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5 aprile 2009 Domenica delle Palme e della Passione del Signore 24a Giornata Mondiale della Gioventù |
Anno B Processione: 1 Lett. 2 Lett.
Eucaristia: |
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1 Quando
furono vicini a Gerusalemme, verso Bétfage e Betània, presso il monte
degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli |
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1 |
Kai. o[te evggi,zousin eivj ~Ieroso,luma eivj Bhqfagh. kai. Bhqani,an pro.j to. o;roj tw/n evlaiw/n( avposte,llei du,o tw/n maqhtw/n auvtou/ Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bétfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli |
Marco redige il testo come se identificasse Gerusalemme (Gerosolima) con Betfage e Betania, per far vedere come la capitale domina i villaggi; in questo modo, Betfage e Betania diventano esempi del “villaggio” (8,23.26), cioè del popolo ideologicamente manipolato dai circoli dirigenti (10,33).
La meta ultima del cammino di Gesù, oltre Gerusalemme (luogo della sua morte), è il Monte degli Ulivi figura del suo stato glorioso (cfr. 13,3; 14,25).
“Il monte”, come sappiamo, rappresenta la sfera divina a contatto con la storia (3,13), in questo caso in relazione con Israele (“degli ulivi”). Gesù invia due discepoli.
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2 |
kai. le,gei auvtoi/j\ u`pa,gete eivj th.n kw,mhn th.n kate,nanti u`mw/n( kai. euvqu.j eivsporeuo,menoi eivj auvth.n eu`rh,sete pw/lon dedeme,non evfV o]n ouvdei.j ou;pw avnqrw,pwn evka,qisen\ lu,sate auvto.n kai. fe,reteÅ e disse loro: «Andate nel villaggio (lett. quello) di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. |
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3 |
kai. eva,n tij u`mi/n ei;ph|\ ti, poiei/te tou/toÈ ei;pate\ o` ku,rioj auvtou/ crei,an e;cei( kai. euvqu.j auvto.n avposte,llei pa,lin w-deÅ E se qualcuno vi dirà: "Perché fate questo?", rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito"». |
I due inviati dovranno trovare nella tradizione d’Israele tracce dell’ideale del messianismo pacifico. Devono andare al “villaggio”, luogo da dove Gesù tirò fuori il cieco, proibendogli di ritornarci (8,23.26); ora, che i discepoli hanno deciso di seguire Gesù (10,52), possono entrarvi senza pericolo; quello di fronte, contrapposto, ostile a Gesù e ai suoi; un puledro (asinello) allude al testo di Zc 9,9 che descrive l’ideale del re/Messia non violento: “Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina”.
Questo passo dell’AT viene ignorato nella teologia ufficiale (legato), cioè, il popolo giudaico possiede la Scrittura ma la mutila o la imbavaglia; gli inviati di Gesù che portano ormai l’immagine del vero Messia possono riscattarla; non è mai esistito prima in Israele un capo che compisse questa profezia (sul quale nessuno è ancora salito); è una denuncia della storia passata sempre caratterizzata dalla violenza e dal dominio.
Gesù avverte gli inviati che alcuni possono stupirsi che ora utilizzino quel testo; la risposta che devono dare: Il Signore ne ha bisogno, implica che Gesù (“il Signore”) ha bisogno di quei testi per invalidare nei discepoli l’idea messianica dell’istituzione e della gente.
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4 |
kai. avph/lqon kai. eu-ron pw/lon dedeme,non pro.j qu,ran e;xw evpi. tou/ avmfo,dou kai. lu,ousin auvto,nÅ Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. |
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5 |
kai, tinej tw/n evkei/ e`sthko,twn e;legon auvtoi/j\ ti, poiei/te lu,ontej to.n pw/lonÈ Alcuni dei presenti dissero loro: "Perché slegate questo puledro?". |
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6 |
oi` de. ei=pan auvtoi/j kaqw.j ei=pen o` VIhsou/j( kai. avfh/kan auvtou,jÅ Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. |
Il puledro è legato, ma è alla vista di tutti; non è difficile trovarlo, occorre solo chi lo sciolga.
I discepoli eseguono l’incarico ricevuto da Gesù.
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7 |
kai. fe,rousin to.n pw/lon pro.j to.n VIhsou/n kai. evpiba,llousin auvtw/| ta. i`ma,tia auvtw/n( kai. evka,qisen evpV auvto,nÅ Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. |
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8 |
kai. polloi. ta. i`ma,tia auvtw/n e;strwsan eivj th.n o`do,n( a;lloi de. stiba,daj ko,yantej evk tw/n avgrw/nÅ Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. |
I discepoli hanno capito e associato la profezia a Gesù: “Portarono il puledro”; il mantello è figura della persona (10,50: del cieco) e mettendo i loro mantelli sul puledro dicono che accettano il Messia pacifico e vogliono unirsi a lui.
Altri, invece, “stendevano i propri mantelli sulla strada”, gesto ispirato a 2Re 9,13, dove gli ufficiali con quel gesto riconoscono la regalità di Jeu; i mantelli, stesi per essere calpestati, simboleggiano la sottomissione: vogliono un messia dominatore
Altri spargono fronde al suolo come omaggio a quel Messia.
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9 |
kai. oi` proa,gontej kai. oi` avkolouqou/ntej e;krazon\ w`sanna,\ euvloghme,noj o` evrco,menoj evn ovno,mati kuri,ou\ Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: "Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! |
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euvloghme,nh h` evrcome,nh basilei,a tou/ patro.j h`mw/n Daui,d\ w`sanna. evn toi/j u`yi,stoijÅ Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!". |
Al momento di iniziare la salita verso Gerusalemme Gesù precedeva gli altri (10,32). Qui, altri si mettono alla testa (“Quelli che precedevano…”); tolgono l’iniziativa a Gesù e pretendono di segnargli il cammino; “e quelli che seguivano” devono seguire quell’itinerario imposto.
L’acclamazione, infatti, risponde all’idea messianica del popolo; si chiede a Dio la salvezza (Osanna = salvaci) per mezzo di un messia che sarà un nuovo Davide, il re guerriero; il grido: “Benedetto colui che viene…”, preso dal Sal 118, 25-26 era usato per un generale vittorioso: la signoria che viene, quella del nostro padre Davide accentua l’idea messianica che ha il popolo; la signoria che chiedono non è “la signoria di Dio” (1,15); nostro padre Davide si oppone a “vostro Padre del cielo” (11,25).
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11 |
Kai. eivsh/lqen eivj ~Ieroso,luma eivj to. i`ero.n kai. peribleya,menoj pa,nta( ovyi,aj h;dh ou;shj th/j w[raj( evxh/lqen eivj Bhqani,an meta. tw/n dw,dekaÅ Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània. |
Gerusalemme, che includeva e dominava “il villaggio” (Mc 11,1), include e domina anche il tempio; non solo il popolo è manipolato dai dirigenti, ma anche Dio.
Contro l’aspettativa di quelli che lo acclamano come messia davidico, sperando da lui un atto immediato di forza contro i dirigenti del tempio e un proclama messianico, Gesù non passa all’azione, ma solo ispeziona il tempio; esso sarà lo scenario della sua attività nei giorni che seguiranno; Gesù vuole che la sua attività non sia vincolata all’entusiasmo popolare e alla speranza di restaurazione che hanno sottolineato il suo arrivo.
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Riflessioni...
“Trovarono un puledro legato vicino alla porta, fuori sulla strada, e lo slegarono”, come aveva ordinato Gesù. É la festa del puledro liberato! È la festa della liberazione dell’antica profezia, da sempre “re-legata”! Nella circostanza solenne, tragica e gloriosa di Gesù e di Gerusalemme, si festeggia una liberazione: del puledro e dei folli, che si travestono con mantelli per danzare la loro libertà e osannare a Colui che viene.
Andate a sciogliere il nodo… E fatelo con ragionevolezza, senza tagliarlo, anzi insegnate ai folli a sciogliere i nodi.
Gli estranei, i diversi, gli alieni e perciò reietti e reclusi sono i folli: gli altri rispetto a noi. Il Folle di Dio ordina di liberare quelli che sono legati alle porte e agli androni dei potenti e dei padroni, asserviti alle loro ideologie e compromessi, e di ricondurre a sé quelli che sono fuori, sulla strada anonima e senza progetti, di riportarli dentro, nel circuito dell’amore folle, senza scossoni o violenze.
É il segno di un ulteriore ribaltamento, è un’altra posizione blasfema. Ma grazie a Lui, folle e bestemmiatore, inizia la festa dei folli: tamburi, cetre, canti e Osanna. Un tripudio alla Verità/Follia. É un happening collettivo, il trionfo dell’eccesso. Quasi un’estasi diffusa. Ma anche quanti equivoci, nel giorno della festa, quante ambiguità tra la folla e il folle, e quanti purtroppo restano storditi dall’ebbrezza di rivoluzioni violente.
Appena al termine, alla sera della festa, le Istituzioni totali sentenziano ed escludono la follia da ogni consenso e dalla quotidianità, pensano di ridurla al silenzio. Anzi il sapiente Folle sceglie per sé il silenzio e paga la sua scelta di libertà.
Permette che Egli stesso sia legato, annodato a più risvolti, Lui che aveva insegnato, ordinato ed esercitato l’arte di sciogliere i nodi.
Aveva rimesso in questione, a volte capovolto, istituzioni, linguaggi e leggi. Sembrava aver deriso il potere, e per questo aveva ricevuto anche schiaffi. Aveva ragliato come il puledro, e per questo aveva ricevuto percosse. Il suo grido altissimo sulla croce era associabile ai sospiri di dolore di quel puledro recuperato il giorno della festa.
Ma Lui aveva ordinato di disfare e sciogliere tutti i nodi che bloccano puledri, uomini, donne, fanciulli e fanciulle. Non aveva voluto mai legare, né re-legare alcuno, ha sempre detto: se vuoi, vieni, porta con me la croce della follia, inaugurando definitivamente i tempi della libertà: da schiavitù, oppressioni, condizionamenti, asservimenti, paure, timori, dipendenze, annientando persino i nodi della morte e segnando la fine dei nodi del destino. Il tutto assicurato dalla certezza di un suo amore garante di autentica libertà.
E a chi ha
interesse di seguirlo, ancora ordina: sciogliete e non stringete nodi,
allentate strette soffocanti e sofferenti, date spazio a canti liberi,
fatevi ministri di liberazioni: chi scioglie nodi anticipa la salvezza
divina.
Annodatevi solo un nodo al fazzoletto, per ricordarvi quanto ho
speso per insegnarvi a sciogliere nodi, fino alla follia che diventa
risurrezione, vita vera e indistruttibile!...