Un legno per elevarsi ed attirare. Un legno per navigare nei mari della terra, dopo la navigazione dal cielo, un legno che traccerà i ritmi della storia: di libertà, di comunità, di amore.
L’umiliazione, come la servitù di Dio, cancella ogni gelosia, ogni competizione con l’uomo e genera l’esaltazione di amore e di donazione, fino a desiderare di attrarre nel flusso di vita divina, l’uomo alla ricerca di senso, di vita, di amore. E il Crocefisso più che giudicare il mondo, si strugge perché l’uomo non vada perduto.
La Croce diviene specchio-riflesso di follia d’amore di Dio, orizzonte di speranza per l’uomo: Dio e l’uomo sono messi in croce per fissarsi negli occhi e donarsi perdono, salvezza, al di là di distruttivi tormenti.
Nella follia della croce confluiscono il dono totale di sé, la comunione di desideri e di passioni, progetti di liberazione appaganti costruiti insieme con Dio. E ai piedi di quella croce si può incontrare Dio.
Il Figlio dell’uomo si è fatto fissare ed issare su assi di legno per rimanere trapiantato e saldo nella storia dell’uomo, che dal quel venerdì ha ritrovato nuovi valori: un’esistenza donata senza misura, consegnata all’amore e incamminata verso la vita. Per ogni uomo, per la chiesa ora germinata, per l’umanità salvata.
Costui è davvero il Figlio, l’Uomo, Dio. L’assurdo della croce genera dubbi, svela misteri, dischiude occhi per intravedere Dio, scoprire che i volti piagati e rigati da dolore sono simili, perché di figli e di Padre, perché di fratelli di medesimo sangue.
E l’uomo può ritrovare motivi per un nuovo destino. È l’umiliato che spera, che ha il coraggio di ricominciare, che fa risentire grida di dolore e di abbandono, che trasforma l’agonia in speranza, quando insieme al Figlio di dio e dell’Uomo ridiscende e riposa esanime, in attesa del Signore della vita.
Sguardo, compassione, e grida di ingiustizia esplodono ed invocano il risveglio di Dio ormai spento, e lo scuotono quando l’uomo soffre i furti di libertà, le oppressioni di disumani poteri, di schiavitù, di guerre disumane-razziste-di annientamento, di insicurezze e smarrimenti, e lo sollecitano a riaprire occhi, per confermare risurrezioni di vita, ora come allora… Consapevole che ai piedi di tale croce si può incontrare Dio.
L’esperienza di croce mette a nudo dubbi, vuoti e limiti che accomunano uomini dei quattro orientamenti, fa riscoprire dimensioni e destini, segna il punto d’incontro tra origini e fine, tra punti germinali ed orizzonti ove mirano i percorsi dell’uomo, il luogo di approdo con Dio che ha scelto la croce per farsi credibile, per parlare il linguaggio dell’uomo, per dire a ciascuno oggi sarai con me, e per sempre.
Oggi può ricominciare la vita.