Napoli e dintorni
Curiosità e aneddoti
a cura di Romano Marino

TRADIZIONALI PROCESSIONI IN CAMPANIA PER LA PASQUA

Diverse sono le processioni e i riti della settimana santa che si svolgono in Campania.

SOMMA VESUVIANA
Quattro secoli di questa tradizione vanta il Comune di Somma Vesuviana, la processione con la Madonna e il Cristo morto si volge il venerdì, con circa duemila fedeli. La cerimonia risale al 1630.

ACERRA
In questa cittadina la processione è spettacolare, ed avviene il venerdì santo. Sul castello baronale sono accese più di tremila fiaccole, portate da donne vestite di nero Sulle note dell’Inno a Maria, cantato da trecento ragazze sfila la processione seguita da circa duemila figuranti.

PROCIDA
Circa duemila persone, che indossano un camicione bianco e una mantellina turchina, prendono parte alla processione del venerdì santo, insieme ai confratelli della Congrega dei Turchini, dietro il simulacro del Cristo morto.

AMALFI
Il Cristo è portato in processione seguito da incappucciati, mentre altri illuminano a giorno, con fiaccole il Duomo.

SORRENTO
Sono due le processioni. La “Bianca”, organizzata dall’Arciconfraternita di Santa Monica e si svolge nel cuore della notte tra il giovedì e il venerdì.
Quella “Nera” organizzata dall’Arciconfraternita Morte e Orazione, il cui saio degli incappucciati e il vestito della Madonna sono neri, la processione si svolge nella serata del venerdì.
Altre si svolgono a Meta, a Sant’Agnello, a Piano di Sorrento c’è quella con il saio rosso, mentre a Vico Equense c'è quella “viola”.

SAPIO  -Avellino-
Antichissima tradizione è la processione del venerdì santo, si svolge, tra i cosiddetti Misteri, gruppi di statue in cartapesta a grandezza naturale che rievoca le scene salienti della Passione e Morte del Cristo 


ALTRE PROCESSIONI
Si svolgono a Calitri  (AV): Processioni delle Croci, venerdì santo.
Sessa Aurunca (CE): Processione dei Misteri, venerdì santo.
Mirabella Eclano (AV): Processione dei Misteri, venerdì santo.







QUANDO FU DECISO E DA CHI LA DATA DEL 25 DICEMBRE DEL NATALE CRISTIANO?
La data attuale del Natale fu decisa nel 336 sotto
il pontificato di Giulio, prima avveniva il 25 aprile poi il 24 giugno,
ed ancora il 6 gennaio.

DECORAZIONI DI NATALE
Tanti anni fa nelle case dei napoletani era uso decorare una parte dell’appartamento con foglie d’alloro e d’ulivo noci, nocciole e maccheroni infilati in uno spago.
Quest’usanza è del tutto scomparsa.

IL VISCHIO
Altra usanza che sta scomparendo regalare a Natale un cespo di vischio una pianta parassita sempreverde.
IL BORGHESE

Veste una zimarra (tipo cappotto), con bottoncini d’argento, porta calze di
lana doppia su un pantalone al ginocchio di buona fattura, sopra il gilè che
ostenta grossi bottoni di seta con sotto una camicia di panno grosso. Una
fascia in seta gli cince la vita. Sul viso, dalle linee arrotondante, si legge
il raggiunto benessere come dal sorriso appena accennato. Ha tra le mani un
bastone con il manico d’osso.
Il borghese
IL GUERCIO

Evidenzia la crudeltà della natura. E' un pastore non di secondo piano nel
presepio, perché rappresenta il mondo degli umili: i pezzenti, i deformi, i menomati di un braccio o di una gamba.
Il Guercio
IL CONTADINO

Immancabile è questa figura sul presepio. Veste gli abiti della festa:
pantaloni a tre quarti, calze di ruvida lana, giacca multicolore, camicia di
panno duro con sopra un gilè e una fascia colorata in vita. E' rappresentato
con una pariglia di polli tra le mani.
Il Contadino
IL PESCATORE
Questo pastore è sempre presente sulla scena del presepio, il suo colorito è
molto abbronzato, perché “cotto” dal sole, ha una camicia a sbuffo, un
pantalone ripiegato sotto le ginocchia, ha in mano una bilancia per pesare il
pescato che tiene in due "spaselle".
Il pescatore non va confuso con il pescivendolo il quale espone la sua merce
su di un banchetto.
Il pescatore
LA TAVERNA
È la raffigurazione di costume del ‘700, spesso è posta in una caverna o come un’osteria all’aperto occupando il piano terra di un rustico a due piani. Sotto la pennata (tenda), dalle cui assi di legno pendono esposti tutti i cibi che
poi il taverniere cucinerà per gli avventori. Sotto la tenda troviamo i tavoli imbanditi con gli animali da cortile che razzolano intorno; quindi  la tipica
“pusteggia” (musici e cantanti), che allieta gli avventori, sotto l’uscio la tavernara che serve a tavola mentre nella sala s’intravede, molto affaccendato, il taverniere.

IL TAVERNIERE
Rubiconda figura dall’espressione bonaria di chi conosce la prelibatezza dei suoi cibi e sa anche come prendere per la gola. Veste indumenti di seta e
sfoggia bottoni d’argento ma due dettagli definiscono il suo ruolo: lo sfoggiare un panno bianco alla vita (grembiule) e un fazzolettone annodato intorno al collo.
La taverna


DICEVA JOHANN WOLFGANG GŐETHE -1749-1832:

“Da quanto si dica, si narri, o si dipinga, Napoli supera tutto! La riva, la
baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le
passeggiate … Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i
sensi…”.



DA DOVE DERIVA IL NOME CAMPANIA


Deriva dall’espressione latina: “Ager capuanus”, con la quale gli antichi romani chiamavano il territorio che,  sotto il controllo di Capua fino al IV sec. a.C, città fondata dagli Osci nella pianura del Volturno, era caratterizzato da un aspetto pianeggiante (campius). Così era designata la pianura compresa tra i fiumi Sele e Garigliano. Durante il Medio Evo tale termine scomparve, perché i popoli invasori dettero forma ad organismi territoriali indipendenti. Solo dopo l’unità d’Italia, divenne una regione amministrativa, derivata dall’aggregazione degli organismi storici medievali

 

UN CONCLAVE AL MASCHIO ANGIOINO

    Dopo la morte di papa Nicolò IV, la sede papale rimase vacante per oltre un anno e a nulla valsero gli interventi di Carlo d’Angiò verso i cardinali per trovare una soluzione.
Un giorno re Carlo trovandosi in Abruzzo, andò a fare visita, sul monte Morrone, ad un eremita che aveva fama di santità e lo prego di scrivere una lettera ai cardinali affinché avesse uno sbocco tale mancanza di un vicario di Cristo.
     Pietro Angeleri (1215 circa – 1296), questo era il nome dell’eremita, conosciuto come Pietro da Morrone, scrisse allora una supplichevole lettera e la indirizzò al cardinale decano. Questo suo intervento fece sì che i cardinali pensarono proprio a lui  come successore alla cattedra di Pietro; l’Angeleri dopo molte titubanze accettò prendendo il nome di Celestino V. Fu il 192° papa e resse il trono di Pietro dal 29 agosto al 13 dicembre 1294. Non volle però una solenne incoronazione a Roma e la cerimonia si svolse nella Basilica di Santa Maria di Colledimaggio all’Aquila alla presenza di re Carlo e di suo figlio Carlo Martello. Il re lo invitò in Castel Nuovo, dove gli fu assegnato un appartamento, ma il sant’uomo rifiutò e chiese solo un’umile cella. Ma subito Celestino V capì che la chiesa aveva bisogno di tutta un’altra persona che, con più energia, la potesse guidare, pertanto, chiese di abdicare e per accontentarlo, fu promulgata un’apposita legge in merito.
     Proprio in Castel Nuovo fu indetto il conclave che scelse come successore di Celestino V il giorno 24 dicembre 1294, il cardinale Benedetto Castani 1230-1303, che prese il nome Bonifacio VIII., divenendo così nel dicembre del 1294 il 193° successore di Pietro. Fu di carattere opposto a quello di Celestino V, perché si dimostrò avido, cinico, dispotico oltre ad essere assetato di potere.
Celestino V

Bonifacio VIII

 

IL BUON DEI BORBONE

1735 - Napoli: Prima Cattedra d’Astronomia in Italia affidata a Pietro De
Martino.
1754 - Napoli: Prima Cattedra d’Economia nel mondo affidata ad Antonio
Genovesi.
1763 - Napoli: Primo Cimitero italiano per poveri, nei pressi di Poggioreale
(il Cimitero delle 366
           fosse) su disegno di Ferdinando Fuga.
1781 - Napoli: Primo Codice Marittimo nel mondo, opera di Michele Iorio.
1782 - Primo intervento in Italia di Profilassi antitubercolare.
1783 - Palermo: Primo Cimitero in Europa ad uso di tutte le classi sociali.
1789 - San Leucio (Caserta): Prima Assegnazione di Case Popolari.
    “   - San Leucio: Prima istituzione d’assistenza sanitaria gratuita.
1792 - Napoli: Primo Atlante Marittimo nel mondo.
1801 - Napoli: Primo Museo Mineralogico nel mondo.
1807 - Napoli: Primo Orto Botanico di concezione moderna in Italia.
1812 - Napoli: Teatro San Carlo Prima Scuola di Ballo in Italia.
1813 - Aversa: Primo Ospedale Psichiatrico in Italia.
1818 - Napoli: Prima nave a vapore nel Mediterraneo la “Ferdinando I”.
1819 - Napoli: Primo Osservatorio Astronomico in Italia (Capodimonte).
1832 - Primo Ponte di ferro sospeso in Europa sul Garigliano
1833 - Napoli: Prima nave da crociera in Europa la “Francesco I”.
1835 - Napoli: Primo Istituto italiano per Sordomuti.
1836 - Napoli: Prima Compagnia di Navigazione a vapore nel Mediterraneo.
1839 - Napoli: Prima Ferrovia italiana (Napoli - Portici) poi prolungata fino
            a Salerno,  Caserta e Capua.
    “   - Napoli: Prima città italiana illuminata a gas con 350 lampade.
1840 - Napoli (Pietrarsa): Prima Fabbrica Metalmeccanica d’Italia per numero
           d’operai 1050.
1841 - Napoli: Primo Osservatorio Sismologico in Italia sul Vesuvio.
1843 - Castellammare di Stabia: Prima nave da guerra a vapore in Italia la
pirofregata “Ercole”.
1845 - Napoli (Pietrarsa): Prima Locomotiva a vapore, costruita in Italia.
    “   - Napoli: Primo Osservatorio Meteorologico italiano sul Vesuvio.
1848 - Lecce: Primo esperimento a luce elettrica in Italia.
1852 - Napoli: Primo Telegrafo Elettrico in Italia.
    “   - Napoli: Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia.
1853 - Palermo: Primo Piroscafo nel Mediterraneo per l’America, il “Sicilia
            26 giorni di navigazione.
1856 – Napoli: Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo.
1856 – 1860
 Seconda flotta mercantile nel mondo e prima flotta militare d’Italia.
Castellammare di Stabia: Prima nave ad elica in Italia il “Monarca”.
Castellammare di Stabia: La più grande Industria Navale d’Italia (2.000
operai).
La più alta percentuale di medici per abitanti in Italia.
Napoli: Prima città d’Italia per numero di Conservatori Musicali.
Napoli: Primo Piano Regolatore d’Italia.
Napoli: Prima città d’Italia per numero di giornali e riviste.
Quantità di lire-oro nei Banchi Nazionali 668 milioni. Regno delle Due
Sicilie patrimonio di lire-oro 443 milioni.

Che cosa si può dire dei Savoia?

 

IL VESUVIO

Sull’etimologia del Vesuvio sono state formulate diverse teorie. Galeno lo indicava come Besbius o Vesvius a causa del fuoco. Stazio lo indicava come Vesbius. In un’iscrizione trovata a Capua i romani, consideravano il vulcano come l’Olimpo della Campania e adoravano Giove con il nome di Vesuvio.
Altri fanno derivare il nome dal sanscrito Vasu, che significa fuoco. Virgilio nelle “Georgiche” lo definisce Vesevo che dal latino vescia significa favilla o fuoco.
È il vulcano più studiato e conosciuto della Terra, ed è anche il più densamente popolato, dal censimento del 1981, nei 18 Comuni che coprono i 235 chilometri quadrati delle sue pendici, contano 579.152 abitanti.

 

IL PRESEPE

Il Presepe ha origine nel III secolo d.C. con l’istituzione di papa Liberio
della festa del Natale e dell’Epifania, sia a Roma sia in Oriente, anche se la
sua invenzione è attribuita a San Francesco d’Assisi che, nel 1223, a Greccio
riprodusse, per la prima volta, la natività in forma vivente.
L’era d’oro del Presepe è il Settecento. È in questo secolo che nasce lo
“scoglio” vale a dire, il paesaggio fatto di monti, fiumi, laghi e case.
Sotto Carlo di Borbone (per questo il Presepe napoletano è detto anche
carolingio, questo per distinguerlo dagli altri), abbiamo i primi e bravissimi
creatori di “pastori”, tra i migliori, il Sammartino e il Vassallo.
 

 

’O CUÒRPO ’E NAPULE
Da sempre il popolo napoletano ha denominato la statua del Nilo, che si trova nell’omonima piazza: “ 
 ’O cuòrpo ’e Papule”.
La piazza si chiama. “del Nilo” da più di duemila anni, questo perché molti nativi di Alessandria d’Egitto si insediarono, per i loro commerci, in questo luogo, creando una colonna di “nilesi”. Questi alessandrini decisero di erigere una statua che ricordasse al loro patria e che rappresentasse il dio Nilo.
La statua a subito varie decapitazioni e mutilazioni, la testa che si vede oggi, è quella della ristrutturazione fatta nel 1667.

 

PIAZZA DEL GESÙ NUOVO
La piazza prende il nome dalla chiesa del Gesù Nuovo, costruita dal gesuita architetto Pietro Provedo tra il 1584 e i primi del Seicento. Tale nome fu dato alla chiesa per distinguerla dalla prima sede della Compagnia di Gesù (la chiesa del Gesù Vecchio, che si trova in via Giovanni Paladino è ricordata
anche per don Placido Baccher che curò la restaurazione).
Il Gesù Nuovo fu costruito al posto del palazzo di Roberto Sanseverino principe di Salerno edificato nel 1470 dall’architetto Novello di Sanlucano. Il palazzo fu confiscato a Ferrante Sanseverino nel 1552 per volere di Filippo II e fu messo in vendita e fu acquistato dalla Compagnia di Gesù, della
costruzione originale resta solo la bella facciata a bugnato.
Ferrante Sanseverino in precedenza davanti al palazzo aveva fatto  aprire un’ampia piazza. Nel 1705, nella piazza, fu eretta una statua equestre in onore di Filippo V.
Nel 1743, i gesuiti al posto della statua fecero costruire l’attuale guglia dell’Immacolata.
La piazza è anche denominate della Trinità Maggiore.