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15 febbraio 2009 VI Domenica del Tempo Ordinario |
Anno B 1 Lett. 2 Lett. Mc 1,40-45 |
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40 Venne
da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se
vuoi, puoi purificarmi!". |
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40 |
Kai. e;rcetai pro.j auvto.n lepro.j parakalw/n auvto.n Îkai. gonupetw/nÐ kai. le,gwn auvtw/| o[ti eva.n qe,lh|j du,nasai, me kaqari,saiÅ Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava [ in ginocchio] e gli diceva: "Se vuoi, puoi purificarmi!". |
A conclusione di un largo giro attraverso l’Israele istituzionale appare la figura di un lebbroso che si avvicina a Gesù.
Il lebbroso è il caso estremo e il prototipo dell’emarginazione religiosa e sociale imposta dalla Legge (Lv 13,45s). Per la sua condizione di impuro, e secondo quanto viene insegnato nella sinagoga, quell’uomo crede di essere escluso dall’accesso al Regno di Dio.
La figura del lebbroso mette in evidenza il danno sociale operato dalle prescrizioni discriminatorie della legge del puro e dell’impuro, espressione della durezza e della mancanza di amore nelle quali il sistema giudaico formava i suoi seguaci, emarginando senza pietà quelli che avrebbero avuto più bisogno di aiuto. L’esperienza di Gesù dopo la sua attività in Galilea è che una parte di Israele, di cui il lebbroso rappresenta il caso estremo, è emarginata per motivi religiosi e che ad essa viene negata la possibilità di salvezza.
Il lebbroso era obbligato a tenersi a distanza dai sani; avvicinandosi a Gesù, sta violando la Legge, ma la sua angoscia lo spinge a rischiare; in ginocchio, temendo una punizione per la sua temerarietà; Se vuoi, puoi… è detto di Dio in Sap 12,18.
Il lebbroso vede in Gesù un potere divino.
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41 |
kai. splagcnisqei.j evktei,naj th.n cei/ra auvtou/ h[yato kai. le,gei auvtw/|\ qe,lw( kaqari,sqhti\ Ne ebbe compassione tese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, sii purificato!". |
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42 |
kai. euvqu.j avph/lqen avpV auvtou/ h` le,pra( kai. evkaqari,sqhÅ E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. |
La reazione di Gesù non è quella che teme il lebbroso; vedendo la situazione miserabile di quell’uomo, Gesù si commuove = splagcnisqei.j; nel giudaismo veterotestamentario questo verbo splagcni,zomai = splanchnizomai veniva usato solo per Dio; nel Nuovo Testamento, solo per Gesù.
L’amore viscerale di Dio per gli uomini si manifesta in Gesù. Egli non riconosce alcuna emarginazione; quella, stabilita dalla Legge, non corrisponde a ciò che Dio è, e vuole; la signoria di Dio non esclude nessuno dalla salvezza.
Violando la Legge (Lv 5,3; Nm 5,2), Gesù tocca il lebbroso e questi viene purificato dalla lebbra.
Il lebbroso sperava che Gesù ristabilisse il suo rapporto con Dio, cosa che da solo, pensava lui, non poteva raggiungere. Credeva che essendo emarginato dall’istituzione religiosa anche Dio lo rifiutasse; questo spiega la sua insistenza per essere purificato (pulito).
La sua idea di Dio è quella dei maestri ufficiali, quella di un Dio che non ama né accetta tutti gli uomini, ma solo quelli che osservano determinate condizioni di purezza fisica o rituale.
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43 |
kai. evmbrimhsa,menoj auvtw/| euvqu.j evxe,balen auvto,n E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito |
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kai. le,gei auvtw/|\ o[ra mhdeni. mhde.n ei;ph|j( avlla. u[page seauto.n dei/xon tw/| i`erei/ kai. prose,negke peri. tou/ kaqarismou/ sou a] prose,taxen Mwu?sh/j( eivj martu,rion auvtoi/jÅ e gli disse: "Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto come testimonianza per (lett. contro di) loro". |
Per questo non gli basta essere guarito, deve convincersi che nessuna emarginazione viene da Dio, la Legge che la prescrive è cosa umana.
Deve rendersi indipendente dall’istituzione religiosa, convincendosi che il suo modo di agire non esprime ciò che Dio è; se non lo fa, sarà sempre in balia dell’istituzione e potrà essere emarginato di nuovo.
Gesù lo rimprovera = evmbrimhsa,menoj auvtw di essersi creduto emarginato da Dio; per fargli cambiare mentalità (trasse fuori - cacciò via da = evxe,balen v. anche 1,12 e 1,34…si intende … dall’istituzione) gli fa considerare le severe e costose condizioni che l’istituzione gli impone per riammetterlo al suo interno.
Deve confrontare il Dio amoroso, che si manifesta in Gesù, con il Dio, duro ed esigente, proposto dall’istituzione. I riti imposti da Mosè (non da Dio: cfr. Lv 14,1-32) dimostrano la durezza di quel popolo (come testimonianza contro di essi, cfr. Dt 31,26-27 e nota la particolare costruzione: eivj martu,rion auvtoi/j, dove il significato è di ostilità=prova contro di loro).
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o` de. evxelqw.n h;rxato khru,ssein polla. kai. diafhmi,zein to.n lo,gon( w[ste mhke,ti auvto.n du,nasqai fanerw/j eivj po,lin eivselqei/n( avllV e;xw evpV evrh,moij to,poij h=n\ kai. h;rconto pro.j auvto.n pa,ntoqenÅ Ma quello si allontanò (uscì) e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte. |
Quando l’emarginato si convince ( lett. quando uscì = evxelqw.n ) la sua gioia è grande e diffonde la notizia. Gesù ha preso posizione pubblica contro l’emarginazione religiosa e contro la Legge che la prescriveva.
Quindi Gesù viene emarginato; non può entrare apertamente nei luoghi dove c’è la sinagoga (città/villaggi), ma aumenta il numero di emarginati che accorrono a lui.
Così il Regno viene aperto a tutti gli esclusi considerati impuri da parte della Legge e dell’istituzione religiosa giudaica.
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Riflessioni…
Dal “se tu
vuoi, puoi” dell’indigente, angosciato e speranzoso, all’adulatorio “se voi
volete…” in proiezione di raccomandazioni e di egoistico tornaconto: il
primo chiede salute, riconoscimento, uno sguardo, un tocco di vita, il
secondo compromessi ed interessi.
E Dio si
commuove, e l’uomo non frena imbarazzi ed occhi lucidi davanti allo zingaro
che stende la mano, al nero che allunga il berretto, al vicino che
invoca voglia di vivere.
Gesù tocca un
lebbroso, una donna abbraccia un bambino senza forza, un prete non distingue
l’irregolare e tutti donano salute, gioia, pezzi di pane sottratti ai
propri banchetti e mangiano insieme.
Non affiora
neanche un “grazie”: la giustizia ricompone equilibri dovuti, la carità
frantuma ambiguità ed equivoci, e aiuta a donare motivi di vita. Le
istituzioni hanno i loro “galatei” con minuziosi fardelli e cerimoniali,
l’amore possiede la sola norma della pienezza di vita.
Un destino nuovo è iscritto nell’orizzonte: ogni margine, ogni casta, ogni extra, ogni escluso trova l’attenzione di Dio, il suo tocco salubre, il suo soffio di vita.
Una lezione per chi pensa di essere scelto da Dio, consacrato a Dio, eletto, predestinato.
La vecchia gelosia divina si è ormai esaurita, permane solo l’amore cieco ed appassionato per ogni volto che assomiglia a quello di Cristo, specie se piagato.