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11 maggio 2008 DOMENICA DI PENTECOSTE |
Anno A Gv. 20,19-23 |
Giovanni 20,19-23
Il penultimo capitolo del Vangelo di Giovanni il ventesimo, che ha il suo centro nel risuscitamento di Gesù viene particolarmente curato dall’evangelista che carica ogni singola parola di contenuti teologici ricchi per la fede.
La narrazione inizia con un dato cronologico e nello stesso tempo teologico:
dopo il sabato…
L’espressione “primo giorno” richiama il racconto della creazione: “e fu sera e fu mattino: primo giorno (Gen. 1,5)”. L’evangelista presenta il risuscitamento di Gesù come azione creatrice di Dio con la quale inizia la nuova e definitiva creazione:
“Dio l’ha risuscitato dai morti”(At. 5,15;10,40; 13,30).
La settimana ebraica termina con il sabato. Questo unico giorno che viene dopo la settimana è l’ottavo giorno, che nel cristianesimo assunse il valore di una vita nuova indistruttibile (per questo i battisteri, luogo dove il catecumeno decideva pubblicamente di cambiare vita aderendo a Gesù erano di forma ottagonale).
Inizia l’ottavo giorno, quello della creazione definitiva. Il Cristo è già risuscitato, ma gli uomini sono ancora nelle tenebre (Gv. 1,5), che secondo il linguaggio di Giovanni indica l’ideologia contraria alla vita e alla verità.
Ma già al versetto 18 c’è una novità luminosa: Maria di Magdala che ha visto Gesù resuscitato annunzia che “ho visto il Signore”.
Il passaggio da Gesù a Signore non è dovuto ad un effetto stilistico, ma ad una precisa intenzione teologica.
Gesù crocifisso dai Giudei è divenuto Signore in seguito alla sua risurrezione: Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso (At.2,36; Ap. 17,14). Il verbo greco adoperato per indicare l’azione di Maria di Magdala è anghellusa (avgge,llousa) da cui il termine angelo.
L’attività di Maria – che in quanto donna è considerata come l’essere umano più lontano da Dio – è la stessa degli angeli considerati gli esseri più vicini a Dio.
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19 |
Ou;shj ou=n ovyi,aj th/| h`me,ra| evkei,nh| th/| mia/| sabba,twn kai. tw/n qurw/n kekleisme,nwn o[pou h=san oi` maqhtai. dia. to.n fo,bon tw/n VIoudai,wn( h=lqen o` VIhsou/j kai. e;sth eivj to. me,son kai. le,gei auvtoi/j\ eivrh,nh u`mi/nÅ La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". |
È indicato di nuovo il giorno nel quale inizia la nuova creazione. Il luogo non viene precisato. L’annuncio di Maria di Magdala che Gesù è risuscitato non ha tolto i discepoli dalla paura: temono per la loro incolumità in quanto anch’essi sono ricercati (nell’interrogatorio il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli Gv. 18,19). Non è sufficiente sapere che Gesù è risuscitato, ma occorre sperimentarlo presente.
Gesù si presenta ponendosi al centro della comunità. Questa dell’evangelista è una indicazione teologica: la comunità cristiana è centrata unicamente in Gesù, unico punto di riferimento e fattore di unità. Viene sottolineato il contrasto tra la paura dei discepoli e la pace che Gesù comunica loro. Perché questo augurio di pace diventi effettivo deve essere accompagnato da gesti che lo concretizzino.
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20 |
kai. tou/to eivpw.n e;deixen ta.j cei/raj kai. th.n pleura.n auvtoi/jÅ evca,rhsan ou=n oi` maqhtai. ivdo,ntej to.n ku,rionÅ Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. |
La pace di Gesù scaturisce dai segni del suo amore per i discepoli. Quell’amore che ha fatto sì che lui si consegnasse dando la vita per i suoi rimane impresso per sempre nella sua carne. Si realizza quanto Gesù aveva loro promesso: “Ora voi siete nella tristezza ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia” (Gv. 16,22-23).
La paura per i Giudei lascia il posto alla gioia per il Signore.
Se avevano paura della morte che potevano infliggere le autorità ora, sperimentando Gesù risuscitato sanno che nessuno può togliere la vita all’uomo.
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21 |
ei=pen ou=n auvtoi/j Îo` VIhsou/jÐ pa,lin\ eivrh,nh u`mi/n\ kaqw.j avpe,stalke,n me o` path,r( kavgw. pe,mpw u`ma/jÅ Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". |
L’incarico ricevuto è quello di prolungare la missione di Gesù per essere manifestazione visibile dell’amore del Padre. Per questo Gesù comunica loro la sua stessa capacità di amare.
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22 |
kai. tou/to eivpw.n evnefu,shsen kai. le,gei auvtoi/j\ la,bete pneu/ma a[gion\ Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; |
Il verbo soffiare/alitare è lo stesso usato dall’autore del Genesi nel racconto della creazione del primo uomo: “il Signore plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gen. 2,7).
Gesù aveva detto: “è lo Spirito che vivifica… le parole che vi ho detto sono Spirito e Vita” (Gv. 6,63).
Questa è per Giovanni la Pentecoste di At. 2,1.
La pienezza di vita che Gesù risuscitato possiede viene trasmessa ai suoi. Il dono dello Spirito effettua come una nuova creazione. Questo soffio è lo spirito vitale che permette all’uomo di diventare un essere vivente (Sap. 15,11), dotato di un principio di vita che è la partecipazione alla vita stessa di Dio.
L’uomo da carne è diventato spirito.
La forza dello spirito è contenuta nel messaggio (le parole di Gesù), per questo comunica lo Spirito al momento di inviarli a trasmettere agli uomini le parole ricevute dal Padre.
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23 |
a;n tinwn avfh/te ta.j a`marti,aj avfe,wntai auvtoi/j( a;n tinwn krath/te kekra,thntaiÅ a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi". |
Questo incarico di Gesù è rivolto a tutti. Compito della comunità è prolungare l’attività di Gesù: come Gesù non è venuto per giudicare ma per salvare (Gv. 3,17; 12,47) così compito della comunità non è giudicare gli uomini ma offrire loro una proposta di vita.
Affinché questo sia chiaro l’evangelista fa un attento uso dei termini impiegati: non adopera il verbo perdonare (suggignw,skw) ma condonare/liberare (avfi,hmi). E si riferisce ai peccati (a`marti,ai) e non alle colpe/mancanze (paraptw,mata).
La comunità dei credenti deve mostrare il progetto divino sugli uomini, quello realizzato da Gesù, offrendo la possibilità di uscire dalla situazione di ingiustizia rompendo con la condotta precedente. Quanti accolgono il progetto di Gesù vengono liberati dal passato di peccato.
Quanti pur ricevendo questa proposta di vita la rifiutano rimangono sotto la cappa della ingiustizia/peccato.
Compito della comunità è prolungare l’attività di Gesù. E anche a Gesù c’è chi gli ha dato adesione liberandosi così dal passato e c’è invece chi lo ha rifiutato indurendosi nel comportamento di ostilità agli uomini.
Missione della comunità e anche la sua grande responsabilità è di far brillare la luce nelle tenebre per permettere a quanti desiderano la vita di accoglierla.
La comunità prolunga così l’offerta della vita che il Padre fa all’umanità.