Vangelo della Domenica
Linee interpretative del Vangelo domenicale elaborate nell’incontro settimanale del lunedì dal gruppo della Comunità de “Il Filo” (Gruppo Laico di Ispirazione Cristiana e-mail: amicidelfilo@libero.it) insieme con P. Gennaro Lamuro resp. del Servizio Animazione Biblica della Diocesi di Napoli.
Il gruppo si avvale dei seguenti supporti:
Nuovo Testamento interlineare Greco-Latino-Italiano, Ed. San Paolo.
Max Zerwick S.J., Analysis Philologica Novi Testamenti Graeci, Romae, Pont. Inst. Bibl., 1960.
Max Zerwick S.J.-Mary Grosvenor, A grammatical Analysis of the Greek New Testament, Rome, Biblical Institute Press, 1996.
La preziosissima produzione pastorale esegetica del Centro Studi Biblici “G. Vannucci” di Montefano (MC), www.studibiblici.it ; e-mail: centro.bib@tin.it
n.b.: Il testo della traduzione in italiano del Nuovo Testamento è:
La Sacra Bibbia, Roma, edizione CEI, 2003.
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15 giugno 2008 11a DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO |
Anno A Mt. 9,36-38; |
Matteo 9,36-38; 10,1-8
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ivdw.n de. tou.j o;clouj evsplagcni,sqh peri. auvtw/n( o[ti h=san evskulme,noi kai. evrrimme,noi w`sei. pro,bata mh. e;conta poime,naÅ Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. |
Effetto dello sguardo di Dio (v. Mt. 9,9) è sempre la compassione.
Per la prima volta nel vangelo compare il verbo avere compassione (evsplagcni,sqh esplanknìste da splagcni,zomai splanknìzomai) che nell’AT è attribuito esclusivamente a Dio. Nei vangeli il verbo viene attribuito a Gesù che è sempre impegnato a trasmettere vita là dove non c’è.
Nel suo operare Gesù constata la situazione drammatica in cui giace il popolo.
Mentre Mosè aveva stabilito che ci fosse sempre un uomo valido affinché: “la comunità del Signore non sia un gregge senza pastore” (Nm. 27,17; Zc.10,2), oera nessuno si prende cura di questo popolo che, mancando di un orientamento, sta perdendo progressivamente le forze.
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to,te le,gei toi/j maqhtai/j auvtou/\ o` me.n qerismo.j polu,j( oi` de. evrga,tai ovli,goi\ Allora disse ai suoi discepoli: "La messe è molta, ma gli operai sono pochi! |
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deh,qhte ou=n tou/ kuri,ou tou/ qerismou/ o[pwj evkba,lh| evrga,taj eivj to.n qerismo.n auvtou/Å Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!". |
Vista la mancanza del pastore (al sing. = mh. e;conta poime,na = mè ékonta poiména) e lo sbandamento delle pecore, il lettore si aspetterebbe che la preghiera di Gesù fosse: “perché il Signore invii un pastore per il suo gregge”.
Invece Gesù parla di operai (evrga,taj = ergátas) per la messe. L’unico pastore del gregge è il Signore (che dovrà essere riconosciuto come tale). In questa attività ha bisogno di collaboratori, di operai.
Per questo i discepoli vengono messi al corrente della situazione e devono prendere coscienza, mediante la preghiera rivolta al Padre, della loro missione di collaboratori nella diffusione del Regno.
Al contrario dei rappresentanti della istituzione religiosa di allora che si sono appropriati del gregge per soddisfare la loro ambizione di potere e si ritengono i padroni della messe, i discepoli riconoscano che l’unico signore del gregge e della messe è Dio, e il loro ruolo, in quanto operai, è solo di collaboratori.
Notiamo che è stato usato il termine (qerismo.j = therismòs) che significa “messe” e “mietitura”. Il termine viene usato in Mt. 13,30.39, applicato alla separazione finale tra buoni e cattivi e la “mietitura” viene attribuita agli angeli.
Gli operai di cui parla Gesù, esercitano dunque nella storia la medesima attività che “gli angeli” svolgeranno al compimento finale. Si coglie adesso il significato degli “angeli” che servivano Gesù, cioè collaboravano con lui nella scena del deserto (Mt. 4,11) erano figure di chi collabora alla sua missione
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10,1 |
Kai. proskalesa,menoj tou.j dw,deka maqhta.j auvtou/ e;dwken auvtoi/j evxousi,an pneuma,twn avkaqa,rtwn w[ste evkba,llein auvta. kai. qerapeu,ein pa/san no,son kai. pa/san malaki,anÅ Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità. |
Gesù rende i discepoli capaci di vincere la resistenza al messaggio opposta dalle ideologie che dominano l’uomo.
Per la prima volta appare il numero “dodici” (dw,deka = dódeka) riferito ai discepoli che seguono Gesù. Il numero dodici richiama le tribù di Israele e applicato ai discepoli rappresenta l’Israele che segue Gesù.
È un segno di speranza di fronte alla situazione in cui si trovava il popolo, ormai ridotto a due tribù soltanto. In funzione della sua missione questo gruppo di discepoli riceve da Gesù l’autorità sugli “spiriti impuri”.
È questa la prima volta che appare in Matteo l’espressione “spiriti impuri”.
Essere “impuro” o “immondo” è la condizione che ostacola la comunicazione con Dio, il tutto puro.
Lo “spirito” è una forza esterna all’uomo. Se questi lo accetta, il suo influsso agisce nella sua interiorità.
Quando questa forza procede da Dio viene definita “santa” (Spirito Santo), quando proviene da elementi contrari a Dio è ritenuta una forza “impura”.
Gesù non incarica i dodici di insegnare dottrine ma di trasmettere una forza vitale capace di liberare e di guarire. Infatti, mediante l’annuncio del messaggio del Regno, i discepoli potranno liberare gli uomini da tutto ciò che domina (“spirito impuro”) e limita la loro vita (“malattie/infermità).
L’attività dei dodici sarà un prolungamento di quella di Gesù (Mt. 9,35).
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Tw/n de. dw,deka avposto,lwn ta. ovno,mata, evstin tau/ta\ prw/toj Si,mwn o` lego,menoj Pe,troj kai. VAndre,aj o` avdelfo.j auvtou/( kai. VIa,kwboj o` tou/ Zebedai,ou kai. VIwa,nnhj o` avdelfo.j auvtou/( I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, |
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3 |
Fi,lippoj kai. Barqolomai/oj( Qwma/j kai. Maqqai/oj o` telw,nhj( VIa,kwboj o` tou/ ~Alfai,ou kai. Qaddai/oj( Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, |
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4 |
Si,mwn o` Kananai/oj kai. VIou,daj o` VIskariw,thj o` kai. paradou.j auvto,nÅ Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì. |
È l’unica volta che nel vangelo di Matteo appare il termine “apostoli”.
Il termine greco (avposto,lwn = apostólon da avpo,stoloj = apóstolos) significa “inviati/o” e non indica qui una funzione o categoria di persone ma la loro attività che è sempre tesa all’esterno della comunità (cfr. Rm. 16,7: avspa,sasqe VAndro,nikon kai. VIounia/n tou.j suggenei/j mou kai. sunaicmalw,touj mou( oi[tine,j eivsin evpi,shmoi evn toi/j avposto,loij( oi] kai. pro. evmou/ ge,gonan evn Cristw/|Å = Salutate Andronico e Giunia, miei parenti e compagni di prigione, i quali sono segnalati fra gli apostoli, e anche sono stati in Cristo prima di me.).
Il “primo” della lista è Simone che viene soprannominato, come era già apparso in Matteo 4,18, Pietro (da petros = ciottolo, sasso, mattone). Mai Gesù si rivolgerà a Simone chiamandolo “Pietro” (eccetto in Lc. 22,34).
Seguono altri tre discepoli, ugualmente già conosciuti: Andrea, Giacomo e Giovanni, e si ricorda di nuovo il vincolo di parentela che li unisce (“fratelli” cfr. Mt. 4, 18-22) ad indicare la priorità che Gesù attribuisce alla “fraternità”.
La lista prosegue con una serie di sette nomi di discepoli di cui l’unico già conosciuto è Matteo, “il pubblicano” (Mt. 9,9). L’evangelista inserisce nel gruppo di Gesù anche i “peccatori”, quelli che per la loro condizione erano già gli esclusi di Israele.
Eccetto Matteo, gli altri sei non hanno alcun ruolo nel vangelo di Mt. ed inoltre i loro nomi nelle liste degli altri evangelisti sono differenti.
Essi rappresentano il popolo anonimo che segue Gesù.
Il termine “Kananai/oj” applicato a Simone non indica la sua origine etnica (“cananeo” in greco kananaios ma significa “fanatico, pieno di zelo”, in Luca 6,15 è chiamato “lo zelota”, cioè appartenente al partito armato).
La presenza nel gruppo dei discepoli di due personaggi antagonisti come uno zelota, che combatteva gli stranieri, e un esattore delle tasse, un non osservante e al lavoro per gli stranieri, significa che nella comunità del regno non esistono pregiudizi sociali né hanno più valore la militanza politica o religiosa.
Posto sempre ultimo nella lista, Giuda Iscariota, il cui nome richiama la “Giudea”, la regione dove Gesù verrà assassinato, viene indicato come il traditore.
Giuda è conosciuto come Iscariota dall’ebraico “Ish” = uomo e “Keriot” = villaggio della Giudea (Gs. 15,25).
Giuda è l’uomo del “villaggio”, termine che nei vangeli ha sempre significato negativo, perché posto in relazione con l’attaccamento alla tradizione.
Il primo e l’ultimo della lista hanno una caratteristica in comune: ambedue rinnegheranno Gesù. L’evangelista vuole insinuare come tutto il gruppo dei discepoli nel momento della prova abbandonerà Gesù.
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5 |
Tou,touj tou.j dw,deka avpe,steilen o` VIhsou/j paraggei,laj auvtoi/j le,gwn\ eivj o`do.n evqnw/n mh. avpe,lqhte kai. eivj po,lin Samaritw/n mh. eivse,lqhte\ Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: |
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poreu,esqe de. ma/llon pro.j ta. pro,bata ta. avpolwlo,ta oi;kou VIsrah,lÅ rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. |
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poreuo,menoi de. khru,ssete le,gontej o[ti h;ggiken h` basilei,a tw/n ouvranw/nÅ E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. |
Gesù invia i suoi a predicare il Regno di Dio.
Ancora imbevuti della tradizione di un Messia vittorioso e di un Israele dominatore di pagani e sterminatore degli eretici, Gesù proibisce ai suoi discepoli di andare da pagani e samaritani.
Non sono in grado di superare la convinzione della superiorità ebraica che negava l’uguaglianza dei popoli e pertanto impediva la loro missione tra i pagani. Per questo: “non andate…” (Mt. 10,5).
La loro missione per il momento è limitata a Israele.
Le “pecore perdute” è una chiara denuncia dell’azione negativa dei dirigenti.
Dopo la morte di Gesù, infranto il sogno di un Messia dominatore, i discepoli finalmente potranno andare dai pagani (Mt. 28,19: “Tutte le nazioni…”)
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avsqenou/ntaj qerapeu,ete( nekrou.j evgei,rete( leprou.j kaqari,zete( daimo,nia evkba,llete\ dwrea.n evla,bete( dwrea.n do,teÅ Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. |
La missione dei discepoli è di compiere tutte le azioni di Gesù per prolungarle nel tempo. Gesù ha curato gli infermi, ha risuscitato la figlia di uno dei capi, purificato il lebbroso e cacciato i demoni.
I discepoli continuano l’attività di Gesù nel presente con la proibizione assoluta di tassare l’amore ricevuto gratuitamente: come il Padre ama senza condizioni (cfr. “Matteo = dono di Dio”), così venga trasmesso.
È finita l’immagine di un Dio esigente e ha inizio quella del Padre generoso.
Questa gratuita attività dei discepoli serve a testimoniare l’essere liberi da ogni preoccupazione materiale (Mt. 6,25-33) e la piena fiducia nell’amore del Padre.