Invito alla riflessione Lc.13,1-9
Dal fico imparerete…
Dal fico sterile imparerete che…
Tra un tempo ciclico del destino e della ritualità programmata, proprio di un fato che si svolge e si riannoda, ed un tempo in progressione costante proprio del vettore della storia che sempre più si fa, si rinnova e si sviluppa, emerge il tempo dell’e-vento, dell’imprevisto, della sorpresa carica di misericordia di un dio o di un uomo.
All’amor fati e della ragione ove l’uomo soggiace, accetta e tutto giustifica in un divenire continuo, nasce finalmente il tempo del cuore che apprezza ogni gesto di salvezza, gratuita ed imprevista, non prodotto da calcoli ed utilità.
Dopo tre anni i frutti erano considerati ritualmente puri, diventando poi, come primizia, di spettanza divina. Saranno in seguito fruibili anche dagli uomini. Perciò il padrone della vigna, aduso a raccogliere la buona uva, era venuto per constatare la maturazione del fico, per cominciare a pregustare la dolcezza delle primizie.
Ma quel fico non maturava, e così svaniva ogni dolcezza e gioia di vivere. Ogni speranza e progetto apparivano spenti in sul nascere…Perciò secondo copione, l’albero andava eliminato, meglio ancora se dalle radici perchè ingombrante, dannoso ed usurpatore.
Queste le partiture della rigida rappresentazione della scena della vita: un tal padrone, un fico forse dai dolci frutti, una vigna; uno spazio ed un tempo rigidi; le azioni di piantare, attendere, venire, vedere, raccogliere o tagliare. Tutto è previsto, programmato, anche l’attesa è consumata, anche le decisioni sono prese.
Ma sullo sfondo, il vignaiolo, pazientemente disponibile, alla logica del destino e della ragione propone quella, non prevista, del cuore attento al misero, al condannato, e lancia un appello, invocando un anno giubilare. Anzi ripropone un suo intervento collaborativo per la salvezza, zappando e concimando il terreno rendendolo fertile anche col suo sudore.
Questi è quel Dio paziente, pietoso e ricco di ogni misericordia, questi è quel Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe e di ogni persona, che s’accompagna all’uomo nell’elaborare il cammino comune, con un senso nuovo che allarga gli orizzonti, superando ogni irrazionale destino, come sembrava programmato per quei peccatori galilei o per quelle ignare persone condannate ad un accidentale destino di morte, ed offre spazi anche all’ultimo, al dimenticato, all’escluso, al vinto che pure scrivono la storia comune.