21 giugno 2009

XII Domenica

del

Tempo Ordinario

Anno B

 

1 Lett. Gb 38,1.8-11

2 Lett. 2Cor 5,14-17

 

Mc 4,35-41

 

35 In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: "Passiamo all'altra riva".

36 E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.

37 Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena.

38 Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che siamo perduti?".

39 Si destò, minacciò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e ci fu grande bonaccia.

40 Poi disse loro: "Perché avete paura? Non avete ancora fede?".

41 E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: "Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?".

Al tempo di Marco, il grande ostacolo per la missione tra i pagani era la mentalità del giudaismo conservata dal gruppo di discepoli (israeliti). Il senso di superiorità dei giudei, che offendeva gli altri popoli, suscitava da parte di costoro una reazione violenta che metteva in pericolo l’esistenza del gruppo missionario.

 

35

Kai. le,gei auvtoi/j evn evkei,nh| th/| h`me,ra| ovyi,aj genome,nhj\ die,lqwmen eivj to. pe,ranÅ

In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse (lett. dice) loro: "Passiamo all'altra riva".

Dopo aver esposto il messaggio universalista di Gesù, Marco tira le sue conseguenze e anticipa al tempo della vita storica di Gesù la missione tra i pagani che in realtà iniziò dopo la sua morte (evn evkei,nh| th/| h`me,ra = quel giorno, come in 2,20, indica il giorno della morte di Gesù). Dice loro, presente storico = dimostra che l’invito è permanente e che i due gruppi della sua comunità, sia i discepoli che gli altri seguaci, devono essere in ogni epoca al servizio dell’umanità.

All’altra riva = la sponda orientale, il territorio pagano.

 

36

kai. avfe,ntej to.n o;clon paralamba,nousin auvto.n w`j h=n evn tw/| ploi,w|( kai. a;lla ploi/a h=n metV auvtou/Å

E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui (lett. anche se altre barche stavano con lui).

Ma la missione inciampa nelle difficoltà provocate dal gruppo giudaizzante, rappresentato dai discepoli (v.38 = Maestro). Di fatto questo gruppo vuole monopolizzare la missione (lo presero = paralamba,nousin auvto.n = con loro = portano via Gesù escludendo la folla e le altre barche) per condurla secondo le categorie del giudaismo (superiorità di Israele, salvezza dei pagani attraverso e subordinatamente a Israele) e impedisce che il gruppo non israelita vi prenda parte (anche se altre barche stavano con lui).

Le barche rappresentano gruppi di persone (“stavano con lui” al posto di “stavano lì”; “barche” al plurale in opposizione a “barca” dove stavano i discepoli): ciò significa che il gruppo di quelli che non provengono dal giudaismo è più numeroso di quelli che provengono da esso. Trattandosi, come sembra, della missione post pasquale, l’episodio manifesta che, al tempo di Marco, il gruppo proveniente dal giudaismo (i dodici/i discepoli) intraprende la missione senza tener conto dei principi proposti da Gesù e, nello stesso tempo, cerca di impedire che il gruppo non israelita vi partecipi.

 

37

kai. gi,netai lai/lay mega,lh avne,mou kai. ta. ku,mata evpe,ballen eivj to. ploi/on( w[ste h;dh gemi,zesqai to. ploi/onÅ

Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che (lett. la barca) ormai era piena.

La grande tempesta di vento (un forte turbine di vento) è figura del cattivo spirito dei discepoli: le tesi giudaizzanti esasperano i pagani (le onde si rovesciavano/si scagliavano) e mettono in pericolo la missione e l’esistenza stessa del gruppo (la barca).

38

kai. auvto.j h=n evn th/| pru,mnh| evpi. to. proskefa,laion kaqeu,dwnÅ kai. evgei,rousin auvto.n kai. le,gousin auvtw/|\ dida,skale( ouv me,lei soi o[ti avpollu,meqaÈ

Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che siamo perduti?".

Gesù si mette a dormire (= non si sente la sua presenza). I discepoli sono però tanto convinti della loro ideologia che si stupiscono dell’insuccesso e rimproverano a Gesù la sua mancanza di appoggio, non riconoscendo che i colpevoli sono loro.

Il fatto che Gesù “dorme”, cioè, che la sua presenza non si faccia sentire, è un nuovo indizio che l’episodio anticipa una prassi post pasquale di missione: è come se fosse morto (il cuscino , si usava anche per metterlo sotto la testa di un defunto).Gesù si mostra vivo quando la comunità è unita a lui e lavora in unione con lui.

 

39

kai. diegerqei.j evpeti,mhsen tw/| avne,mw| kai. ei=pen th/| qala,ssh|\ siw,pa( pefi,mwsoÅ kai. evko,pasen o` a;nemoj kai. evge,neto galh,nh mega,lhÅ

Si destò, minacciò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e ci fu grande bonaccia.

Gesù comanda al vento come a uno spirito immondo (cfr. 1,25; “silenzio”: allusione allo spirito farisaico, cfr. 3,4) e la tempesta cessa. Cioè, facendo tacere le pretese giudaiche (il vento) e proponendo ai pagani (e disse al mare) il messaggio autentico, quello dell’uguaglianza di tutti i popoli, cessa ogni ostilità (e ci fu grande bonaccia); l’accettazione è talmente grande ed immediata da rendere evidente la forza divina del messaggio di Gesù.

40

kai. ei=pen auvtoi/j\ ti, deiloi, evsteÈ ou;pw e;cete pi,stinÈ

Poi disse loro: "Perché avete paura? (lett. perché siete paurosi, codardi?) Non avete ancora fede?".

Rimprovera ai discepoli la loro viltà, che nasce dalla mancanza di adesione (Non avete ancora fede?). Hanno paura che quel modo di fare con il mondo pagano significhi perdere per sempre la possibilità di portare avanti gli ideali giudaici; e questo lo considerano un insuccesso come individui e come popolo.

41

kai. evfobh,qhsan fo,bon me,gan kai. e;legon pro.j avllh,louj\ ti,j a;ra ou-to,j evstin o[ti kai. o` a;nemoj kai. h` qa,lassa u`pakou,ei auvtw/|È

E furono presi da grande timore (lett.ebbero paura di paura grande) e si dicevano l’un l’altro: "Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?" ( lett. gli obbedisce?).

Ora hanno paura per se stessi (furono presi da grande timore [lett. ebbero paura di paura grande]). Dominare il mare era proprio di Dio (Sal 107,29s): non capiscono l’uomo-Dio (chi è costui?), ma hanno paura del potere di Gesù e di possibili rappresaglie per il loro precedente comportamento. Come nella tradizione giudaica reagiscono come i marinai nel libro di Giona: “ Entrò in quegli uomini un timore atroce del Signore” (Giona 1,16). Nella domanda che si fanno i discepoli, il vento e il mare formano un unico soggetto (lett. “gli obbedisce”). Cioè, sebbene vengano descritti come elementi distinti e successivi, hanno in comune lo stesso elemento di violenza, espresso nell’uno (vento) come superiorità e dominio, nell’altro (tempesta), come ostilità e distruzione; la successione indica che la seconda violenza si manifesta come risposta alla prima.

Il brano racchiude un messaggio permanente per la comunità cristiana; insegna che non si può fare discriminazione tra i popoli né si può mescolare il messaggio di Gesù con elementi ad esso estranei, per quanto viscerali siano.

Quelli che vogliono monopolizzare Gesù o manipolare il suo messaggio dimostrano di mancare di vera adesione; essi non aderiscono al messaggio di Gesù; vogliono, invece, che questo si adatti alla loro ideologia.

Quando la comunità agisce senza tener conto di Gesù, egli rimane inattivo. Nella missione non può essere ignorato: essa non predica una struttura né un sistema religioso, ma la persona e il messaggio di Gesù, l’amore di Dio per tutti gli uomini e popoli in modo eguale, per comunicare a tutti la vita.