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Dal
“se tu vuoi, puoi” dell’indigente, angosciato e
speranzoso, all’adulatorio “se voi volete…” in proiezione
di raccomandazioni e di egoistico tornaconto: il primo chiede
salute, riconoscimento, uno sguardo, un tocco di vita, il
secondo compromessi ed interessi.
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E
Dio si commuove, e l’uomo non frena imbarazzi ed occhi lucidi
davanti allo zingaro che stende la mano, al nero che allunga il
berretto, al vicino che invoca voglia di vivere.
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Gesù tocca un lebbroso, una donna abbraccia un bambino senza
forza, un prete non distingue l’irregolare e tutti donano
salute, gioia, pezzi di pane sottratti ai propri banchetti e
mangiano insieme.
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Egli tocca anche i cuori, de-solati, smarriti, soli, e sta
con-solante e donante coraggio di vivere, speranze per riscatti
e voglia di riprendere cammini. E subito, dopo esperienze
divine, invita a tornare all’umanità, alla città per parlare e
comunicare, lodando e cantando, con simili per stringere patti
solidali senza riserve.
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Mentre Lui va nel deserto solitario, e riemerge l’uomo che aveva
invocato con affanno pietà. Ora è nuovo anche agli occhi degli
uomini, ora è reintegrato per diritto, ma è stato sempre nel
pensiero amorevole di Dio, nonostante sfigurato da lebbre ed
impurità.
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Non
affiora neanche un “grazie”: la giustizia ricompone equilibri
dovuti, la carità frantuma ambiguità ed equivoci, e aiuta a
donare motivi di vita. Le istituzioni hanno i loro “galatei” con
minuziosi fardelli e cerimoniali, l’amore possiede la sola norma
della pienezza di vita.
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Un
destino nuovo è iscritto nell’orizzonte: ogni margine, ogni
casta, ogni extra, ogni escluso trova l’attenzione di Dio, il
suo tocco salubre, il suo soffio di vita. Una
lezione per chi pensa di essere scelto da Dio, consacrato a Dio,
eletto, predestinato.
La vecchia gelosia divina si è ormai esaurita,
permane solo l’amore cieco ed appassionato per ogni volto che
assomiglia a quello di Cristo, specie se piagato.
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