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10 gennaio 2010
del Signore |
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15 In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, 16 Giovanni rispose a tutti dicendo:«Io vi battezzo con acqua, ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 21 Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì 22 e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba; e venne una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento". |
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15 |
Prosdokw/ntoj de. tou/ laou/ kai. dialogizome,nwn pa,ntwn evn tai/j kardi,aij auvtw/n peri. tou/ VIwa,nnou( mh,pote auvto.j ei;h o` cristo,j( Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, |
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16 |
avpekri,nato le,gwn pa/sin o` VIwa,nnhj\ evgw. me.n u[dati bapti,zw u`ma/j\ e;rcetai de. o` ivscuro,tero,j mou( ou- ouvk eivmi. i`kano.j lu/sai to.n i`ma,nta tw/n u`podhma,twn auvtou/\ auvto.j u`ma/j bapti,sei evn pneu,mati a`gi,w| kai. puri,\ Giovanni rispose a tutti dicendo:«Io vi battezzo con acqua, ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. |
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17 |
ou- to. ptu,on evn th/| ceiri. auvtou/ diakaqa/rai th.n a[lwna auvtou/ kai. sunagagei/n to.n si/ton eivj th.n avpoqh,khn auvtou/( to. de. a;curon katakau,sei puri. avsbe,stw|Å Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento del suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». |
Giovanni predica un cambiamento di preparazione/conversione ma soprattutto è il Precursore messianico. Egli è chiamato a dare il primo annunzio non tanto a una folla anonima (cfr. 7-10), quanto a un “popolo” ben disposto.
Il termine “tou/ laou/ =tu laũ=del popolo” (da lao,j=laós=popolo) ha in Luca una portata religiosa, designa la comunità radunata per il culto (Lc 1,10; 9,18;11,1), o per l’ascolto della parola (Lc 1,21; 7,29; 18,43; 19,48; 20,6; 21,38; 23,35).
Nella comunità di Luca e soprattutto nei circoli giudaici, al tempo in cui l’evangelista sta scrivendo, si discuteva ancora sull’identità del Precursore (cfr. At 18,25; 19,1-7). Gli abbagli o i fraintendimenti sulla sua persona o sulla portata della sua missione erano facili se non frequenti.
Luca tenta di dissipare i dubbi con la dichiarazione: “Io vi battezzo con acqua…” posta sulle labbra dello stesso Giovanni che afferma altresì che il ruolo di Sposo del popolo (non sono degno di slegare i lacci dei sandali, cfr. per il levirato: Dt 25,5-10; Rt 3,12-13;4,5-8) compete solo a Gesù.
La comunità non subito è stata capace di valutare la differenza fra il Battista e Gesù. La risposta agli interrogativi della folla è data dal Precursore stesso in base alla differenza, non visibile apparentemente, che corre tra il rito dell’uno e dell’altro.
Il battesimo di Giovanni è dato con l’acqua, ma quello di Gesù è dato con l’acqua e il fuoco, simbolo dello Spirito. Il discorso è convenzionale. In realtà entrambi i riti sono amministrati con l’acqua e annunziano la purificazione interiore che si opera nel neofita in virtù dell’accoglienza fatta a Dio e al suo Spirito.
Il simbolismo dell’acqua è efficace al pari di quello del fuoco: l’acqua purifica lavando, il fuoco bruciando; entrambi significano l’azione rigenerativa del rito battesimale.
Nell’intenzione dell’evangelista, essi sono contrapposti (acqua e fuoco) per distinguere le persone a cui fanno capo, il Battista e il Cristo.
Il Messia con il dono totale di sé vivrà l’esperienza dell’amore del Padre e dello Spirito e infonderà nei suoi una forza trasformante che conduce alla piena intimità con Dio.
Nella mentalità di Giovanni il Battista, comparivano ancora elementi di un’antica visione che contemplava “la scure”, il “ventilabro” e il “fuoco” nelle mani del Messia, elementi che saranno totalmente assenti nella missione di Gesù.
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18 |
Polla. me.n ou=n kai. e[tera parakalw/n euvhggeli,zeto to.n lao,nÅ Con molte altre esortazioni [Giovanni] evangelizzava il popolo. |
Il ministero di Giovanni si conclude con uno sguardo riassuntivo della sua predicazione, definita ancora una volta popolare. Il verbo che l’autore adopera per designare la sua attività è tecnico nel Nuovo Testamento: “euvhggeli,zeto= eiuēnghelízeto=evangelizzava” da “euvaggeli,zw/omai=eiuanghelízō/omai=reco una buona notizia/evangelizzo”.
Ciò sottolinea, in definitiva, che il compito principale del Battista non è quello di annunziare un Messia giudice, ma un Messia Salvatore.
In fondo Giovanni rimane un profeta di consolazione, più che di sciagura. Ma un profeta coerente con la propria missione non può non provocare reazioni sfavorevoli, attirarsi inimicizie e avversità, sia in “alto” che in “basso”.
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21 |
VEge,neto de. evn tw/| baptisqh/nai a[panta to.n lao.n kai. VIhsou/ baptisqe,ntoj kai. proseucome,nou avnew|cqh/nai to.n ouvrano.n Ed ecco (lett. avvenne/accadde che), mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì |
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22 |
kai. katabh/nai to. pneu/ma to. a[gion swmatikw/| ei;dei w`j peristera.n evpV auvto,n( kai. fwnh.n evx ouvranou/ gene,sqai\ su. ei= o` ui`o,j mou o` avgaphto,j( evn soi. euvdo,khsaÅ e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba; e venne una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento". |
A differenza dei dati rigorosamente storici che inquadrano l’inizio del ministero del Battista, i dati che descrivono l’unzione messianica di Gesù trascendono le categorie e l’esperienza dell’uomo e non sono, quindi, scientificamente comprovabili.
Notiamo una narrazione singolare: al duplice “governo/governatore” di Tiberio/Ponzio Pilato (Lc 3,1), corrisponde ora un duplice “farsi battezzare”, tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo; ai tre “tetrarchi”(Lc 3,1) corrispondono tre avvenimenti relativi alla sfera divina, il cielo si aprì – discese sopra di lui lo Spirito Santo – venne una voce dal cielo; al “sommo sacerdote” (Lc 3,2), di matrice religiosa, corrisponde la preghiera di Gesù, stava in preghiera: l’opera di Dio in contrapposizione all’opera dell’uomo!
Proponiamo innanzitutto una traduzione letterale di questo brano:
21«Accadde che,
dopo che il popolo in massa si era fatto battezzare
e, essendosi fatto battezzare Gesù,
mentre pregava
dopo essersi aperto il cielo
22 e dopo che lo Spirito fu sceso su di lui
in apparenza corporea come di colomba
e che fu udita una voce dal cielo:
“Figlio mio sei tu, io oggi ti ho generato”, (così riportano il cod. D e alcuni Padri della Chiesa: Diogneto, Giustino, Clemente, Origene, Ilario, Agostino e altri; cfr. anche Sal 2,7),
23anche lui, Gesù, cominciava, all’età di circa trent’anni,
essendo figlio, come si credeva, di Giuseppe (1°), di…Giosuè (28°)
… di Davide (42°)…di Abramo (56°)…di Enoch (70°)…di Adamo (76°),
di Dio (77°)».
Con due introduzioni solenni, una (3,1-2) piena di dati storici e l’altra (3,21-22) satura di elementi metastorici, Luca traccia quello che potremmo chiamare il punto “alfa=Α” della storia dell’Uomo nuovo, il momento in cui Gesù inaugura il regno di Dio tra gli uomini.
Giovanni iniziò la sua predicazione presentando a tutto il popolo la correzione/cambiamento come risposta alla situazione di oppressione in cui viveva il popolo, sotto il potere dispotico esercitato dai governanti stranieri e dai suoi stessi capi, civili e religiosi; Gesù è venuto al Giordano come uno dei tanti, ma non per convalidare con il battesimo di acqua un atteggiamento interiore di conversione, ma per sancire con un gesto significativo la sua piena disposizione interiore ad accettare anche la morte (significato dell’immersione nell’acqua), pur di portare a termine la missione che gli è stata affidata.
Gli avvenimenti esterni che si succedono dopo essersi fatto battezzare, nel momento in cui si mette a pregare e durante la preghiera, servono per descrivere l’esperienza interiore che Gesù ha appena fatto al momento della sua unzione messianica.
Alla disposizione, di dedizione incondizionata, espressa da Gesù, corrisponde, da parte di Dio, la donazione totale del suo Spirito.
La fortissima esperienza avuta da Gesù al momento della sua unzione messianica viene descritta con tre immagini, due visive e una auditiva.
I - Il “cielo aperto completamente” dopo secoli in cui era rimasto “chiuso”, perché il popolo di Israele aveva messo a tacere la voce dei profeti, apre una nuova tappa nella storia, quella della comunicazione definitiva e permanente dell’uomo con Dio. Si tratta di un’immagine visiva statica.
II - La seconda, invece, è dinamica: la discesa dello Spirito Santo su Gesù, per ungerlo con l’unzione del re messianico (Is 11,1-5), unzione del servo di Dio per una missione universale (Is 42,1-7), unzione del profeta/Messia (Is 61,1-4).
Non si tratta più di un’ispirazione circostanziata, secondo lo stile dei profeti, ma di un’unzione permanente, poiché lo Spirito riposa “su di lui”.
La forma di colomba allude allo Spirito creatore di Genesi 1,2; l’aggettivo “corporea” sottolinea che si tratta di un’esperienza reale e tangibile, sebbene descriva un’esperienza personale. Gli evangelisti ricorrono abitualmente a immagini e figure esteriori per descrivere esperienze interiori.
L’unione effettiva e permanente tra lo Spirito di Dio e l’uomo Gesù chiude una tappa della rivelazione (AT) e ne apre una nuova: la creazione culmina in Gesù, l’Uomo perfettamente compiuto, il Figlio dell’uomo.
III - Il testo della comunicazione celeste, immagine auditiva, è diverso secondo i manoscritti: quello che figura nella maggior parte delle traduzioni: “Tu sei mio figlio amato, il mio prediletto” è uguale a quello di Marco 1,11.
Ma noi seguiamo il testo che si trova in alcuni manoscritti e in molti antichi Padri della Chiesa, latini e greci e che si ispira al Salmo 2,7, perché ritenuto proprio, se non esclusivo, di Luca (cfr. At 13,33; Eb 1,5;5,5): “Figlio mio sei tu, io oggi ti ho generato”.
Nel preciso momento in cui Gesù si è messo a pregare aprendo un dialogo continuo dell’uomo con Dio, questi ha effuso su di lui la pienezza del suo Spirito, dandolo alla luce come Messia.
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Riflessioni…
E con il battesimo, si ritorna alle origini: acqua, fuoco, aria, terra…
Ritorna Dio che rinnova e santifica, anzi personifica: ogni cosa riacquista senso nuovo, riprende bellezza anche la faccia della terra.
Gesù stesso è sintesi di ogni origine, egli è l’Alfa e sarà l’Omega.
In lui l’acqua purifica, il fuoco ridà vigore, lo Spirito santifica e la terra riprende il suo nome: sarà la Casa degli Uomini rinnovati.
Racconto/Non-racconto, quello di Luca. È lezione teologica, testimonianza di vita, incontro dell’uomo con il suo Dio/Padre.
“Tu sei Figlio mio, l’amato”. Che da allora e per sempre Egli, il Padre, ripeterà per ogni uomo.
Si riapre il destino della terra, della storia, dell’uomo. E questo grazie allo Spirito che santifica, che spira per dare vita, orientamento, spinta e sostegno per l’uomo che costruisce la sua storia.
Così Dio e l’uomo diventano Padre e figlio, compagni di avventura, in costante intreccio di sguardi, in dialogo significante e in reciproco compiacimento.
Si traduce la volontà salvifica in Corpo generato e redentore, dal Padre verso il Figlio; si connota così anche la vita dell’uomo, corpo vivente che trasuda vigore divino e riesce a superare non-sensi e mali di vivere. Perché il Padre è con Lui, con ogni uomo. È un incontro di Amore.
Giovanni, il battezzatore per eccellenza, conferma che va annunciando un Messia salvatore e va battezzando solo con acqua; la folla divenuta popolo ritrova identità nella nuova parola di rinnovamento, nell’immersione purificante. Mentre il Giordano scorre senza interruzione. Mentre Gesù di Nazareth anche egli viene immerso e dialoga con il Padre suo, pronto per la sua Missione e diventa autentico Messia.
Muta ogni regola: il Cielo si apre, lo Spirito si fa corpo e si fa voce. Finalmente Dio riprende, dopo l’Eden, a parlare per farsi udire da tutti e annuncia una cosa divina: “l’Uomo è figlio”, perché non più solo creatura indistinta.
Tante Buone Notizie. Che ogni battezzato recepisce. Resta da rispondere al personale invito di salvezza e aderire alla Novità di vita: ad ogni creatura un nuovo destino, ad ogni uomo nuova dignità e vera libertà. Mentre lo Spirito divino in ogni direzione affida il suo vigore per uno sguardo incessante al Trascendente.