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15 novembre 2009 XXXIII Domenica del Tempo Ordinario |
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24 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, 25le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. 26Allora vedranno il Figlio dell' uomo venire sulle nubi, con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall' estremità della terra fino all' estremità del cielo. 28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l' estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. 30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 32Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo, né il Figlio, eccetto il Padre”. |
C’è un processo di liberazione che è iniziato con il discorso sulla distruzione di Gerusalemme e adesso prosegue con il discorso sul processo liberatorio della storia.
La predicazione del messaggio screditerà i sistemi religiosi pagani che legittimano e divinizzano i poteri oppressori. Ogni crollo di un sistema oppressore rappresenterà un trionfo dell’umano sul disumano. Questa è la linea della storia.
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VAlla. evn evkei,naij tai/j h`me,raij meta. th.n qli/yin evkei,nhn o` h[lioj skotisqh,setai( kai. h` selh,nh ouv dw,sei to. fe,ggoj auvth/j( (Ma)In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà (più) la sua luce, |
La frase introduttiva segna una nuova era con le stesse caratteristiche del tempo della «tribolazione» (in quei giorni), ma che non si identifica con essa (dopo quella tribolazione; cfr. 13,14-19).
È una forma letteraria usata spesso dai profeti per descrivere la caduta di un impero o nazione che opprime come un giudizio divino o un intervento di Dio nella storia, utilizzando immagini cosmiche; per esempio, nei passi seguenti: Is 13: caduta di Babilonia; Is 34: di Edom; Ger 4,20-23: il disastro che minacciava la Giudea e Gerusalemme; Ez 32,7s: l’Egitto; anche Gl 2,10;3,4;4,15; Am 8,9.
Ognuna di queste descrizioni indica una virata decisiva nella storia, ma non la fine della storia stessa; in esse la distruzione è vista come un giudizio di Dio, ma non come un giudizio finale; di fatto, la vita continua.
Continuano «i dolori» del parto (13,7) dell’umanità nuova: il processo liberatorio della storia è iniziato con la caduta di Gerusalemme. È l’epoca della instaurazione della signoria di Dio nell’umanità, il periodo storico che può chiamarsi escatologico o ultimo.
Come nei testi profetici, le immagini cosmiche che si trovano in questo brano di Marco non devono essere prese in senso letterale ma figurato e, come nei testi profetici, non indicano la fine del mondo e della storia.
Tuttavia, a differenza dei profeti, che usavano l’immagine dello sconvolgimento cosmico per sottolineare la gravità di avvenimenti e di disastri che toccavano l’umanità, in Marco i fenomeni cosmici non appaiono come un riflesso di quanto accade nel mondo umano; vengono descritti, senza aver nominato la fine del mondo, come distinti da tutto ciò che può capitare.
Di fatto, le descrizioni dei profeti sono intrise di dolore e di sventura, mentre in Marco la figura di un sistema cosmico che crolla è segno di liberazione.
Alla luce dei testi profetici, il significato di queste immagini può essere presentato così: nell’AT, gli astri appaiono come oggetto di culto idolatrico e rendere culto a Dio o agli astri costituiva la distinzione tra Israele e i pagani (Dt 4,19s; 17,3; 2Re 17,1-6; Ger 8,2; Ez 8,16).
A differenza dell’unità precedente (14-23), dove si parlava del mondo giudaico, in questa il sole e la luna rappresentano i falsi dèi; il cataclisma cosmico colpisce il mondo pagano. L’oscuramento degli astri maggiori significa l’eclisse di quegli dèi; i valori da questi rappresentati ora vengono ritenuti inaccettabili.
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kai. oi` avste,rej e;sontai evk tou/ ouvranou/ pi,ptontej( kai. ai` duna,meij ai` evn toi/j ouvranoi/j saleuqh,sontaiÅ le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. |
Le stelle o astri in certi testi dell’AT indicano i poteri politici oppressori (cfr. Is 14,12-14; 24,21; Dn 8,10) che si sono arrogati il rango divino; cadranno dal cielo (cfr. Is 14,12) indica una serie di fatti momentanei e successivi; la caduta di quei poteri viene descritta, quindi, come un fenomeno che si realizzerà durante tutta l’epoca successiva alla distruzione della nazione giudaica.
Le potenze che sono nei cieli, in contrapposizione al «vostro Padre che è nei cieli» (cfr. 11,25), sono entità che hanno usurpato il luogo esclusivo del Padre.
Rappresentano forze di morte (Dio=forza di vita), cioè i poteri oppressori che si arrogano il rango divino e che vedranno messo in discussione il loro rango e il loro dominio (saranno sconvolte) nell’epoca successiva alla caduta di Gerusalemme.
Lo sconvolgimento cosmico presenta, quindi, i valori del paganesimo incarnati nei falsi dèi (sole e luna) che fondano la divinizzazione del potere (stelle, potenze del cielo).
Il sistema ideologico religioso perderà credito (oscuramento di sole e luna), e questo provocherà la caduta progressiva dei regimi da esso legittimati.
Marco non esplicita la causa di quei fatti, ma la suppone: come la nazione e le istituzioni giudaiche conoscono la rovina perché rifiutano il messaggio di Gesù e mettono a morte il «Figlio» (12,6-8), spingendo, quindi, fino all’estremo, la loro infedeltà all’alleanza, così i regimi pagani oppressori cadono perché rifiutano il messaggio di Gesù, predicato ora dai suoi seguaci nel mondo intero (13,10), e mettono a morte coloro che lo proclamano.
L’atteggiamento di fronte al messaggio di Gesù in favore dell’uomo decide il corso della storia.
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kai. to,te o;yontai to.n ui`o.n tou/ avnqrw,pou evrco,menon evn nefe,laij meta. duna,mewj pollh/j kai. do,xhjÅ (E)Allora vedranno il Figlio dell' uomo venire sulle (tra) nubi, con grande potenza e gloria. |
E allora indica che l’arrivo del Figlio dell’uomo si verifica immediatamente dopo l’eclisse dei falsi dèi e la caduta dei poteri oppressori, e significa il suo trionfo su di essi.
E sono costoro, i poteri oppressori, che vedranno quella venuta e quel trionfo.
È la seconda venuta del Figlio dell’uomo: la prima, che corrisponde alla caduta del sistema giudaico, è quella che Gesù annuncerà nel suo giudizio di fronte al sommo sacerdote e sarà vista dai suoi giudici (14,62).
Orbene, poiché la caduta delle stelle/dei poteri non indica un fatto unico, ma successivo e graduale nella storia, anche la seconda venuta non sarà unica e puntuale, ma ripetuta e diffusa; ogni caduta di un potere oppressore («stelle e potenze») sarà un trionfo dell’Uomo, trionfo percepito dagli stessi oppressori (14,62).
La dignità del Figlio dell’uomo (l’uomo nella sua pienezza, compresa la condizione divina) viene spiegata con vari simboli: tra nubi, segno che circonda la sua figura, indica la sua vera condizione divina, in opposizione a quella usurpata dai poteri: la venuta equivale a quella di Dio stesso (Sal 89,7; 68,34); la potenza è la forza che dà vita (12,24; 14,62); la gloria, la regalità, che è quella del Padre (8,38).
Con queste immagini Marco afferma che, a partire dalla caduta di Gerusalemme, nella storia del mondo si verificherà un trionfo progressivo dell’umano (il Figlio dell’Uomo) sull’inumano (i regimi oppressori dell’umanità).
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27 |
kai. to,te avpostelei/ tou.j avgge,louj kai. evpisuna,xei tou.j evklektou.j Îauvtou/Ð evk tw/n tessa,rwn avne,mwn avpV a;krou gh/j e[wj a;krou ouvranou/Å ( E allora)Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall' estremità della terra fino all' estremità del cielo. |
Come il cataclisma cosmico non annuncia un giudizio, così nemmeno l’arrivo del Figlio dell’uomo presenta alcun tratto di violenza o di castigo; suo scopo è quello di riunire gli eletti.
Manderà gli angeli, modo per indicare i suoi seguaci che sono arrivati alla meta (cfr. 8,38): la riunione degli eletti è l’ultima missione dei seguaci di Gesù; quelli che lo aiutarono a realizzare la sua opera lo aiutano a raccogliere il frutto (cfr. 4,29).
Come l’arrivo del Figlio dell’uomo, anche questa riunione avrà luogo ogni volta che si verificherà «la caduta delle stelle».
I suoi eletti (in opposizione a quelli dell’antica alleanza, 20,22) sono quelli che nella proclamazione del messaggio «hanno resistito fino alla fine» (13,13; cfr. 10,38s), la nuova umanità, proveniente dal mondo intero (dai quattro venti, cfr. Dt 28,64; 30,4).
Non si parla della risurrezione degli eletti prima della loro riunione; si parla di loro, invece, come di persone vive. Nel contesto del mondo pagano Gesù non utilizza il termine «risurrezione», appartenente alla cultura giudaica, ma esprime la stessa realtà affermando semplicemente la continuità della vita.
Lo scopo della riunione è quello di inserire gli eletti nella comunità definitiva, «la fine» (13,7-13: «si salverà»), il regno di Dio e dell’uomo.
Così Marco schematizza la dinamica della salvezza nella storia; non si realizzerà attraverso un intervento divino portentoso (contro l’ideologia messianica del giudaismo) ma mediante la collaborazione degli uomini che, seguendo Gesù, proclamano la buona notizia senza tirarsi indietro di fronte alla persecuzione.
La caduta dei poteri, che appare istantanea, è un processo storico che si sviluppa nel tempo; la cosa certa è che ciò che si oppone allo sviluppo e alla pienezza umana finirà per cadere.
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VApo. de. th/j sukh/j ma,qete th.n parabolh,n\ o[tan h;dh o` kla,doj auvth/j a`palo.j ge,nhtai kai. evkfu,h| ta. fu,lla( ginw,skete o[ti evggu.j to. qe,roj evsti,n\ Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l' estate è vicina. |
I discepoli chiedevano anzitutto il «quando» degli avvenimenti predetti da Gesù, cioè della distruzione del Tempio e della nazione. Gesù risponde a quella domanda, assicurando che accadranno durante la loro stessa generazione. Ma quei fatti hanno due aspetti: uno, doloroso, la distruzione della nazione giudaica; l’altro, gioioso, l’ingresso dei pagani nella comunità cristiana.
La menzione del fico riporta il lettore alla tematica del Tempio e della sua distruzione (11,13.20:il fico seccato); così questa unità si collega alla «grande angoscia/trepidazione» descritta nella parte precedente (13,14-23).
Ciò che accade col fico può chiarire il significato di una determinata parabola, in concreto, della parabola dei lavoratori omicidi pronunciata nel Tempio (12,1-9); il suo significato non si esaurisce nella predizione della catastrofe, perché in essa vengono annunciati contemporaneamente la distruzione (aspetto negativo) e il passaggio del Regno ad altri popoli (aspetto positivo).
L’estate è la stagione del raccolto e, quindi, dell’abbondanza e della gioia (Sal 126,5; Is 9,2); va collegato con 4,29: «il raccolto è presente», dove «raccolto» è un collettivo che comprende i frutti individuali, immagine degli uomini nuovi.
La gioia indicata dall’«estate» si riferisce, quindi, a una raccolta di uomini, in particolare pagani (Gl 4,10.13), che in gran numero cominceranno ad accettare il messaggio di Gesù.
La distruzione della nazione giudaica segnerà il momento propizio. La fecondità continua ad esistere, ma non più in quel popolo, le cui istituzioni non hanno assolto il loro compito e sono destinate a scomparire: il regno di Dio “sarà dato” ad altri popoli (12,9).
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ou[twj kai. u`mei/j( o[tan i;dhte tau/ta gino,mena( ginw,skete o[ti evggu,j evstin evpi. qu,raijÅ Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che [egli è] vicino[,] è alle porte. |
In questo contesto, la formula così anche voi implica di nuovo l’incomprensione dei discepoli (cfr. 7,17) e li avverte che devono imparare, come hanno già fatto altri e come lo indicava la parabola dei lavoratori, che la rovina che è stata descritta annuncia all’intera umanità il passaggio alla signoria di Dio.
Devono passare dalla solidarietà etnica a quella universale: sappiate che (il Regno di Dio) è vicino, alle porte.
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VAmh.n le,gw u`mi/n o[ti ouv mh. pare,lqh| h` genea. au[th me,crij ou- tau/ta pa,nta ge,nhtaiÅ In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. |
Questo detto solenne (vi assicuro/in verità io vi dico) è il centro dell’unità.
Questa generazione è quella di Gesù, quella che conserva la speranza di un Messia trionfatore destinato a dare a Israele l’egemonia sugli altri popoli pagani (cfr. 8,12.38; 9,19); è la generazione del secondo esodo, quello del Messia, che si comporta come quella del primo (Dt 32,5.20; Sal 95,10); essa avrebbe dovuto vedere la realizzazione delle promesse, invece rifiuta l’offerta di salvezza.
Tutto questo, che si realizzerà durante questa generazione, include sia la rovina di Gerusalemme che l’ingresso dei pagani nel Regno.
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31 |
o` ouvrano.j kai. h` gh/ pareleu,sontai( oi` de. lo,goi mou ouv mh. pareleu,sontaiÅ Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. |
Questo detto lapidario conferma la certezza profetica della predizione precedente: la promessa del Regno è più sicura della continuazione dell’universo.
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Peri. de. th/j h`me,raj evkei,nhj h' th/j w[raj ouvdei.j oi=den( ouvde. oi` a;ggeloi evn ouvranw/| ouvde. o` ui`o,j( eiv mh. o` path,rÅ Quanto però a quel giorno o (l’ora)a quell’ora, nessuno [lo] sa, né gli angeli nel cielo, né il Figlio, eccetto il Padre. |
Non c’è una «fine» collettiva, come pensavano i discepoli, ma individuale. Non deve essere motivo di preoccupazione, perché è nelle mani del Padre. Preparata da Gesù, la comunità dovrà offrirsi senza riserve e senza paura per continuare l’opera di Gesù tra i pagani, sapendo che il dolore è passeggero e la gioia duratura.
In contrasto con il momento conosciuto («questa generazione») presentato nell’affermazione precedente, si parla qui di un momento sconosciuto.
Il giorno è quello della venuta del Figlio dell’uomo in relazione con la caduta di un potere oppressivo, descritto nell’unità precedente (13,26) e indica un avvenimento gioioso e definitivo: la vita, al di là della morte, di coloro che si sono dedicati fino alla fine alla proclamazione del messaggio (13,27: riunione degli eletti, il Regno definitivo).
L’ora, è quella della passione di ogni discepolo (13,11: aiuto divino, lo Spirito) avvenimento doloroso, ma transitorio. I discepoli avevano chiesto il momento di una «fine» collettiva, che avrebbe dato avvio al regno messianico (13,4); invece «la fine» non è unica né è legata alla distruzione di Gerusalemme; si va verificando per ogni individuo, come conclusione della sua dedizione personale (13,13). Per questo non è importante conoscere il momento, ma sapere che è nelle mani del «Padre», nome di Dio nella comunità cristiana, nella nuova umanità (cfr. 13,19: «Dio», il Creatore si riferisce all’umanità intera; 13,20.22: «il Signore»=Dio, si riferisce all’antica alleanza).
Nessuno sa quel giorno o l’ora, cioè, a nessuno compete agire se non al Padre, con il suo amore per i discepoli, suoi figli (11,25); egli dispiegherà la sua attività in quei momenti cruciali. Nell’«ora», dando al discepolo l’aiuto dello Spirito perché trovi le parole adatte alla situazione (13,11); nel «giorno», mediante l’arrivo del Figlio dell’uomo, portatore della forza divina (13,26); questa farà sì che superino la morte e vengano riuniti nella gloriosa tappa finale del Regno.
Sarà il Padre che affermerà la verità e la realizzazione massima del Figlio e dei suoi, di fronte ai persecutori e rinnegatori (cfr. 12,36).
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Riflessioni…
Ogni uomo aspira al quando e al dove, della sua liberazione, della fine della sua angoscia, del suo dolore; per appagare e dare senso alla sua ragione.
Ma ha anche appreso, dopo l’annuncio/certezza del Figlio dell’uomo, che l’ora è conosciuta dal Padre: è iscritta nelle palme delle mani del Padre.
Sarà Lui pertanto a mostrare e schiudere quelle mani benedicenti, rassicuranti e liberanti: sarà l’ora di una visione reale, di tempi nuovi, di nuovi processi fondanti una nuova umanità.
De-lusioni che deviano, che annullano speranze, che bloccano maturazioni?
Un Padre non bara, non spegne aspirazioni, non delude, aiuta invece a vivere, a crescere, a dare avvio ad una Storia nuova.
Egli si fa presente ai crocicchi dei percorsi della Storia, che giudica e rinnova, e intreccia nuovi percorsi, ove Egli stesso si implica ed vi si complica, facendosi, con l’uomo, responsabile della storia stessa, destinandola alla risurrezione.
Sono sfide umano-divine, fatte di complicità, di condivisione, di attese e di impegni per ricomporre frammenti dei momenti esplosivi e implementarli purificati, in unità/armonia, e per garantire continuità di vita.
E tutto accade in ogni generazione, ove Dio stesso si accosta, si introduce e vive nella storia degli uomini, per condividerne la crescita e aiutarla a dilatarsi e farla uscire da ghetti di individualismi e da sterili nazionalismi, offrendo a tutti motivi e opportunità di salvezza.
Il sogno di Dio che vuole garantire a tutti liberazione, motivi di speranza, di vita nuova e di unità, troverà attuazione, grazie alla sua costante presenza e alla disponibilità dell’uomo.
Egli lo giura sulla sua parola: non si consumerà generazione, senza che le sue promesse si avverino.
E noi abbiamo fondati motivi per credere e sperare in questo Padre, che all’ora mostrerà il Figlio dell’uomo, figlio della generazione prototipa, garanzia divina di salvezza.