| Barra Storia e tradizioni a cura di Romano Marino |
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| Barra
quartiere di Napoli -zona orientale-attualmente fa parte della VI Municipalità, insieme ai quartieri di Ponticelli e San Giovanni a Teduccio. E’ stato fino al 1926 un Comune autonomo, poi fu aggregato a Napoli, fino allora di estrazione contadina tanto da meritarsi l’appellativo di: “Orto di Napoli. |
Foto
panoramica di Barra datata 1912 |
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| Il suo territorio è costellato di ville vesuviane, alcune ancora in buono stato di conservazione, che hanno ospitato illustri personaggi napoletani, dal Pignatelli di Monteleone, agli Spinelli di Scalea. Ha una particolare tradizione musicale, che in seguito vedremo. Ha due feste tradizionali, una religiosa e una folkloristica. Quella religiosa è la ricorrenza della festività di Sant’Anna il 26 di luglio, che divenne Patrona di Barra in data 9 luglio 1822, con decreto di Pio VII su richiesta del cardinale Ruffo Scilla. Tale festività culmina con la solenne processione del simulacro della santa, trasportata in giro per il quartiere, su di una “barca”. L’altra è la “Tradizionale Festa dei Gigli”, importata a Barra da Nola nel 1822, festa che dura circa una settimana e che culmina con la “Ballata dei Gigli”, l’ultima domenica di settembre. |
| La gloriosa banda musicale La Banda municipale di Barra è stata uno dei complessi musicali più accreditati della Campania. Nulla si sa sulla data della sua fondazione. In nessun documento, da me ricercato e visionato, sono riuscito a trovare tracce di un decreto comunale, che attestasse l’anno di nascita, ma già sotto il Decurionato d’istituzione francese, durante la dominazione del Regno di Napoli alla fine del 1799, in alcuni documenti si parla di questa Banda. |
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I pochi registri
comunali (verbali di sedute di Giunta e di Consiglio) riportano vari argomenti
con riferimento a questa formazione; vari concorsi per direttore della Banda, il
vestiario, gli strumenti da riparare o acquistare, il pagamento (saltuario) ai
musicisti, che, per la maggior parte, erano contadini e il suonare nella Banda
lo facevano per diletto ma, disciplinatamente. Avevano un locale comunale per le
prove (tre sere la settimana), e in più ogni occasione festiva era buona per
dare concerti. Ciò comportò che nel tempo, la banda di Barra divenne una delle
Bande più rinomate in Campania. Quando a Napoli arrivava una personalità, di
solito era chiamata la Banda di Barra per fare musica e a suonare gli inni
nazionali. |
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LA TELA RAFFIGURANTE SANTA MARIA DI CARAVAGGIO DI FRANCESCO SOLIMENA NELL’OMONIMA PARROCCHIA DI BARRA
Sorprendenti sono le scoperte fatte
dal prof. Paoletta sulla tela di Santa Maria di Caravaggio dipinta in tarda età
dal pittore e architetto Francesco Solimena (Casale di Serino 4 ottobre 1657 –
Barra 3 aprile 1747). Sono del parere che a questo dipinto del Solimena non sia
stata data molta importanza da parte degli studiosi, dopo le rivelazioni
del Paoletta.
Erminio Paoletta, incaricato dall’allora parroco Enrico
Aleotti di recuperare il testo di un’epigrafe che sovrasta la tela, si
trovò di fronte ad altre ed interessanti scoperte nascoste nella tela.
L’epigrafe in latino che sovrasta la tela, è la seguente:
SÌ’ FANATICIÚS (4) - TUM NÚMINIS (5) - ÁDSTITIS ÉRROR
ÉFFECIT STUDIÓ - FÚTILEM ET IPSE (6) PARI.
IS SACRA IÚSSA OPERÁTUR - ET AÉDEM (7) VÓTAQUE MATRI (8) IMPLET ET OSSICULÓ
(9) - DAT LOCUL (UM) (10) IPSE SUÓ: ILLUM SERVA ET LÚX (11) - FULGAT - SECÚRA
PER AÉVUM HÉCTORIS ARTICULIS (12) Ó DOMUS ALMA, TUIS.
Qui di seguito la traduzione del prof. Paoletta:
SE NEL PASSATO ALLA DIVINITÀ (5), RIMASE ATTACCATO UN ERRORE
SUPERSTIZIOSO
(4), ANCHE QUESTO (IL PATRONO) RESE VANO CON PARI ZELO.
Egli (il duca Ettore esegue le sacre disposizioni, quelle del Breve Pontificio,
ed erge la cappella),
SCIOGLIENDO COSÌ IL VOTO FATTO IN ONORE DELLA MADRE (7), E PREPARA UN LOCULO
(10), PER LA CUSTODIA DEGLI OSSICINI (9), TU CUSTODISCILO, E RISPLENDA SICURA
LA LUCE (11) DI ETTORE SULLA BASE DEI TUOI ARTICOLI (12),
-Quelli incisi nella lapide commemorativa-, O SACRA DIMORA.
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Il quadro certamente è una delle ultime opere del Solimena che morì a Barra il 3 aprile del 1747, mentre il Breve
Pontificio (nella foto), è del 20 gennaio 1767, sotto il pontificato di Clemente
XIII, e la consacrazione della cappella avviene nel 1774, pontefice Clemente XIV. Sulla tela, raffigurante Santa Maria di Caravaggio, il prof. Paoletta individua simbolismi cristiani e precristiani. Un primo simbolo cristiano è quello che si evince nel palmo della sinistra della Beata Vergine dove si scorge un bimbo, paffutello, le cui gambe sono costituite dall’anulare e dal medio della mano di Maria che la mostra alla bergamasca Giovanetta in ginocchio con le mani giunte nel chiederle la grazia d’avere figli dal marito brutale. Un appariscente simbolo pagano, sono le due scimmiette che si trovano lungo l’omero sinistro di Giovanetta. La scimmia nella simbologia misterica antica, era l’immagine d’amori sconci. Altro simbolo pagano si trova sul manto della Madonna che incurvato com’è, mostra un’orecchiuta testa d’asino. |
Ora è meglio lasciar parlare, attraverso alcune pagine delle 28 di un volumetto,
stampato l’undici giugno del 1994, in occasione della riapertura della chiesa
dopo il restauro e la ricognizione sul dipinto):
“A conferma dell’individuazione della mano e del nome di Solimena nel dipinto
aggiungeremo che quell’angioletto allegorico e autobiografico rivelatosi mezzo
diavolo e mezzo angelo (in ricordo dell’omonimo padre), presenta a guardarlo da
destra, un disco solare sul ventre e la parola SOL (con O rettangolare), mentre
l’altro angelo quello centrale, (anche lui con la testa troppo adulta per essere
di un angioletto parrebbe, infatti, il ritratto del Duca Ettore, se non è lui
quello dello stesso Solimena giovane), presenta sul ventre una falce di luna e,
a destra, la parola MENA: dunque, spagnolescamente SOL Y MENA, “Sole e Luna”,
come a rivendicare, enigmisticamente, l’eredità caravaggesca, non tanto per il
soggetto (che fornisce solo lo spunto), ma per il realismo (ravvisabile, ad es.,
anche nel volto della popolana della B. V.) e nella tecnica del chiaroscuro.
L’autore, peraltro, si premura di ripetere il nome a lettere sopra la cintura
della Madonna (FRANCISCUS- SOLIMENA) e di indicare anche la data nella zona
sottostante (LO SABato- XXXI DECEmbre - A.D. MDCCXXXXVI (e se Padre Aleotti può
confermarci, dal calendario perpetuo, che era davvero sabato quella notte di S.
Silvestro 1746-1747 <<Era proprio sabato 31 dicembre 1746 n.d.r.>>, che dava
inizio al nuovo anno e agli ultimi mesi di vita del pittore- noi avremo la prova
documentata che la data intuita e intravista, dopo ripetuti tentativi, è giusta
e, con la data, anche l’attribuzione al Solimena di questa
specie di testamento spirituale che è il nostro dipinto). Comunque una conferma
interna a questa data viene dalla parte destra della cornice inferiore; vi si
legge A.D. seguito da una specie di ferro di cavallo destrorso e piccolino, con
la parola ETÀ in lettere meno piccole, in mezzo al ferro, e due paroline in
lettere più piccole, NOVANTA all’inizio del ferro stesso, a sinistra e ANNI,
sopra; inoltre, verticalmente, sulla cornice, si legge, da destra, QUARANTA SEI-
SETTE (col SEI orizzontale e avente la S in comune con SETTE).
Ma la tela solimeniana non finisce di stupire per simboli ritrovati. Ad es., che
cosa vorrà mai dire quella sagoma di bovino nereggiante sopra la zona contenente
la Casetta di Nazaret e in atto quasi di genuflessione?
È solo un richiamo alla Grotta di Betlemme, col bue e l’asinello (il ciuccio sul
grembo della B.V., con la parola ASINUS sul braccio destro; o vi congiunge anche
il ricordo mitologico, del Minotauro in omaggio al dotto Duca Ettore e con il
richiamo a quel Minotauro che era il marito di Giovanetta, placato e rifatto
uomo dall’intervento della Madonna? Egli è raffigurato a tergo della donna, con
un pancione spropositato e la testa formata dal piede destro di lei.
E che cosa vorrà mai dire quella specie di pennuto davanti alla zona scura sopra
il piede destro della B.V.? Non sarà un modo enigmatico per indicare cognome e
nome della bella Barrese che fece da modella per il volto della Madonna? (per
es. PAPARO o PAPARELLA VERONICA?); in effetti, quella zona scura ha tutto
l’aspetto di un sudario della Veronica; solo che, in luogo del volto di Cristo,
è raffigurato il viso di lei, con cognome e nome vicini e con lettere facenti
pensare appunto a PAPARELLA VERONICA. A sinistra della gamba destra della
Madonna e della gobba Befana con l’asino (la Befana che l’autore vede nel
quadro, nel commento a pagina otto, con riferimento all’epigrafe che
sovrasta la tela la definisce Ecuba; Ecuba-Cibele madre di Ettore, pertanto,
mette in relazione il nome del duca Ettore e la valenza misterica del cognome
Pignatelli di Monteleone, ricollegandoli a riti misterici connessi alla pigna di
Attis e ad Ettore figlio di Ecuba-Cibele il quale è sempre morente e sempre
risorgente), si legge verticalmente da destra, in lettere grandi, ma camuffato,
ECUBA, il magico teonimo della dea, madre di Ettore, comparso già allusivamente
nella grande epigrafe del Duca tracciata al di sopra della tela. HECTOR HECABE
si legge anche sulle gemme della corona. Sopra il seno destro della B.V.compare
una specie di Venere giacente di fianco: figura che, guardata da destra, diviene
quella di un imparruccato signore settecentesco, evidentemente i genitori del
Duca in veste ufficiale.
Quei volti da adulti degli angioletti sotto l’arco superiore della cornice
sembrano ritratti di figli o nipoti del Duca.
La vegetazione sottostante ai piedi della Vergine presenta nella parte
superiore, da sinistra, le consonanti di nome e cognome del pittore; lettere
che, al tipografo della bella figurina -foto ordinata dal parroco-, offrono il
destro per sbizzarrirsi con l’aggiunta di lettere arbitrarie (come le prime
formanti la parola LISCA, in armonia con la lisca di pesce appiccicata in alto,
in corrispondenza di un rattoppo-: aggiunte pericolose e depistanti per chi tali
figure utilizza per ricerche.
Dagli edifici raffigurati nel dipinto, l’autore stesso, con didascalie, indica
che quelli centrali (una torre con mura) appartengono a CARAVAGGIO, mentre
quello a destra (una torre quadrata senza più cinta muraria (Palazzo
Bisignano N.d.R.), spetta a Barra. In alto sotto gli angeli, dal volto di
adulti, la frase latina SEMEN FAMILIAE
PIGNATELLIAE, “discendenza della famiglia Pignatell”, i cui membri hanno il nome
in questi paraggi.
Inoltre, il prof. Paoletta fa un ampio ed interessante excursus sull’epigrafe.
Ho inteso ripresentare questa minuziosa descrizione in quanto ritengo che possa
servire ad altri studiosi dell’opera del Solimena visto anche la non ampia, come
e parer mio meritava, divulgazione che a suo tempo ebbe questo studio.