Invito alla riflessione 12 Settembre 2010 XXIV Dom.T.O.Lc. 15,1-10
Peccatori attori, farisei spettatori, e Lui maestro di vita, come
in toni di accoglienza e di banchetto. È una scena solita, un contesto
ritornante, con Lui che ispira fiducia. Tutti infatti si avvicinavano…
per sentire di persona e rassicurarsi, per avere certezza che è
iniziato il tempo della ricerca appassionata del cuore che non lascia niente di
intentato e perduto, fino a rischiare…, lasciando
le novantanove bianche pecore, per rintracciare la nera e riportarla con sé e con le altre, non sotto chiave come in una detenzione castigante o in un manicomio destrutturante.
Ma per abbracciarla, lavarla di lacrime sue e asciugarla col
calore del suo respiro di padre. E cominciare a far festa, come si fa in cielo,
nelle comunità vere, nelle famiglie autentiche.
Due parabole analoghe, introducenti la grande parabola della Misericordia, inventate e costruite dal maestro, mentre mangia e beve con i peccatori. Saranno pure edificanti le parabole, ma raccordate e destinate a persone impure, sospette e tendenzialmente irriverenti.
Irriverente anche Lui, come sottoscritto dai notabili della
politica e della cultura ufficiale.
Ma Lui, pieno/ricolmo di gioia, invita e sollecita congratulazioni per sé e rallegramenti comuni perché ha saputo ricomporre l’unità originaria.
Perdere un figlio, un amico, un compagno di vita frantuma unità
di amore, piacere di vivere, ed accende responsabilità per ogni smarrimento.
Già il Padre creatore aveva inaugurato le avventure della ricerca, e guardandosi intorno aveva chiesto, ansioso, dove eravate, dov’è tuo fratello. E per tutto ricomporre, aveva reinventato e riprogettato la storia, che da allora è di salvezza, grazie alla tenacia nella ricerca, simile a quella di un uomo sulle traccia di una nera pecora o a quella di una donna che rivolta la casa per ritrovare una moneta.
E così con 10, con 100, con 1000 e milioni di uomini e donne,
Egli continua con la sua ricerca di padre.
Il Figlio sulla medesima scia, invita a rallegramenti umani e a gioie divine per il reingresso nella comunione d’amore di cuori e menti perplessi, segnati da rifiuti, da tradimenti, ma ricomposti grazie alla perenne speranza divina, all’attesa operosa e ad invocazioni cariche di nostalgia di una casa comune.
Anche gli Angeli sono convocati per gioire e per risuonare il
canto di Betlemme.
Questo il volto del nuovo Dio, questi i figli ritrovati, prediletti.
L’avrà appreso, così, ogni padre della terra?