3 maggio 2009

IV Domenica

di

Pasqua

Anno B

1 Lett.
At 4,8-12

2 Lett.
1Gv 3,1-2

Gv 10,11-18

 

11 Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.

12 Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde;

13 perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

14 Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,

15 così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.

16 E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

17 Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita: per poi riprenderla di nuovo.

18 Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio".


11

VEgw, eivmi o` poimh.n o` kalo.j\ o` poimh.n o` kalo.j th.n yuch.n auvtou/ ti,qhsin u`pe.r tw/n proba,twn\

Io sono il buon pastore (il modello di pastore). Il buon pastore (pastore modello,bello, eccellente) dà la propria vita (ndr. il proprio essere/se stesso) per le pecore.

Gesù già si è presentato come porta perché egli stesso è l’accesso alla vita, l’alternativa alla morte; pastore, invece, è termine che descrive la sua attività con coloro che il Padre gli ha dato (6,39).

Gesù non è un pastore in più, ma il modello, quello vero, o` poimh.n o` kalo.j (il termine greco o` kalo.j = ho kalòs, in posizione enfatica, lungi dall’alludere al “buono”, buonismo ecc. indica il “bello” l’”eccellente”, tutto ciò che si impone alla nostra attenzione cfr. anche 2,10;10,32) caratteristica del pastore vero è dare la vita per i suoi (cfr. 15,13).

La vita viene comunicata soltanto dall’amore, che è dono di sé agli altri (15,13). Il massimo dono di sé è la piena comunicazione dell’amore.

(La traduzione del termine yuch.n = psiuchèn con “vita” è da evitare per quanto è possibile [preferiamo: il proprio essere/se stesso] mentre il termine vita dovrebbe essere riservato alla traduzione di zwh, = zōē,, termine caratteristico di Giovanni, riferito alla vita che Gesù dà; si evita così ambiguità).

 

12

o` misqwto.j kai. ouvk w'n poimh,n( ou- ouvk e;stin ta. pro,bata i;dia( qewrei/ to.n lu,kon evrco,menon kai. avfi,hsin ta. pro,bata kai. feu,gei& kai. o` lu,koj a`rpa,zei auvta. kai. skorpi,zei&

Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde;

13

o[ti misqwto,j evstin kai. ouv me,lei auvtw/| peri. tw/n proba,twnÅ

perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Come prima l’immagine della porta (10,8-9), anche la figura del pastore (cfr. 10,2) appare in opposizione a una figura negativa quale quella del salariato/ mercenario (10,11-13).

L’opposizione tra il pastore e il salariato si fonda sulle reciproche motivazioni: il pastore buono presta il suo servizio rinunciando al proprio interesse, disposto a dare la vita per le pecore; il salariato lo fa per denaro e, in caso di pericolo, lascia che le pecore muoiano. Il lupo è un’altra figura negativa, in parallelo con quella dei ladri e banditi: rapisce e disperde. Il lupo compie nel gregge la medesima strage che compiono i ladri e banditi (10,8).

L’opera delle figure negative è contraria a quella di Gesù: raccogliere in uno i figli di Dio dispersi (11,52).

 

14

VEgw, eivmi o` poimh.n o` kalo.j kai. ginw,skw ta. evma. kai. ginw,skousi, me ta. evma,(

Io sono il buon pastore (lett. il pastore modello), conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,

15

kaqw.j ginw,skei me o` path.r kavgw. ginw,skw to.n pate,ra( kai. th.n yuch,n mou ti,qhmi u`pe.r tw/n proba,twnÅ

così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.

Gesù descrive la sua relazione con i suoi. Prima ha affermato una conoscenza personale di ciascuno di loro che egli chiamava per nome per condurli fuori dal recinto (10,4). Ora dichiara che fra lui e la comunità, come insieme di individui, esiste una relazione personale di conoscenza profonda e intima.

Per questo l’espressione conosco le mie e le mie conoscono me indica la relazione fra Gesù e i suoi creata dalla partecipazione allo Spirito (1,16).

Questa relazione di conoscenza-amore è tanto profonda che Gesù la paragona a quella che esiste fra lui e il Padre, basata anch’essa sulla comunione di Spirito (1,32; 4,24).

È l’esperienza di amore che genera la vera appartenenza alla comunità di Gesù, non è una affiliazione esterna e burocratica.

 

16

kai. a;lla pro,bata e;cw a] ouvk e;stin evk th/j auvlh/j tau,thj\ kavkei/na dei/ me avgagei/n kai. th/j fwnh/j mou avkou,sousin( kai. genh,sontai mi,a poi,mnh( ei-j poimh,nÅ

E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Gesù scopre l’orizzonte della sua futura comunità. La sua missione non si limita al popolo giudeo, si estende ad altri (11,52-54).

Questo universalismo è in consonanza con la concezione di Giovanni che, fin dal Prologo, colloca il suo vangelo nel contesto della creazione.

Si farà un gregge non chiuso, del tutto aperto, e unito dalla sola convergenza nell’unico pastore, Gesù.

Le nuove traduzioni, fedeli al testo greco, superano l’equivoco creato dalla Vulgata che induceva in errore parlando di “unum ovile” piuttosto che di “unum gregem = unico gregge”.

 

17

Dia. tou/to, me o` path.r avgapa/| o[ti evgw. ti,qhmi th.n yuch,n mou( i[na pa,lin la,bw auvth,nÅ

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita: per poi riprenderla di nuovo.

18

ouvdei.j ai;rei auvth.n avpV evmou/( avllV evgw. ti,qhmi auvth.n avpV evmautou/Å evxousi,an e;cw qei/nai auvth,n( kai. evxousi,an e;cw pa,lin labei/n auvth,n\ tau,thn th.n evntolh.n e;labon para. tou/ patro,j mouÅ

Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio".

Il disegno di Dio è dare vita all’umanità (6,39s). Gesù lo fa suo (4,34; 5,30; 6,38) e così è una cosa sola con il Padre (10,30).

A partire dal momento in cui il Padre, con lo Spirito, gli conferisce la missione (1,32s), tutta la sua esistenza è interamente dedicata a condurla a termine, identificando la sua attività con quella del Padre (5,17).

Gesù consegna se stesso e così si arricchisce, perché dare se stesso significa acquistare la pienezza del proprio essere.

Chi dispone della sua vita per darla sa che dispone di essa per riaverla indistruttibile e definitiva come lo Spirito.

Gesù afferma la sua assoluta libertà nel dono della propria vita, libero come lo è il dono dell’amore, che per sua stessa natura deve essere completamente libero.

Questo è il patrimonio di ogni uomo che nasce dallo Spirito.

In Gesù c’è una relazione con il Padre che nasce dalla sintonia nello Spirito. La relazione non è di sottomissione ma d’amore: è operando liberamente che egli mostra la sua unità con il Padre e gli esprime il suo amore.

Il comandamento del Padre non è un ordine, ma un incarico che egli assume per assonanza con il Padre. Anche il discepolo di Gesù non agisce per comando ma, per identificazione interiore (14,15-17): se mi amate, osserverete i comandamenti miei; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Giovanni utilizza il termine “comandamento” per confrontarlo con quelli dell’Antica Legge. Mosè ricevette da Dio numerosi comandamenti (Es 24,12; Dt 12,28, ecc.); Gesù ne riceve uno solo, quello dell’amore fino all’estremo (cfr. 13,1). Da questo amore nascono le Beatitudini, comandamenti minimi (Mt 5,19), che servono a costruire la felicità degli uomini.

Riflessioni…

E’ davvero un Pastore buono. Anzi è un Pastore unico nel suo genere: è un Dio. Ed è bello per Lui e per l’uomo vivere questa fusione di conoscenza, di relazione, di vita. Sembra che, insieme, abbiano lo stesso destino. Almeno così desidera questo Pastore.

Invita tutti a seguirlo, e propone di donare anche la propria esistenza per…

E’ il gesto che ha compiuto Lui per primo, confermando la bontà del suo comando, in forza dello Spirito che è in Lui.

E grazie allo stesso Spirito, l’uomo è in grado di porre in essere medesimi progetti di incondizionata donazione.