Invito alla riflessione Lc.15, 1-3.11-32
Una parabola/rivelazione per peccatori autentici, per chi definitivamente decide di lasciare casa, padre e identità, e va in cerca di autonomia senza confini.
Una parabola che rivela le debolezze di Dio/Padre che, oltre ogni giustizia, ama e gioisce di amare, specie quelli sprovveduti, smarriti e senza dimora.
Ed ognuno va: Padre e figli, per vie diverse, anche spezzate e tortuose, per ritrovarsi alla fine…
C’era una volta, ed ogni giorno c’è:
un uomo/figlio che pretende ed esige, che corre in una corsa carica di follia, in fretta ed ansia di sapere e di vivere, si sofferma e giace, assapora e si sazia, senza tempo e pensiero: egli ha, possiede e consuma finché avrà.
Ma si perde con la sua identità, non riconosce neanche i volti più comuni circolanti, non riesce più a parlare con alcuno, ha dimenticato le parole, quelle del dolore, della gioia, del saluto e dell’amore.
Tenta allora di grugnire, ma quelli neanche lo percepiscono perché affannanti ed ingordi sono intenti ad altri sapori e richiami.
Emerge il pensiero della mente, ancora intriso di calcolo e sillogismi, che suggerisce di barattare, di inventare vantaggiosi compromessi, mentre s’affaccia il pensiero del cuore e fa risorgere l’antica parola di padre…
Era partito, andato, ritornato in sé e perciò si alzò e il padre corse.
Allora il figlio disse e il padre lo baciò, e poi anch’egli disse.
Un racconto d’azione, come la vita, con protagonisti reali e veri, perché ogni uomo può con-dividere questa parabola, queste vicende, questi segmenti/stazioni dei percorsi dell’esistenza. Azioni umane e divine, folli e struggenti, azioni che rivelano tutto l’uomo con i suoi amori e tradimenti, tutto Dio con la sua passione e com-passione: è la tragedia che questo Dio trasfigura in commedia.
Alla logica del servo/figlio subentra finalmente la logica del padre, e si inaugura la pedagogia vera, quella paterna:
di chi sa essere giusto, come Lui
di chi sa benedire anche da lontano, come Lui
di chi sa aspettare anche piangendo, come Lui
di chi sa abbracciare e baciare, come Lui
di chi sa intravedere e correre, come Lui
di chi sa sorridere e banchettare, senza riserve e senza alterigia,come Lui
di chi sa avere compassione, perdonare e fare il padre,come Lui
di chi sa dare lezioni di vita, dopo averle prima vissute,come Lui.
Ai figli tutti non resta che osservarlo, stimarlo ed amarlo, questo Padre folle d’amore, che indice il grande banchetto della vita, mentre con passo incerto si spinge persino ad aprire le danze di festa.
Di questo Padre si può essere fieri, merita tutto il plauso dei figli: Egli è motivo di ogni speranza, fondamento di ogni letizia, modello di ogni paternità.