13 dicembre 2009

III  DOMENICA

DI

AVVENTO

Anno C


1 Lett.

Sof 3,14-17

2 Lett.

Fil 4,4-7

Vang.

Lc 3,10-18

 

10 In quel tempo, le folle lo (Giovanni) interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?».

11 Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto».

12 Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?».

13 Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato»

14 Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

15 Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo,

16 Giovanni rispose a tutti dicendo:«Io vi battezzo con acqua, ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

17 Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento del suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

18 Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Le parole di Giovanni hanno sconcertato le folle che vivono una tensione di cambiamento che si traduce in degli interrogativi che riguardano la vita di ciascuno.

10

Kai. evphrw,twn auvto.n oi` o;cloi le,gontej\ ti, ou=n poih,swmenÈ

Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?».

11

avpokriqei.j de. e;legen auvtoi/j\ o` e;cwn du,o citw/naj metado,tw tw/| mh. e;conti( kai. o` e;cwn brw,mata o`moi,wj poiei,twÅ

Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto».

La risposta di Giovanni agli interrogativi che i vari gruppi gli rivolgono è incentrata sulla giustizia e sulla carità che costituiscono la proposta prioritaria del messaggio cristiano che richiede un cambiamento ad ogni seguace di Giovanni Battista prima e di Gesù poi.

A tutti è chiesto indistintamente la condivisione dei propri beni con chi ne è sprovvisto (v. 11). Sono menzionate solo le vesti e il cibo perché sono le cose essenziali alla vita, ma l’esortazione si estende a tutti i mezzi di sussistenza.

Per Luca è evidente che l’amore al prossimo, in concreto, rivela l’autenticità del cambiamento (metanoia). Le varie scuole rabbiniche al quesito, che riguardava la perfezione nell’osservanza della Torah, davano diverse risposte basate su particolari pratiche, preghiere e digiuni; ma nel Battista c’è una risposta nuova: la vera conversione si dimostra dal posto dato all’uomo bisognoso, povero. E non si tratta di dare un aiuto generico, ma di privarsi di una metà dei propri averi per condividere con gli altri. Un tema che Luca tratterà nella seconda parte della sua opera, in At 2,42-47; 4,32-37, con qualche sorpresa rispetto alla predicazione del Battista.

 

12

h=lqon de. kai. telw/nai baptisqh/nai kai. ei=pan pro.j auvto,n\ dida,skale( ti, poih,swmenÈ

Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?».

13

o` de. ei=pen pro.j auvtou,j\ mhde.n ple,on para. to. diatetagme,non u`mi/n pra,sseteÅ

Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato»

Tra gli uditori si trovano dei gabellieri, anche essi desiderosi di imboccare la strada della conversione.

È un fatto senz’altro sorprendente: nella comunità di Luca si trovano anche esattori convertiti. Ad essi non è consentito trarre vantaggio indebitamente, rubare e opprimere. Pur trattandosi della categoria più invisa alla popolazione, per il loro asservimento ai dominatori romani, non viene proferito nessun rimprovero particolare dal Precursore che è stato così severo con le moltitudini giudaiche, ree di una religiosità formalistica (vv. 7-9).

Sembra che per adesso i pubblicani siano lasciati indisturbati nel loro ufficio, viene chiesto solo un equo comportamento.

Il discorso, di fondo, della illegalità di “quanto vi è stato fissato” non è affrontato, lo sarà nel prosieguo della vicenda storica vissuta dai seguaci di Gesù lungo i secoli!

 

14

evphrw,twn de. auvto.n kai. strateuo,menoi le,gontej\ ti, poih,swmen kai. h`mei/jÈ kai. ei=pen auvtoi/j\ mhde,na diasei,shte mhde. sukofanth,shte kai. avrkei/sqe toi/j ovywni,oij u`mw/nÅ

Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

I soldati sono la categoria più insolita che la predicazione del Battista abbia incontrato. Sono, in genere, componenti di truppe mercenarie che militano a servizio di qualche tiranno locale o nell’esercito imperiale. Anche ad essi viene data una risposta pratica, immediata, non radicale: non debbono opprimere, accusare calunniosamente, ricattare, saccheggiare, ma accontentarsi del salario.

Non è messa in discussione la professione in sé, in questo momento.

L’intento prioritario della predicazione del Battista è il cambiamento della persona che viene invitata ad un comportamento ragionevole in relazione ai rapporti con gli altri; non c’è nessun intento e incitamento al sovvertimento rivoluzionario dell’ordine pubblico.

 

15

Prosdokw/ntoj de. tou/ laou/ kai. dialogizome,nwn pa,ntwn evn tai/j kardi,aij auvtw/n peri. tou/ VIwa,nnou( mh,pote auvto.j ei;h o` cristo,j(

Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo,

16

avpekri,nato le,gwn pa/sin o` VIwa,nnhj\ evgw. me.n u[dati bapti,zw u`ma/j\ e;rcetai de. o` ivscuro,tero,j mou( ou- ouvk eivmi. i`kano.j lu/sai to.n i`ma,nta tw/n u`podhma,twn auvtou/\ auvto.j u`ma/j bapti,sei evn pneu,mati a`gi,w| kai. puri,\

Giovanni rispose a tutti dicendo:«Io vi battezzo con acqua, ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

17

ou- to. ptu,on evn th/| ceiri. auvtou/ diakaqa/rai th.n a[lwna auvtou/ kai. sunagagei/n to.n si/ton eivj th.n avpoqh,khn auvtou/( to. de. a;curon katakau,sei puri. avsbe,stw|Å

Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento del suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Giovanni predica un cambiamento di preparazione/conversione ma soprattutto è il Precursore messianico. Egli è chiamato a dare il primo annunzio non tanto a una folla anonima (cfr. 7-10), quanto a un “popolo” ben disposto.

Il termine “tou/ laou/ =tu laũ=del popolo” (da lao,j=laós=popolo) ha in Luca una portata religiosa, designa la comunità radunata per il culto (Lc 1,10; 9,18;11,1), o per l’ascolto della parola (Lc 1,21; 7,29; 18,43; 19,48; 20,6; 21,38; 23,35).

Nella comunità di Luca e soprattutto nei circoli giudaici, al tempo in cui l’evangelista sta scrivendo, si discuteva ancora sull’identità del Precursore (cfr. At 18,25; 19,1-7). Gli abbagli o i fraintendimenti sulla sua persona o sulla portata della sua missione erano facili se non frequenti.

Luca tenta di dissipare i dubbi con la dichiarazione: “Io vi battezzo con acqua…” posta sulle labbra dello stesso Giovanni che afferma altresì che il ruolo di Sposo del popolo (non sono degno di slegare i lacci dei sandali, cfr. Dt 25,5-10; Rt 3,12-13;4,5-8) compete solo a Gesù.

La comunità non subito è stata capace di valutare la differenza fra il Battista e Gesù. La risposta agli interrogativi della folla è data dal Precursore stesso in base alla differenza, non visibile apparentemente, che corre tra il rito dell’uno e dell’altro.

Il battesimo di Giovanni, come quello di Gesù, è dato con l’acqua, ma quello di Gesù è dato col fuoco, simbolo dello Spirito. Il discorso è convenzionale. In realtà entrambi i riti sono amministrati con l’acqua e annunziano la purificazione interiore che si opera nel neofita in virtù dell’accoglienza fatta a Dio e al suo Spirito.

Il simbolismo dell’acqua è efficace al pari di quello del fuoco: l’acqua purifica lavando, il fuoco bruciando; entrambi significano l’azione rigenerativa del rito battesimale.

Nell’intenzione dell’evangelista, essi sono contrapposti (acqua e fuoco) per distinguere le persone a cui fanno capo, il Battista e il Cristo.

Il Messia con il dono totale di sé vivrà l’esperienza dell’amore del Padre e dello Spirito e infonderà nei suoi una forza trasformante che conduce alla piena intimità con Dio.

Nella mentalità di Giovanni il Battista, comparivano ancora elementi di un’antica visione che contemplava “la scure”, il “ventilabro” e il “fuoco” nelle mani del Messia, elementi che saranno totalmente assenti nella missione di Gesù.

18

Polla. me.n ou=n kai. e[tera parakalw/n euvhggeli,zeto to.n lao,nÅ

Con molte altre esortazioni [Giovanni] evangelizzava il popolo.

Il ministero di Giovanni si conclude con uno sguardo riassuntivo della sua predicazione, definita ancora una volta popolare. Il verbo che l’autore adopera per designare la sua attività è tecnico nel Nuovo Testamento: “euvhggeli,zeto= eiuēnghelízeto=evangelizzava” da euvaggeli,zw/omai=eiuanghelízō/omai=reco una buona notizia/evangelizzo”.

Ciò sottolinea, in definitiva, che il compito principale del Battista non è quello di annunziare un Messia giudice, ma un Messia Salvatore.

In fondo Giovanni rimane un profeta di consolazione, più che di sciagura. Ma un profeta coerente con la propria missione non può non provocare reazioni sfavorevoli, attirarsi inimicizie e avversità, sia in “alto” che in “basso”.

 

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Riflessioni…