vangelo questa espressione indica colui che possiede la pienezza dello Spirito (1,10).
La signoria di Dio consiste nella creazione dell’uomo nuovo nel suo duplice aspetto: essa libera dal passato che lo paralizza, gli comunica vita (Spirito, cfr. 1,8) e autonomia perché possa disporre di se stesso e sviluppare liberamente la sua attività (v.12).
Gesù, l’uomo-Dio, esercita sulla terra (universalità) la stessa funzione di Dio. Dal canto loro, tutti quelli che partecipano del suo Spirito (1,8), hanno la stessa missione.
Il contatto del Regno con i pagani non avverrà, quindi, allo scopo di dominarli, come si esprimeva il testo di Dn 7,13-14 e come lo concepiva il messianismo davidico, ma per dare loro vita.
E l’umanità non giudaica che dà la sua adesione a Gesù non deve abbandonare la propria cultura per inserirsi in Israele (opposizione tra in casa, v.1, e vai a casa tua, v.11).
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12 |
kai. hvge,rqh kai. euvqu.j a;raj to.n kra,batton evxh/lqen e;mprosqen pa,ntwn( w[ste evxi,stasqai pa,ntaj kai. doxa,zein to.n qeo.n le,gontaj o[ti ou[twj ouvde,pote ei;domenÅ Quello si alzò (risorse) e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò (lett. uscì), e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!". |
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13 |
Kai. evxh/lqen pa,lin para. th.n qa,lassan\ kai. pa/j o` o;cloj h;rceto pro.j auvto,n( kai. evdi,dasken auvtou,jÅ Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. |
La gente non solo rimane ammirata, ma percependo la nuova vita che Gesù comunica, accetta quel messaggio e si dirige dove si trova Gesù per continuare ad ascoltare il suo insegnamento.
Lungo il mare: apertura al mondo pagano (cfr. 1,16).
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Riflessioni…
Tra le brecce, si riesce a far breccia anche nel cuore di Dio. Tra tante persone accalcate nella casa di Cafarnao, anche davanti alla porta come un muro, una riesce a farsi innanzi, viso a viso, a Cristo: vi sono tutte le premesse per un miracolo: porsi innanzi, con la barella, disponibile.
Sono accorsi quattro uomini, simbolo di ogni uomo: portantini, pionieri, carpentieri, volontari, donatori di… Occorrono sempre tutti questi per un miracolo: da qui prende inizio l’opera divina.
Un pronto intervento umano, fatto di soccorso immediato, deciso, intessuto di relazioni. Con percorso singolare: da strutture pubbliche verso una casa, non da una casa a presidi sanitari. E nella casa viene subito trasfuso amore, perdono, misericordia, pur tra sospetti, bisbigli malevoli e sommesse bestemmie, viene trasfusa anche la grazia della buona salute.
Un’ulteriore conferma che non vige alcun nesso tra innocenza e privilegi, tra colpa e disgrazie: la sofferenza incolpevole rappresenta solo il mistero di un Dio che salva.
Non resta che alzarsi, secondo la più naturale posizione di fronte a Dio, prendere grucce e barelle ingombranti e spiccare una corsa verso casa propria. E così da una casa all’altra annunciare salvezza, provocare speranze, testimoniare amore.
Dio fa la sua parte: restituisce a tutti, i meriti per legittime aspirazioni, ai potenti dà l’ordine di restituire case, lavoro e salute, mentre riprende la via del mare per non trascurare nessuno.