20 settembre 2009

 

XXV Domenica

del

Tempo Ordinario

Anno B

 

1 Lett. Sap 2,12.17-20

2 Lett. Gc 3,16-4,3

Vang. Mc 9,30-37

 

30 In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse.

31 Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: "Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà".

32 Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.

33 Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: "Di che cosa stavate discutendo per la strada?".

34 Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande.

35 Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: "Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti".

36 E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro:

37 "Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato".

La sezione formata dai vv. che vanno da 9,30 a 10,31 sottolinea la differenza tra i discepoli/i Dodici (nuovo Israele) e il gruppo non israelita, per quanto riguarda l’accettazione del messaggio e la sequela di Gesù. Il secondo gruppo ora è rappresentato dal “ragazzino/servitorello” (9,36s), dall’ “esorcista” (9,38s), da “i piccoli” (9,42) e di nuovo da “fanciulli” (10,13-16). La sezione si compone di un’introduzione (9,30-33a) e due trittici (9,33b-50; 10,13-31), separati da una pericope centrale (10,1-12).

 

30

Kavkei/qen evxelqo,ntej pareporeu,onto dia. th/j Galilai,aj( kai. ouvk h;qelen i[na tij gnoi/\

Partiti (usciti) di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse.

31

evdi,dasken ga.r tou.j maqhta.j auvtou/ kai. e;legen auvtoi/j o[ti o` ui`o.j tou/ avnqrw,pou paradi,dotai eivj cei/raj avnqrw,pwn( kai. avpoktenou/sin auvto,n( kai. avpoktanqei.j meta. trei/j h`me,raj avnasth,setaiÅ

Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: "Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà".

Viaggio verso Cafarnao: mentre cammina verso la Galilea, l’interesse di Gesù è incentrato sui discepoli. Di fronte all’incomprensione che continuano a mostrare, Gesù ripete l’insegnamento sul destino del Figlio dell’uomo (8,31), termine che designa lui e, dopo di lui, i suoi seguaci.

L’insegnamento diventa più generico che in 8,31; di fatto, questo secondo annuncio della consegna, della morte e della risurrezione del Figlio dell’uomo manca di qualsiasi dettaglio che potrebbe collegarlo a un popolo o ad un agente determinato; questa ostilità mortale può esistere in qualsiasi cultura.

Viene stabilita per la prima volta l’opposizione tra “il Figlio dell’uomo”, l’uomo nella sua pienezza, e “uomini” che non conoscono né aspirano alla pienezza.

Si insiste sul fatto della morte (lo uccideranno…anche se lo uccidono), ma per svuotarla del suo contenuto, mettendo in rilievo la risurrezione, la continuità della vita. Gesù vuole calmare l’angoscia dei suoi discepoli di fronte alla prospettiva di una morte senza lotta né gloria, inculcando loro che essa non è né una minaccia né un fallimento, perché non è la fine.

 

32

oi` de. hvgno,oun to. r`h/ma( kai. evfobou/nto auvto.n evperwth/saiÅ

Essi però non capivano queste parole (la parola, il discorso) e avevano timore di interrogarlo.

33a

Kai. h=lqon eivj Kafarnaou,m

Giunsero a Cafàrnao.

L’incomprensione dei discepoli è totale, sono refrattari a quell’ insegnamento. Hanno paura di chiedere a Gesù, perché sospettano che la spiegazione potrebbe non corrispondere alle loro aspettative di trionfo. Non vedono un senso in una vita dopo la morte. Arrivano a Cafarnao.

 

33b

Kai. evn th/| oivki,a| geno,menoj evphrw,ta auvtou,j\ ti, evn th/| o`dw/| dielogi,zesqeÈ

Quando fu in casa, chiese (interrogò) loro: "Di che cosa stavate discutendo per la strada?".

C’è un pericolo nella comunità: il desiderio di preminenza (9,33b-50); ecco il senso del primo trittico che mette in risalto il contrasto tra i due gruppi di seguaci, sia nell’adesione a Gesù che nell’attività. I Dodici (= i discepoli) in realtà non seguono Gesù.

La scena mette in contrasto l’atteggiamento dei Dodici e quello del gruppo di seguaci che non provengono dal giudaismo. Marco mostra così le tendenze e le tensioni esistenti al suo tempo tra diverse comunità cristiane.

La casa/ambiente familiare (oivki,a|) in Cafarnao è figura della comunità di Gesù, che comprende i due gruppi di seguaci, come è emerso in 2,15 (discepoli e “peccatori”), quando è stata nominata per la prima volta.

Gesù pone ai discepoli una domanda che per loro sarà imbarazzante.

 

34

oi` de. evsiw,pwn\ pro.j avllh,louj ga.r diele,cqhsan evn th/| o`dw/| ti,j mei,zwnÅ

Ed (ma) essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande.

Il loro silenzio rivela il loro accecamento (3,4: dei farisei; cfr. 7,25: ”spirito muto e sordo”) e l’infondatezza del tema che hanno discusso: chi occupava il rango o la categoria superiore nel gruppo. Domina in essi l’ambizione di preminenza radicalmente opposta al precedente insegnamento di Gesù (9,31).

35

kai. kaqi,saj evfw,nhsen tou.j dw,deka kai. le,gei auvtoi/j\ ei; tij qe,lei prw/toj ei=nai( e;stai pa,ntwn e;scatoj kai. pa,ntwn dia,konojÅ

Sedutosi, chiamò i Dodici e disse (dice) loro: "Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti".

Gesù si sedette, perché questa casa/comunità è la sua dimora stabile; pur stando nella casa, deve chiamare i Dodici (gli stessi discepoli in quanto costituiscono l’Israele messianico) perché sono distanti da lui, anche se non fisicamente; la loro lontananza è causata dalla loro resistenza ad accettare il destino del Figlio dell’uomo (9,31-32); Gesù ricorderà loro cosa significa “stare con lui”, prima finalità della loro costituzione in gruppo (3,14).

In primo luogo, li corregge; devono rinunciare ad ogni pretesa di rango. Per farlo usa l’opposizione essere primo-essere ultimo di tutti e servo di tutti. Chi si fa ultimo di tutti e servo di tutti ha lo stesso atteggiamento di Gesù e si colloca alla testa degli altri (primo), cioè, segue Gesù più da vicino. “Farsi ultimo e servo” equivale a “rinnegare se stesso”, rinunciando ad ogni ambizione egoista, prima condizione della sequela (8,34). Il detto offre lo spunto per la scena successiva.

 

36

kai. labw.n [to] (cod. D) paidi,on e;sthsen auvto. evn me,sw| auvtw/n kai. evnagkalisa,menoj auvto. ei=pen auvtoi/j\

E, preso un (il) bambino (ragazzino), lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro:

Il (seguiamo la lez. del cod. D che contempla l’articolo) servitorello (lett. “il ragazzino” o piccolo servitore, cfr. Mt 18,2s) è nello stesso tempo l’ultimo di tutti (per la sua età) e servo di tutti (per il lavoro che svolge); e, preso: Gesù non ha bisogno di chiamarlo, perché è accanto a lui, “sta con lui”, ha il suo stesso atteggiamento; la sua presenza nella casa/comunità, senza appartenere al gruppo dei Dodici, indica che “il ragazzino” può raffigurare l’altro gruppo di seguaci, quelli che non provengono dal giudaismo (3,32.34; 4,10; 5,24b; 7,14, 8,34; 9,25).

Gesù lo mette in mezzo (al posto di Gesù=l’uomo che si mette a servizio), come modello per i discepoli; abbracciandolo, gesto di amore e di identificazione, che corrisponde al rapporto annunciato da Gesù con chiunque realizza il disegno di Dio (3,35: “questi è fratello mio e sorella e madre”).

 

37

o]j a'n e]n tw/n toiou,twn paidi,wn de,xhtai evpi. tw/| ovno,mati, mou( evme. de,cetai\ kai. o]j a'n evme. de,chtai( ouvk evme. de,cetai avlla. to.n avpostei,lanta, meÅ

"Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato".

Quando sono inviati (chi accoglie, cfr. 6,11), questi seguaci portano con sé la presenza di Gesù e del Padre e rappresentano l’unico santuario dal quale si irradia l’amore di Dio.

(confronta le catechesi di J. Mateos e F. Camacho)


Riflessioni…

 

E sulla strada anonima, egli trascura la persino sua vera identità e si perde a ricercare ruoli di potere e surrettizi, a sacrificare anche valori, per mire indicibili e indescrivibili. Perciò non sa fare altro che tacere a scomode domande divine: cosa stavate discutendo?…

Come inesperto ed immaturo bambino, continua a chiedersi Chi è il più grande?... E in una vana competizione, afferma il proprio primato, imposto qualche volta persino come proveniente dall’Alto o dal Popolo.

La scala dei valori è riscritta con valenze rovesciate: al primo posto il più piccolo… e chi sa farsi più piccolo e servitore.